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Minori

Per minori della Val d'Enza adesso ci vogliono i tutori volontari

2 Luglio Lug 2019 1227 02 luglio 2019
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È la richiesta di Jacopo Marzetti, Garante dell'Infanzia del Lazio e commissario per il Forteto: adesso servono interventi a tutela dei minori coinvolti, ma «a decidere non possono essere gli stessi servizi e professionisti che dovevano tutelarli già prima». E lancia anche un'altra proposta, un tutore volontario per ogni minore fuori famiglia: «È un cittadino, non parte del sistema. I tutori volontari per i minori non accompagnati stanno chiedendo l’intervento del Garante quando vedono qualcosa che li mette in allerta»

Dal dicembre 2018 Jacopo Marzetti, Garante dell’Infanzia e dell’Adolescenza della Regione Lazio, è commissario straordinario per la cooperativa Il Forteto, in Toscana. Un caso che, leggendo le accuse contenute nell’inchiesta “Angeli e Demoni” che sta sconvolgendo i servizi per minori della Val d’Enza, in questi giorni è stato più volte richiamato. Sul Forteto è stata istituita anche una Commissione parlamentare di inchiesta (legge 8 marzo 2019, n. 21, in vigore dal 26 marzo) che dovrà svolgere accertamenti sulle eventuali responsabilità istituzionali in merito alla gestione della comunità medesima e degli affidamenti di minori, in particolare accertare perché le pubbliche amministrazioni e le autorità competenti interessate abbiano per anni continuato ad accreditare come interlocutore istituzionale Il Forteto, anche a seguito di provvedimenti giudiziari riguardanti gli abusi sessuali e i maltrattamenti riferiti all'interno della comunità. Marzetti è invece commissario straordinario per la cooperativa agricola, da salvare nei suoi aspetti produttivi «perché tantissimi ex minori, oggi maggiorenni, hanno bisogno di un accompagnamento nella vita da parte dello Stato, che nessuno gli ha finora assicurato».

Avvocato, quali tratti comuni e quali differenze vede fra la vicenda del Forteto e quella della Val d’Enza?
Vedo il rischio che si ripeta in Val d’Enza quel che è successo al Forteto: per 40 anni si è scritto e si è condannato, ci sono stati anche risarcimenti, ma non è stato fatto niente per i ragazzi. I ragazzi hanno continuato a stare là, non sono state prese tutele nei loro confronti, nessuno ha pensato di nominare persone che li accompagnino: per esempio le vittime in parte sono state risarcite ma dopo pochi mesi avevano già speso tutto quanto, perché lo stato non ha garantito loro una vera tutela, altri sono ancora in affido... Questa è una premessa importantissima: in questo momento io vedo tutti concentrati sulla parte accusatoria ma nessuno che si sta preoccupando dei minori. I ragazzi che hanno subito queste violenze, questi danni… quali sono le azioni intraprese per loro? Mi piacerebbe che evidenziassimo questo punto. Chi è che se ne sta occupando?

Jacopo Marzetti

Immagino il Tribunale per i Minorenni…
La sua risposta è corretta. Gli organi competenti ci sono, certo, ma sono gli stessi che dovevano tutelare i minori prima. È possibile ciò? Saranno le stesse assistenti sociali, gli stessi giudici, gli stessi esperti, gli stessi servizi a decidere dove vanno questi ragazzi oggi? Per questo al Forteto è stato nominato un commissario, c’è bisogno di un soggetto esterno che vada ad accertare i percorsi di tutela per questi minori, persone esterne al sistema. Se no rifacciamo lo stesso errore del Forteto. Per questo ho dato mia disponibilità personale… Vorrei capire quali azioni saranno messe in atto a tutela dei bambini che si sono trovati in questa situazione. In qualità di Garante del Lazio, mi metto a completa disposizione nel caso ci fosse necessità di un organismo esterno alla Regione, come avvenuto per il Forteto. A mio avviso ci deve essere, non possono essere gli stessi soggetti.

In generale cosa pensa di quanto emergerebbe dall’inchiesta Angeli e Demoni?
Non entro nel merito indagine, ci sono le Procure. Come Garante mi preoccupo che fatti del genere non succedano più e quindi che si facciano le verifiche sulle comunità. In Lazio ne facciamo settimanalmente. Valutiamo tutti gli esposti, cercando di verificare come mai sia stata presa la decisione di allontanare un minore dalla sua famiglia e che tutto proceda secondo l’ordinamento. Certo che a volte è necessario, ma deve essere – me lo faccia dire così – l’estrema estremissima ratio. Non possiamo avere così tanti casi.

Lei ha suggerito l’introduzione della figura del tutore volontario, analogamente a ciò che prevede la legge Zampa per i minori stranieri non accompagnati. Di cosa si tratta?
Per me il tutore volontario è la chiave. Se ci fosse stato un tutore volontario, i fatti della Val d’Enza non sarebbero successi, proprio perché il tutore volontario è un cittadino e non parte del sistema. Sta accadendo con i tutori dei MNA: i tutori stanno segnalando situazioni rischiose, chiedono l’intervento del Garante quando vedono situazioni che li mettono in allerta. Il tutore ha un modo di porsi diverso, riesce a capire meglio quando c’è qualcosa che non funziona nei servizi e nei ragazzi. In Lazio abbiamo 1.500 domande e 400 tutori volontari nominati, tutti i MNA hanno il tutore, è un passaggio importante. Da un paio di mesi, con il Tribunale ordinario di Roma, abbiamo fatto un protocollo d’intesa per dare un tutore volontario a ciascun minore fuori famiglia, ci sono state anche già le prime nomine, l’obiettivo è dare a tutti i minori uguali diritti. Che non sia il sindaco, che ha la tutela di decine di minori: dare a tutti quel rapporto uno a uno che il tutore volontario garantisce. Ha un triplo compito: primo, integrare la capacitò giuridica, cioè firmare gli atti che un minore non può firmare da solo; secondo, l’integrazione sociale, che non stiano nelle comunità come nei baby parking; terzo denunciare eventuali situazioni di pericolo per il minore.

Com’è possibile che un volontario non esperto di procedimenti così complessi sia più tutelante rispetto a professionisti competenti e formati?
Il volontario mette in gioco la sua sensibilità, mentre l’assistente sociale o lo psicologo si avvicina come professionista… Ogni quanto tempo un’assistente sociale vede il minore? Il tutore volontario col minore ci parla, lo invita al cinema, si instaura un rapporto di fiducia, lo invita a casa per il pranzo della domenica… Da quanto c’è il tutore volontario molti MNA vanno a scuola che prima non andavano. I servizi sociali hanno un compito diverso, il tutore volontario invece ha un compito sociale, di aiuto. Non è uguale.

La legge n. 149/2001 se non erro già prevede l’assistenza legale del minore e nei procedimenti sulla responsabilità genitoriale prevede che “i genitori e i minori sono assistiti da un difensore”. Anche l’AIMMF ieri ha richiamato le norme e le linee guida del CSM per questi casi, con l’idea che la corresponsabilità eviti ricostruzioni fuorvianti delle situazioni rilevate o la decisione di un singolo. Sulla carta sempre tutto perfetto. Cos’è che non funziona allora? Cioè, oltre a un evidente tema di responsabilità di singoli, c’è altro?
Per me la chiave è il tutore volontario, che si rende conto della situazione in cui si trova il singolo minore e collabora insieme a tutti gli altri soggetti per valutare il percorso migliore. Ripeto, se ci fosse stato il tutore volontario queste cose non sarebbero successe. Due, ora occupiamoci dei ragazzi. Tre, serve un soggetto esterno che verifichi l’attuazione delle misure a tutela dei ragazzi, perché non è possibile che siano gli stessi soggetti di prima a farlo.

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