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Diritti o doveri?

Il mondo LGBT non ha nulla da dire sul caso degli affidi illeciti?

4 Luglio Lug 2019 1151 04 luglio 2019
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Se la famiglia è dove c'è amore, di amore nel caso degli affidi illeciti (anche) a coppie omosessuali che sta sconvolgendo la Val d'Enza se ne vede ben poco. Forse è utile interrogarsi su cosa rischiano di diventare le pretese scambiate per diritti

Molte le voci del Pride di Milano. Molte le posizioni, ma ancora più la - legittima - voglia di farsi ascoltare.

Il mondo LGBT entra di petto nelle questioni: solo ieri, la tessera di socia benemerità dell'Arcigay di Padova è stata consegnata alla "capitana" Carola Rakete.

Eppure, ad oggi, pesa più il silenzio. Il silenzio del mondo LGBT sulla vicenda "Angeli&Demoni". Perché non una posizione chiara? Forse non c'è?

La stampa locale ha riportato alcune notizie inquietanti sulla vicenda degli affidi illeciti. Al centro, quella che è stata definita «una zarina», la responsabile dei servizi della Val d'Enza.

Stando agli atti e alle notizie riportate dall'autorevole Resto del Carlino, F. A. (il nome è noto, ma a noi non piace personalizzare: è la logica diabolica a inquietare):

obbligava gli assistenti sociali a redigere e firmare verbali dove si attestava il falso riguardo allo stato familiare o al contesto abitativo dei bambini. Che poi decideva a chi affidare (elargendo addirittura contributi doppi fino a 1.200 euro rispetto alle “rette” previste), influenzata tra l’altro dal suo attivismo nel mondo gay, per la lotta in favore dell’adozione alle coppie omosessuali.

Tutto normale? No di certo. Come non sembra normale il silenzio del mondo LGBT, che del "diritto" di avere bambini ha fatto una bandiera. Eppure, qui c'è un esempio concreto di cosa si rischia quando si confondono desideri e diritti.

Perché una cosa è strillarli e cantarli, i "diritti". Ben altra rispettarli. Soprattutto quelli dei bambini.

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