Tumbes
America Latina

Perù: afflusso record di migranti venezuelani

18 Giugno Giu 2019 1751 18 giugno 2019
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Il 14 giugno si è registrato nel Paese un aumento vertiginoso del flusso dei migranti, specialmente a Tumbes, nella zona di frontiera nord. La ragione? Il governo peruviano ha introdotto, a partire dal 15 giugno, l’obbligo del visto umanitario per attraversare la frontiera. A Tumbes è presente la ong Coopi da novembre 2018, dove offre prima accoglienza ai migranti, e distribuisce in collaborazione con Unicef articoli di igiene alle famiglie venezuelane più vulnerabili

Continua l’impegno di Coopi per i migranti venezuelani che fuggono dalla crisi del proprio paese fino a Tumbes, nella frontiera settentrionale del Perù, dove il 14 giugno si è registrato un ingresso record di 7.166 persone, rispetto alle 1.500 di media giornaliera.

Il 14 giugno era la data limite indicata dal Governo peruviano per attraversare la frontiera senza necessità di presentare il visto umanitario. Quest’ultimo è un documento che gli immigrati devono esibire a partire dal 15 giugno, ma che, attualmente, non è di facile accesso perché va ottenuto nei consolati peruviani di Colombia, Ecuador o Venezuela.

Per tale motivo, fino alle 23.59 del giorno 14 giugno, il flusso di immigrati venezuelani ha visto un aumento vertiginoso, registrando 9.172 ingressi in tutto il Paese, di cui la maggioranza attraverso la frontiera settentrionale di Tumbes.

È in questa città al confine con l’Ecuador che Coopi opera da novembre 2018 per rispondere alla crisi venezuelana, la più grande crisi migratoria ad esodo di massa interno della storia latinoamericana recente: piú di 4 milioni di rifugiati venezuelani di cui 820.000 in Perù, che si posiziona come il secondo paese ospitante, dopo la Colombia.

Il Perù, non essendo preparato per accogliere un numero così elevato di migranti, ha posto come condizione di accesso il visto umanitario; tuttavia il 14 giugno, di fronte allo straripamento del sistema di controllo alla frontiera di Tumbes e ai relativi rischi, ha definito alcune eccezioni, ovvero l’accesso della popolazione vulnerabile (persone anziane con piú di 65 anni di etá, gruppi familiari con minori a carico, minori non accompagnati, ecc.). Questa misura ha permesso a questi gruppi, che di fatto rappresentano la quasi totalità dei migranti affacciati alla frontiera, di entrare in Perù.

Coopi è attiva all’interno delle installazioni del Centro di Assistenza Binazionale alle Frontiere (Cebaf) di Tumbes, offrendo prima accoglienza ai migranti che hanno percorso a piedi anche 3.500 km attraversando Colombia ed Ecuador. Con noi, le persone trovano ristoro, dopo il lungo viaggio, accedendo a servizi sanitari (bagni e docce) e ricevendo un pacchetto di prodotti di igiene (kit familiari) che includono il minimo indispensabile per poter proseguire il proprio viaggio fino alla città di destinazione prescelta.

Nella data chiave del 14 giugno, che rappresenta il giorno con il flusso migratorio piú alto dall’inizio della crisi migratoria, Coopi ha dato assistenza alle famiglie venezuelane permettendo l’uso delle docce e dei bagni (in funzione 24 ore su 24) ad un totale di 659 persone (tra cui 395 minori e 273 donne), distribuendo 95 kit familiari di igiene e portando così un beneficio a 196 minori e 91 donne. A causa dell’emergenza, inoltre, il 15 giugno Coopi, in collaborazione con Unicef, ha sviluppato parziali iniziative di kit for work distribuendo alcuni articoli di igiene a quelle famiglie venezuelane disposte ad aiutare nella pulizia delle installazioni del Cebaf. La partecipazione dei venezuelani è stata elevata e di grande aiuto e potrebbe essere utilizzata in maniera piú estesa come una strategia per evitare il collasso delle stesse strutture di ricezione del governo peruviano.

Coopi continuerà a dare assistenza alle famiglie venezuelane alla frontiera ed auspica la necessità non solo di intervenire nella prima emergenza (rispondendo al flusso ininterrotto) ma anche di favorire, collaborando con lo Stato peruviano, l’adeguato inserimento sociale, economico e culturale delle famiglie venezuelane che anelano a un nuovo futuro nel paese.

*Daniele Ingratoci è capo missione Coopi in Perù e Isabella Samà è responsabile Comunicazione istituzionale e Advocacy Coopi

Foto: Coopi

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