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Fake Onlus: l'inchiesta della Procura di Milano svela una truffa sulla falsa accoglienza

2 Luglio Lug 2019 1126 02 luglio 2019
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Sono quattro le organizzazioni che, secondo la Procura di Milano, avrebbero usato falsi documenti per partecipare ai bandi pubblici, ricevendo contributi per 7 milioni di euro. Il sistema avrebbe inoltre permesso anche a pluri pregiudicati per reati di mafia di sfruttare le false onlus per ottenere l'affido dei detenuti

False onlus collegate a pregiudicati della 'ndrangheta. È quanto emege dall'operazione Fake Onlus che questa mattina ha impegnato oltre 100 militari della Guardia di Finanza e portato all'arresto di 11 persone che, secondo l'accusa, avrebbero tratto illecito profitto dalla gestione di centri di accoglienza per migranti.

Le strutture al centro dell'operazione risulterebbero collegate "a noti pluripregiudicati appartenenti alla 'ndrangheta" e sarebbero state utilizzate per consentire a persone recluse di "accedere ai benefici di legge attraverso l'assunzione presso le predette cooperative". Il sistema avrebbe permesso di far "ottenere a persone recluse, attraverso il rilascio di
documentazione falsa, la concessione della misura alternativa alla detenzione da parte del magistrato di sorveglianza".

Nelle oltre seicento pagine di ordinanza cuatelare, il Gip di Milano Carlo Ottone De Marchi descrive uno "scenario da malaffare". Emerge, da quelle pagine, come riporta l'Ansa, la figura di D. G., una donna che avrebbe diretto le quattro onlus malgrado "numerosissimi" precedenti penali, tra cui tre per "bancarotta".

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