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Denuncia

Donne, il silenzio del governo sulle politiche di contrasto alla violenza

3 Luglio Lug 2019 1257 03 luglio 2019
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Il 30 giugno era attesa la relazione del sottosegretario Spadafora sui fondi antiviolenza, ma dall’esecutivo nessuna notizia. Silenzio anche sullo stato di avanzamento del Piano nazionale antiviolenza 2017-2020. Con ActionAid anche D.i.Re, Be Free e Telefono Rosa. Per Isabella Orfano esperta della ong «un’occasione persa». «Un totale stallo nelle politiche nazionali di prevenzione e contrasto della violenza maschile contro le donne» osserva Lella Palladino, presidente di Donne in Rete

A che punto siamo con i fondi antiviolenza? Quante sono le risorse stanziate ad oggi e come sono state utilizzate? Sono alcuni degli interrogativi cui avrebbe dovuto rispondere la relazione che, secondo la legge sul femminicidio, il sottosegretario alla Presidenza con delega alle Pari Opportunità Vincenzo Spadafora doveva presentare alle Camere entro il 30 giugno. La scadenza non è stata rispettata, e le domande relative alle risorse stanziate, così come sullo stato di avanzamento del Piano nazionale antiviolenza 2017-2020 restano inevase.
«Un’occasione persa» dichiara Isabella Orfano, esperta del Programma Diritti delle donne di ActionAid. «Continua a venir meno la trasparenza necessaria e determinante nella gestione delle politiche pubbliche. È un fatto grave: non si tratta solo di una questione procedurale ma sostanziale, che si aggiunge ai gravi ritardi nell'erogazione dei fondi ai centri antiviolenza, messi in evidenza anche dal rapporto presentato a novembre da ActionAid. Le risposte non possono farsi attendere ancora, perché è a rischio l'esistenza stessa dei centri e delle case rifugio e, soprattutto, la possibilità delle donne che subiscono violenza di essere assistite».

ActionAid non è sola a denunciare questo stato di cose, alla ong si uniscono anche D.i.Re, Donne in rete contro la violenza; la cooperativa Be Free e Telefono Rosa.

In base alla legge 119/2013, la cosiddetta legge sul femminicidio, entro il 30 giugno Spadafora era chiamato a presentare alle Camere la relazione sullo stato di utilizzo delle risorse ripartite tra le Regioni per i centri antiviolenza e le case rifugio. La stessa legge prevede anche una relazione annuale sul Piano d’azione straordinario contro la violenza sessuale e di genere 2015-2017 e sul Piano strategico nazionale sulla violenza maschile contro le donne 2017-2020, della quale ad oggi non si hanno notizie.
«Le relazioni avrebbero potuto rispondere anche ad altre domande: ad esempio, quando verranno erogati i 20 milioni di euro per il potenziamento dei centri antiviolenza e delle case rifugio ripartiti tra le Regioni con un Dpcm a inizio novembre? Quando verranno programmate le risorse per il 2019?» continua Orfano.

Nel report di ActionAid “Trasparenza e accountability. I fondi nazionali antiviolenza” risulta che – dai dati disponibili – a fine ottobre 2018 era stato erogato solo il 35,9% dello stanziamento complessivo dei fondi nazionali per il triennio 2015-2017 (più di 85 milioni di euro in totale), mentre le Regioni avevano liquidato il 25,9% dei fondi per il potenziamento dei centri antiviolenza e delle case rifugio. Ad oggi, la percentuale delle risorse liquidate da parte delle Regioni è salita al 56,2% del totale, poco più della metà dei fondi che, secondo la legge, dovevano essere spesi nel 2018.
«Vogliamo capire che priorità il Governo intende dare alla lotta alla violenza di genere. In un clima di minacce e attacchi continui ai diritti e agli spazi delle donne, è necessario un segnale forte di presa di responsabilità su un problema che richiede interventi strutturali e continuativi nel tempo. Non possiamo permetterci pause su questo fronte», sottolinea Orfano.

ActionAid continua a monitorare l’azione di Governo e Regioni per la lotta alla violenza e a chiedere che ci sia totale tracciabilità e trasparenza nell’uso dei fondi e nella rendicontazione delle spese. «La trasparenza non è un mero esercizio di stile, ma è necessaria per rendere conto a cittadine e cittadini della spesa pubblica e degli avanzamenti nella tutela dei diritti umani delle donne. Chiediamo pertanto che il Sottosegretario Spadafora si affretti a rendere conto alle Camere del suo impegno contro la violenza di genere, rispettando gli impegni previsti per legge», conclude ActionAid. Cui fa eco Maria Gabriella Carnieri Moscatelli, presidente di Telefono Rosa che sollecita il «Sottosegretario Spadafora ad adempiere il prima possibile a quanto previsto dalla legge e a mantenere gli impegni presi per contrastare la violenza contro le donne. Abbiamo la sensazione che tutto sia fermo da tempo, occorre invece andare avanti in tempi celeri sia con il Piano nazionale sia con il trasferimento dei fondi».

«Al di là della scadenza del 30 giugno riscontriamo un totale stallo nelle politiche nazionali di prevenzione e contrasto della violenza maschile contro le donne», dichiara Lella Palladino, presidente di D.i.Re. «A tutt’oggi abbiamo dal Governo solo una dichiarazione di disponibilità a dare continuità e corpo al Piano Nazionale contro la violenza maschile sulle donne, ma di fatto i finanziamenti sono fermi e non c’è certezza né chiarezza su come il Governo intenda procedere, né è chiaro quale sia l’impegno dei singoli ministeri chiamati a concorrere alla sua attuazione. Inoltre ci risulta che tutti gli interventi per le donne migranti previsti originariamente nel Piano sono stati cancellati, e questo ci preoccupa moltissimo: non possiamo che dissentire dagli indirizzi politici in corso. Faremo presenti i nostri dubbi e le nostre perplessità il 5 luglio in occasione del prossimo Comitato tecnico nazionale».

«Assistiamo ad un clima di inaudita violenza contro le donne, un momento in cui la chiusura, l'aggressione, la negazione del rispetto e del riconoscimento appaiono come prioritarie nel discorso pubblico», sottolinea Oria Gargano di Be Free. «Gli insulti sessisti contro la Capitana Carola, ma anche contro le giocatrici della Nazionale Italiana di Calcio, raccontano di un esacerbato maschilismo che sta permeando di sé la cultura socialmente diffusa. Sembra di poter dire che i più aspri pregiudizi e il più incaponito sessismo siano stati sdoganati. Il Dipartimento per le Pari Opportunità ha il compito statutario e politico di favorire l'affermazione dei diritti universali per tutte e tutti. Spiace constatare che, lungi dall'impegnarsi in azioni realmente trasformative, il Dpo è anche inottemperante rispetto a compiti già messi a sistema e normati, anche rispetto a calendari e scadenzari decisi da tempo, e resi organici attraverso le Conferenza Stato Regioni, che ha normato le azioni governative antiviolenza».

In apertura photo da Pixabay

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