Rondine (Arezzo)1
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Quando i nemici si incontrano: il metodo Rondine in un libro

21 Giugno Giu 2019 1011 21 giugno 2019
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Esce oggi per le Edizioni San Paolo "Rondine Cittadella della Pace. Storie di nemici che si incontrano" scritto da Francesca Simeoni con Franco Vaccari, fondatore e presidente dell'associazione Rondine Cittadella della Pace. Uno sguardo sul rapporto amico-nemico, sulla necessità di comprenderlo, affrontarlo, trasformarlo

Che cosa accade quando due persone si incontrano? Generalmente, cominciano a parlare. E nell'incontro, la categoria del "nemico" si trasforma, genera uno spazio nuovo. È il dialogo.

Franco Vaccari è il fondatore e Presidente di RondineCittadella della Pace (nel magazine di giugno, Vita lo ha intervistato). Fin dagli anni dell'università si impegna nell'attivismo sociale e nel volontariato, educando i giovani al dialogo e al confronto. Negli anni, Rondine è diventato un metodo, raccontato in molti libri (es: Dentro il conflitto, oltre il nemico. Il «metodo Rondine», a cura di L. Alici, Il Mulino, 2019). Ma in quest'ultimo, scritto da Vaccari con la ricercatrice Francesca Simeoni, edito da San Paolo a colpire sono le storie.

Un giovane israeliano, un giovane palestinese e una ragazza libanese; una giovane armena e un ragazzo originario dell’Azerbaigian. Giovani di oggi, la cui storia è chiamata a fare i conti con un’eredità di guerra e ostilità. Come potranno superare l’odio reciproco che ne ha segnato l’infanzia e l’adolescenza, che ha abitato le rispettive famiglie, che si è diffuso nei loro popoli di appartenenza? Sembra una sfida impossibile al cospetto di conflitti che durano da generazioni.

Franco Vaccari con Francesca Simeoni,

Rondine Cittadella della Pace. Storie di nemici che si incontrano (Edizioni San Paolo 2019, pp. 192, euro 16)

Eppure… Questi giovani hanno scelto di incontrarsi a Rondine e di provare a cambiare l’eredità della guerra. «Scoprire la persona nel proprio nemico» è infatti la scommessa dell’Associazione Rondine Cittadella della Pace. Il suo obiettivo è quello di contribuire a un pianeta privo di scontri armati, diffondendo la propria metodologia affinché ogni persona abbia gli strumenti, in ogni contesto, per gestire i conflitti in modo positivo. Rondine parte proprio da chi la storia sembra aver condannato a essere nemici, li chiama a convivere due anni, impegnandosi in un percorso che assume il conflitto per trasformarlo creativamente.

Le storie - spiega Franco Vaccari nella sua introduzione - «si possono scrivere alla maniera di un’autobiografia, ma il libro di Rondine doveva nascere da un’inetensa dinamica relazionale, doveva concepirsi ancor più intrecciato per essere maggiormente fedele. Così il racconto dei giovani nemici è stato consegnato a un terzo – Rondine è il terzo! – per fecondarlo non con un servizio letterario asettico, ma con atteggiamento di ascolto intensamente partecipe».

In questo "ascolto partecipe" ci sono le storie di Ibrahim, Noam, Sarah, Maria e Agha che si raccontano. Spiegano a gli altri, ma ancor prima a se stessi o come a Rondine queste storie si siano incontrate. Qui, da nemici che erano, sono diventati uomini e donne impegnati insieme per la pace nel mondo, a cominciare dalle loro stesse società. Dall’intreccio di fatti e riflessioni, scopriamo così cos’è il “Metodo Rondine", sorto per abbandonare la categoria culturale del “nemico”.

Ne nasce una storia bellissima, fatta di tante altre storie come il mantello di Arlecchino che Michel Serres indicava come paradigma del'umano.

Racconta Vaccari che «per essere fedele al Metodo Rondine – strada di crescita umana attraverso i conflitti elaborata nel corso di 20 anni e oggi offerta a tutti –, la narrazione doveva avere un ordine: quello delle cinque parole praticate alla Cittadella della Pace. In principio la relazione, la dimensione generativa da cui ogni giovane proviene – i genitori, la famiglia, le persone significative, il quotidiano dei luoghi della guerra o post-bellici, il vissuto fantasma col nemico –, poi la persona – il farsi di ciascuno, l’elaborazione faticosa della propria identità –, quindi la comunità – tra storiche appartenenze, spesso accanite, e nuova appartenenza, aperta al futuro –, infine la politica, concreta apertura di una strada impensata e adesso praticabile».

L’ordine delle cinque parole termina, a Rondine, con la festa. È «l’umano rigenerato, restituito al suo potere creativo, è una festa contagiosa, la dimensione sommamente inclusiva».

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