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Strage in un centro di detenzione per migranti in Libia, subito corridoi umanitari

3 Luglio Lug 2019 1208 03 luglio 2019
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Quaranta migranti detenuti in un centro di detenzione di Tajoura, periferia a est di Tripoli, sono stati uccisi nel corso di un bombardamento aereo. “Servono al più presto cinquantamila visti per le persone vulnerabili detenute in questi centri che anche fonti istituzionali definiscono come veri e propri lager.  Chiediamo all'esecutivo di accelerare l'iter per aiutare questi profughi ad accedere a una protezione legale e sicura fuori dalla Libia” dicono Mediterranean Hope e Terres des hommes

Quaranta migranti detenuti in un centro di detenzione di Tajoura, periferia a est di Tripoli, sono stati uccisi nel corso di un bombardamento aereo condotto dalle forze del generale Khalifa Haftar. Il bilancio conta anche ottanta feriti e secondo Guma El Gamaty, capo del partito dei Taghyeer in Libia e membro del gruppo libico per il dialogo politico, il numero delle vittime potrebbe essere ben più elevato, di "oltre 100 persone, incluse donne e bambini"

“L'attacco al centro di detenzione di migranti in Libia e le oltre 40 vittime rimaste uccise impongono un intervento umanitario che da tempo segnaliamo come urgente e prioritario: l'apertura di un corridoio umanitario europeo dalla Libia - dichiara Paolo Naso, coordinatore di Mediterranean Hope - Programma rifugiati e migranti della Federazione delle chiese evangeliche in Italia (FCEI) - . Servono al più presto cinquantamila visti per le persone vulnerabili detenute in questi centri che anche fonti istituzionali definiscono come veri e propri lager. Chiediamo all'esecutivo, che nelle persone del premier Conte e della viceministra Del Re hanno già espresso un preciso interesse alla proposta - come emerso anche lunedì scorso in un incontro pubblico alla Camera - di accelerare l'iter per aiutare questi profughi ad accedere a una protezione legale e sicura fuori dalla Libia. In questo senso auspichiamo che il governo avvii al più presto un negoziato europeo con questo obiettivo ed apra un tavolo tecnico per coinvolgere le chiese e le altre associazioni disponibili a collaborare”.

“Ancora una volta vittime innocenti muoiono per l’assoluta incapacità di porre fine alla guerra civile libica e di trovare una soluzione sicura per i migranti, vista l’insicurezza e l’instabilità libica”, dichiara Bruno Neri, responsabile dei progetti di Terre des Hommes in Libia. “Auspichiamo l’avvio immediato dei corridoi umanitari, a cui siamo pronti ad aderire, per i migranti più vulnerabili come minori e donne incinte, evitando così le morti in mare, il traffico di essere umani ed i respingimenti verso le coste libiche. Chiediamo che i migranti sopravvissuti al bombardamento vengano al più presto evacuati in luoghi sicuri in Libia”.

Terre des Hommes sta operando in Libia nei campi 1 e 2 per sfollati interni di Alfallah, che attualmente danno rifugio a oltre 1.300 civili libici, offrendo protezione e supporto psicosociale ai minori migranti con spazi a misura di bambini e con attività analoghe nel campo di detenzione migranti e rifugiati di Zuwaia, sempre a Tripoli. Inoltre l’organizzazione, insieme a Mediterranean Hope - Programma rifugiati e migranti della Federazione Chiese Evangeliche in Italia (FCEI), ha avviato un intervento d’assistenza dal punto di vista medico e sanitario per bambini libici con gravi patologie, appartenenti alle fasce di popolazione più vulnerabili, in strutture specializzate in Libia e Tunisia o in Italia. Il progetto è finanziato dall'Agenzia Italiana di Cooperazione allo Sviluppo.

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