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“Giorni e notti alla deriva, eravamo sicuri di morire” , il racconto dei migranti sbarcati a Pozzallo

8 Giugno Giu 2019 1203 08 giugno 2019
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Quasi 48 ore alla deriva dopo la partenza avvenuta da Garabulli la notte di martedì 4 giugno, senza cibo, acqua, ma soprattutto senza più speranze. Unhcr Italia ha raccolto le testimonianze delle 62 persone arrivate ieri a Pozzallo dalla nave cargo Asso 25

Erano convinti che non sarebbe più arrivato nessuno a salvarli e quasi certi di dover morire. Il drammatico racconto delle 62 persone alla deriva per quasi 48 ore, sbarcate a Pozzallo dalla nave cargo Asso 25, è stato raccolto da Unhcr Italia presente nel porto siciliano durante le operazioni di sbarco di 62 migranti prevalentemente subsahariani, tra cui due donne e 11 minori.

«Un racconto di gente rimasta alla deriva per tanto tempo» spiega Marco Rotunno, referente in Sicilia di Unhcr Italia: «Hanno raccontato di aver visto alcuni aerei passare, ma nessuna imbarcazione per quasi 48 ore. Sono stati tanto tempo in mare, la prima notte, quella del 4 giugno intorno alle 23, quando sono partiti da Garabulli e poi la seconda notte: non arrivava a nessuno, è finita, pensavano. Le persone con cui abbiamo parlato ci hanno raccontato che erano senza bere e mangiare da diverso tempo, i cellulari scarichi e il motore in avaria, non sapevano dove si trovassero. Erano senza speranze».

Alle tante ore trascorse in mezzo al mare alla deriva si aggiungono le testimonianze dell’inferno libico dove i migranti sbarcati a Pozzallo sono stati nelle mani di diversi trafficanti: «Erano consapevoli del conflitto in corso, hanno raccontato di essere finiti almeno in mano di tre trafficanti diversi, a Tripoli, a Garabulli e Bani Walid: sempre schiavi di qualcuno, venendo picchiati e abusati. Hanno detto che alcuni dei loro compagni erano al secondo o al terzo viaggio e che erano stati riportati nei centri di detenzione in Libia, rivenduti e costretti a fare i lavori forzati. Sono stati rinchiusi per mesi tra un hangar e un altro e questi spostamenti sono dovuti probabilmente ai conflitti. Échiaro che i trafficanti contano su reti ancora molto solide», racconta Rotunno che sottolinea come la dimensione degli arrivi non sia affatto legata al numero delle partenze dalla Libia e dei morti in mare.

«Le partenze dalla Libia sono sempre numerose e dall’inizio dell’anno si conta un morto confermato ogni sei arrivati nel Mediterraneo centrale, questo significa che il numero dei dispersi è altissimo e chissà quanti altri gommoni o barconi alla deriva sono andati giù in fondo al mare in questo ultimo periodo» aggiunge Rotunno.

Allo sbarco di Pozzallo ne è seguito un altro a Lampedusa dove sono sbarcate altre 23 persone arrivate su una piccola imbarcazione di legno: «Questi sbarchi autonomi dimostrano come non ci sia nessun deterrente per la reti dei trafficanti»

Durante lo sbarco di Pozzallo, il sindaco Roberto Ammatuna ha spiegato che il porto di Pozzallo: «non è mai stato chiuso, così come quelli del resto d'Italia, semplicemente perché i porti non si possono chiudere», mentre il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha ricordato durante un incontro con una rappresentanza militare che «il salvataggio delle vite umane da parte della Marina Militare ha reso prestigio al nostro paese».

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