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“Decreto Sicurezza bis”: la Cooperazione internazionale non è moneta di scambio per ottenere rimpatri

28 Maggio Mag 2019 1438 28 maggio 2019

Il Coordinamento Italiano ONG Internazionali (CINI), l'Associazione delle Organizzazioni Italiane di Cooperazione e Solidarietà Internazionale (AOI) e la Rete di ONG LINK2007 esprimono preoccupazione rispetto alle misure contenute nella bozza del cosiddetto “Decreto Sicurezza bis” attualmente in discussione, sottolineando il rischio di un utilizzo distorto dei fondi di cooperazione allo sviluppo.

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Cooperazione Italiana
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Il Coordinamento Italiano ONG Internazionali (CINI), l'Associazione delle Organizzazioni Italiane di Cooperazione e Solidarietà Internazionale (AOI) e la Rete di ONG LINK2007 esprimono preoccupazione rispetto alle misure contenute nella bozza del cosiddetto “Decreto Sicurezza bis” attualmente in discussione, sottolineando il rischio di un utilizzo distorto dei fondi di cooperazione allo sviluppo.

Il Coordinamento Italiano ONG Internazionali (CINI), l'Associazione delle Organizzazioni Italiane di Cooperazione e Solidarietà Internazionale (AOI) e la Rete di ONG LINK2007 esprimono preoccupazione rispetto alle misure concernenti la cooperazione internazionale contenute nella bozza del cosiddetto “Decreto Sicurezza bis” attualmente in discussione, sottolineando il rischio di un utilizzo distorto dei fondi di cooperazione allo sviluppo.

Oltre alle preoccupanti misure relative al salvataggio in mare e sicurezza pubblica, infatti, la bozza di Decreto propone, all’Articolo 12, l’istituzione presso il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale di un “Fondo di premialità per le politiche di rimpatrio” - con una dotazione inziale di 2 milioni di euro, incrementabile fino a un massimo di 50 milioni nei prossimi anni. Il testo lega gli interventi di cooperazione italiani con i Paesi partner ad una “particolare collaborazione” di questi ultimi nel settore dei rimpatri di soggetti irregolari.

CINI, AOI e LINK2007 ricordano che la legge 125/2014 riconosce alla cooperazione allo sviluppo gli obiettivi di sradicare la povertà e ridurre le disuguaglianze; tutelare e affermare i diritti umani; prevenire i conflitti e rafforzare le istituzioni democratiche. Il Fondo proposto, dunque, snatura le finalità ultime della cooperazione allo sviluppo, introducendo per la prima volta in modo formale un principio di condizionalità sugli aiuti, che risponderebbero a interessi nazionali italiani più che ad obiettivi di sviluppo.

Per i futuri finanziamenti del Fondo la bozza di Decreto fa riferimento ai risparmi sulla spesa per l’accoglienza dovuti da un lato al taglio indiscriminato dei servizi ai richiedenti asilo introdotti dalla Legge 132/2018, dall’altro al calo drastico degli arrivi; questo risparmio diventerebbe moneta di scambio per accordi di riammissione con i Paesi di origine, spesso realizzati in assenza del necessario scrutinio parlamentare.

Come attori di solidarietà internazionale non possiamo che essere allarmati dai contenuti dell’Art. 12, che schiaccia il nesso tra migrazione e sviluppo su una dimensione securitaria. Si configurerebbe inoltre una violazione dei principi sottoscritti dall’Italia con la Dichiarazione di Parigi sull’Efficacia degli Aiuti del 2005 e riconfermato al Forum Busan nel 2011. Il Fondo in questione rischia infine di foraggiare l’apertura di un “mercato dei rimpatri” in cui i paesi partner possono aspettarsi di incassare un prezzo per politiche di riammissione collaborative o, al contrario, di non collaborare in assenza di esso.

CINI, AOI e LINK2007 chiedono una rivalutazione circa le misure di immigrazione previste dal Decreto a partire dall’eliminazione dell’attuale Art. 12 dal testo, rimuovendo così ogni riferimento a condizionalità relative alla cooperazione internazionale.

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