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Bambini in prigione insieme alle madri? Riformiamo la legge

4 Luglio Lug 2019 1743 04 luglio 2019
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Una proposta dell’associazione “A Roma Insieme – Leda Colombini” per modificare la Legge 62/2011 per creare case famiglia in beni confiscati alle mafie per dare una sistemazione idonea ai 56 minori presenti oggi nei penitenziari italiani

Procedere con una riforma della Legge 62 del 2011 per trovare una soluzione ai 56 bambini che ancora oggi in Italia vivono con le madri detenute nelle carceri italiane: è questo quanto emerge dalla conferenza stampa ‘Madri detenute e figli minori: normativa vigente e alternative al carcere‘, promossa e organizzata lo scorso 2 luglio dal Partito Democratico di Montecitorio insieme all’associazione “A Roma Insieme – Leda Colombini” e alla presenza del Garante dei Detenuti della Regione Puglia Piero Rossi. Come? Intervenendo in tre punti sulla modifica di una Legge che ad oggi non sembra rispondere all’obiettivo di tutelare chi colpe non ne ha: costruendo case famiglia con il finanziamento dello Stato, ad esempio, e non ‘senza oneri per lo Stato’ come previsto dall’attuale normativa; utilizzando gli Icam (Istituti a custodia attenuata per detenute madri, ndr) solo nei casi di lunghe detenzioni; procedendo alla comunicazione immediata delle autorità giudiziarie competenti della presenza di un minore al momento dell’arresto di un genitore.

La legge 354/1975 che regola l’ordinamento penitenziario permette infatti alle detenute madri di piccoli dai 0 ai 3 anni di tenerli con sé. Un prezzo altissimo da pagare per chi non ha nessuna colpa, come appunto i bambini. Non hanno colpe ma scontano una pena. Madri e figli trascorrono le giornate in un luogo protetto e separato dal resto del carcere, certo, ma senza libertà. La legge 62 del 2011, intervenuta successivamente, ha in parte alleggerito questa condizione, ma ha dei limiti che ad oggi andrebbero necessariamente superati. L’obiettivo della conferenza stampa infatti è stato quello di insistere su un tema, ovvero avviare cambiamenti normativi tali da non permettere a nessuno bambino di scontare la pena in carcere con le proprie madri pur rimanendo insieme ad esse.

«Non si tratta di aggiustamenti – hanno incalzato Gustavo Imbellone e Giovanna Longo dell’associazione ‘A Roma Insieme-Leda Colombini’ – ma di misure emendative necessarie perché quella legge (legge 62/2011, ndr) realizzi finalmente gli obiettivi che non è riuscita a realizzare e per superare alcune contraddizioni». «Avere bambini innocenti in carcere – ha aggiunto Paolo Siani, capogruppo Pd della Commissione parlamentare per l’Infanzia - è una cosa insopportabile a dirsi». Sono 56 i bambini in carcere con le proprie madri, «non un numero impossibile, né una spesa insopportabile», ha continuato Siani, che sottolinea come la soluzione sia effettivamente a portata di mano. «Si tratta di creare case famiglia idonee», che ad oggi sono solo due, una a Roma l’altra a Milano, ha poi concluso lanciando l’idea di utilizzare i beni confiscati alle mafie.

«Come Commissione raccogliamo le vostre indicazioni e possiamo – ha aggiunto Maria Di Giorgi, membro della Commissione Infanzia - fare una mozione o una risoluzione per trattare il problema dei bambini in carcere, in cui rileviamo che esiste un’insufficienza e raccomandiamo il Governo di intervenire». «Noi sappiamo che gli Icam contengono il danno – ha poi spiegato Piero Rossi, Garante dei Detenuti della Regione Puglia - e che il migliore degli Icam possibili sarebbe quella struttura con caratteristiche architettoniche e organizzative in cui prevalgano le esigenze del bambino, ma l’Icam è una soluzione che fa a cazzotti con la prevalenza dell’interesse del minore».

«Il problema- ha infine aggiunto Anna Buonaiuto, dello staff del Garante dei diritti dei detenuti della Campania e volontaria presso l’Icam di Lauro - è che l’Icam viene vissuto come un carcere dalle donne e i bambini vedono gli agenti di polizia come un nemico. Dalle 15 in poi tutte le attività si arrestano, non c’è un medico disponibile h24. Bisognerebbe implementare figure professionali come educatori, pediatri, medici e personale Osa e incrementare il personale penitenziario femminile. Una casa famiglia protetta garantirebbe un maggior aiuto».

«Investiamo molto nella formazione dei volontari – ha poi chiosato Elisa Rigoni volontaria dell’associazione “A Roma Insieme – leda Colombini” - perchè sono situazioni vissute non solo dai bambini che stanno dentro, ma anche dalla famiglia che sta fuori. Tutti i sabati dell’anno garantiamo ai bambini una giornata fuori e portiamo quotidianamente avanti laboratori di arteterapia, musicoterapia e pittura. Il nostro compito è fare in modo che il tempo della detenzione passi nel modo più proficuo possibile».

Quella dei bambini reclusi è un problema che richiede soluzioni immediate, ma soprattutto è una grande ingiustizia che ognuno dovrebbe sentire come propria. Basterebbe veramente poco per andare oltre una situazione ancora oggi insopportabile.

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