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Rimesse, 1,4 miliardi di euro dall’Italia ai Paesi d’origine nel 2018

24 Giugno Giu 2019 1042 24 giugno 2019
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È questo il contributo dei 900 mila lavoratori domestici regolari secondo l’elaborazione dell’undicesimo Dossier DOMINA presentato a Roma

Calo demografico, “orfani bianchi”, problemi sociali. Ma anche nuovi investimenti, risparmi e contributo al paese d’origine. Sono solo alcune delle conseguenze della presenza di lavoratori domestici stranieri in Italia, analizzate dall’11esimo Dossier DOMINA “L’impatto del lavoro domestico nei Paesi d’origine”, presentato oggi a Roma.

8 su 10 sono stranieri
Su poco meno di 900 mila lavoratori domestici in Italia (Fonte: INPS, proiezioni 2019), il 78% è straniero. Un quinto del totale viene da paesi Ue (soprattutto Romania), mentre quasi 6 su 10 sono extra-comunitari. Ad essi vanno aggiunti i lavoratori non in regola, raggiungendo quota 2 milioni.

I lavoratori domestici in Italia si concentrano principalmente in Lombardia e Lazio (insieme rappresentano quasi il 40% del totale). Rispetto alla popolazione residente, invece, l’incidenza maggiore è nel Centro Italia: Lazio (28 domestici ogni 1000 abitanti), Sardegna (26,9‰), Umbria (19,7‰). Mediamente, in Italia i lavoratori domestici sono 14,8 ogni 1000 abitanti.

Il ruolo dell’emancipazione femminile
Nelle regioni con maggiore presenza di donne lavoratrici aumenta la presenza di lavoratori domestici. Questo perché la presenza di donne che lavorano crea un fabbisogno di nuovi servizi: asili, trasporti e, appunto, lavoro domestico (colf, badanti, baby sitter).

Il settore evidenzia un forte turn over: un quarto dei lavoratori domestici in Italia è assunto da meno di un anno. Oltre la metà, da meno di tre anni. Al tempo stesso, però, oltre il 25% lavora da oltre 8 anni presso la stessa famiglia, segno di una fidelizzazione molto forte.

Nuovi assunti soprattutto italiani
Su quasi 380 mila domestici nuovi assunti nel 2018, 1 su 4 è italiano. I nuovi assunti italiani sono raddoppiati rispetto a 10 anni prima. Seguono Romania (19,7%) e Ucraina (9,7%). Oltre la metà dei nuovi assunti viene da questi tre Paesi.

Impatto socio-economico
Le rimesse rappresentano una fonte rilevante di entrata per i Paesi d’origine. In Moldavia, ad esempio, rappresentano il 21% del PIL. In Ucraina rappresentano il 12% del PIL e le Filippine l’8,6% circa. In particolare, possiamo stimare che i lavoratori domestici in Italia abbiano inviato in patria 1,4 miliardi di euro nel 2018, circa 2 mila euro pro-capite.

Dall’altro lato, l’esodo di molte donne (generalmente dall’Est Europa) determina situazioni di difficoltà: gli “orfani bianchi”, ad esempio, secondo dati Unicef sarebbero 350 mila solo in Romania e 100 mila in Moldavia. O, ancora, “burnout” o “sindrome Italia”, forme di depressive che colpiscono soprattutto donne sole che lavorano in Italia.

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