Idee

Terzo settore sotto attacco: serve un'agenda unitaria

6 Agosto Ago 2019 1900 06 agosto 2019

"Spetta a noi, come voci autorevoli ci suggeriscono, donne e uomini che dirigono e fanno parte delle organizzazioni sociali, guadagnare spazi di visibilità politica, sapendo che occorrerà un grande sforzo per affermare un cambiamento nella disumanità o nell’indifferenza dell’oggi". L'intervento della portavoce dell'Aoi (Associazione ong italiane)

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"Spetta a noi, come voci autorevoli ci suggeriscono, donne e uomini che dirigono e fanno parte delle organizzazioni sociali, guadagnare spazi di visibilità politica, sapendo che occorrerà un grande sforzo per affermare un cambiamento nella disumanità o nell’indifferenza dell’oggi". L'intervento della portavoce dell'Aoi (Associazione ong italiane)

Il Decreto Sicurezza Bis ha stabilito il restringimento di alcune libertà civili e ha sancito di fatto il “reato umanitario” per chi soccorre in mare genti disperate in fuga da violenze, conflitti, fame, povertà, disastri legati ai cambiamenti climatici. Adesso non è più intoccabile il valore della solidarietà che porta a salvare e tutelare vite umane, concetto ribadito da Papa Francesco nelle sue dichiarazioni e omelie. Le ong sono di nuovo nel mirino. Questa sarà una lunga estate calda per tutto il Terzo Settore. Nell’intervista rilasciata nei giorni scorsi al quotidiano La Stampa sui fatti di Bibbiano,il Vice Premier Ministro Di Maio affermava che lo Stato non deve più finanziare onlus e cooperative. Fino ad oggi l’attenzione del Governo gialloverde si era concentrata sulle “ong” e a tratti sulle cooperative, denominate “imprese dell’accoglienza”. E’ l’ora quindi anche delle “onlus”, così è stato chiuso il cerchio e nel mirino c’è tutto il Terzo Settore. Curioso che a dare conferma di questo obiettivo ampio sia proprio il Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali, che venne a salutare le organizzazioni aderenti al Forum del Terzo Settore nella loro assemblea di ottobre 2018, utilizzando termini e toni allora ben diversi. Di Maio peraltro ha fatto parte della delegazione del Consiglio dei Ministri che nel pomeriggio del 5 agosto scorso ha incontrato le parti sociali, tra cui Forum del Terzo Settore e Alleanza delle Cooperative, convocate dal Presidente Conte per un confronto preliminare sulla prossima legge di bilancio. Si tratta dello stesso Ministro che presiede il Consiglio Nazionale del Terzo Settore di cui onlus, cooperative, ong fanno parte e il cui dicastero deve gestire la L.106/2016 con i suoi decreti attuativi. Lo stesso Ministro che all’evento promosso dall’Alleanza per lo Sviluppo Sostenibile, ASVIS, durante la Fiera EXCO del maggio 2019 è intervenuto per un breve saluto, ringraziando il mondo no profit della cooperazione internazionale per l’”efficace e generoso lavoro umanitario e per la promozione dello sviluppo” e affermando che ci sarebbe stato un aumento dei fondi della cooperazione internazionale a partire dalla prossima finanziaria. Le ong non hanno dimenticato che sempre Luigi Di Maio, allora deputato e vice presidente della Camera, nella primavera del 2017 le aveva definite “taxi del mare” , lui che in queste ultime ore per continuità afferma: “con il Decreto Sicurezza Bis mettiamo fine allo show immigrazione” .

A fine luglio alle rappresentanze della società civile attiva nella cooperazione internazionale è stato comunicato che l’impegno di spesa del settore per il bando dei progetti promossi dal privato non profit a livello globale è drasticamente ridotto nel 2019: da 70 milioni di euro del 2018 a 26,4 per tre anni di attività; inoltre la call non sarà pubblicata entro fine anno, verrà spostata a gennaio-febbraio (?) 2020. Rispetto ai 26,4 milioni di euro impegnati sulla carta, nella nota dell’AICS , Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo, indirizzata ad AOI, CINI e Link2007, precisa:”Queste risorse saranno traslate e aggiunte alle risorse che si renderanno disponibili per la programmazione 2020”. Nel doman non v’è certezza, direbbero i saggi del passato: né temporale, né finanziaria.

Ormai è chiaro che non si tratta più di un singolo albero caduto in una foresta solidale che comunque avanza, temo, bensì di focolai sparsi che annunciano un incendio pronto a divampare. Ce ne vuole certamente di fuoco per mettere a rischio valore e ruolo della sussidiarietà nel nostro Paese, per fortuna, ma di arbusti bruciati e cenere nel terreno non ne vorremmo raccogliere. Il Presidente della Repubblica nel suo discorso alle cittadine e ai cittadini italiani dello scorso 31 dicembre, poi di nuovo in occasione della Festa della Repubblica il 2 giugno, ha difeso e sostenuto il valore della sussidiarietà e citato il ruolo determinante del volontariato e del Terzo Settore nella sua complessità per la tenuta della democrazia in Italia. E’ un patrocinio morale ed etico importante, che riconosce il ruolo strategico di volontariato, promozione e azione sociale e umanitaria per arginare ingiustizie ed emarginazione e per difendere i diritti fondamentali. Insomma, il contrario dei contenuti dei messaggi social e in pubblico di Salvini e Di Maio e di altri esponenti dei loro partiti, l’opposto dello spirito che anima il Decreto Sicurezza Bis.

Mi domando se il Terzo Settore, immerso nell’opera di difesa del “bene che fa” continuando nel suo egregio operato quotidiano, abbia forza e capacità di moltiplicare virtuosamente gli effetti degli attestati di stima di Mattarella e Papa Bergoglio. Oggi non basta essere api operaie intente a produrre il prezioso miele e i suoi derivati e a preservarlo dagli attacchi esterni, serve un’azione veramente efficace di affermazione orgogliosa della sussidiarietà di ieri e di oggi. Come? Non basta dirlo: molte le voci che sono su questa lunghezza d’onda, tanti i richiami alla risposta dignitosa e ferma. Serve avere un’unica agenda subito, fatta di appuntamenti con precise fasi di verifica, con scadenze certe e condivise che superino la logica dell’emergenza.

Il contesto politico che si afferma oggi è chiaramente definito, come il danno che sta facendo nell’opinione pubblica, le cui fasce più povere e vessate dalla crisi sociale ed economica attaccano proprio le organizzazioni che le difendono e tutelano perché da loro cercano risposte, dalle cooperative e dalle associaizoni e imprese sociali che intervengono quando il “pubblico” è assente o deficitario,oppure collaborano con le istituzioni per rafforzarlo.

La politica della cooperazione internazionale italiana, gestita dalla diplomazia per tanti anni fino all’avvento dell’AICS con la L.125/2014, ha fino ad oggi riconosciuto alle ong un ruolo di animazione delle relazioni comunitarie, di promozione dell’ownership democratica, di efficace attore nei processi di sviluppo, di soggetto efficiente e subito pronto nelle emergenze umanitarie e ambientali. Seppure la nuova legge sostenga una strategia di sistema tra attori pubblici e privati, oggi il non governativo non profit è di fatto visto dal Maeci come un soggetto “testimoniale e periferico” nella politica estera e di cooperazione internazionale. Questo spiega la mancata volontà del Ministro Moavero di incontrare le rappresentanze ong ,fin dalla sua elezione, o di rispondere alle loro lettere.

Le forze democratiche e i partiti che non si riconoscono nel sovranismo imperante, anticamera dell’autoritarismo e della dittatura, non riescono a stabilire dialoghi continuativi fra loro. Nulla a che vedere con quella spinta democratica coesa, quella storia esemplare, figlia della Resistenza al fascismo, che portò alla sconfitta del terrorismo alcuni decenni fa e che ha affrontato tante situazioni di emergenza per la nostra democrazia, come gli attacchi della potente mafia allo Stato agli inizi anni ‘90. Se penso all’oggi, a Salvini e a chi lo affianca, mi sembra di vivere in una dimensione surreale e a tratti “tragicomica”, rispetto a quelle sfide. Non è così purtroppo, è questione grave e quel che si è consumato ieri nelle aule del Senato ne è l’amara testimonianza.

Di fronte ad un’opposizione al Governo oggettivamente in difficoltà, torno alla priorità dell’Agenda, con la A maiuscola, che insieme il Terzo Settore in questo Paese deve costruire e condividere. Spetta a noi, come voci autorevoli ci suggeriscono, donne e uomini che dirigono e fanno parte delle organizzazioni sociali, guadagnare spazi di visibilità politica, sapendo che occorrerà un grande sforzo per affermare un cambiamento nella “disumanità” o nell’indifferenza dell’oggi. Questo protagonismo sociale non può che essere benefico per i partiti antisovranisti, perché anima la cittadinanza attiva consapevole. E’ urgente prima di tutto che il Terzo Settore concentri testa e risorse su una campagna culturale unitaria, arricchita di narrazioni di buone pratiche, il cui tema sia il valore della sussidiarietà e le origini e la storia del Terzo Settore italiano, delle sue donne e dei suoi uomini di ieri e di oggi. Una grande e competente redazione sociale deve garantire una presentazione aggiornata a disposizione dell’opinione pubblica, per rispondere autorevolmente alle false informazioni e alle illazioni dell’oggi. E deve operare in un dialogo fattivo con i media.

In questo quadro strategico, le rappresentanze del Terzo Settore hanno un compito importante nell’impegno a mettere a patrimonio comune le più significative e visibili iniziative che il loro tessuto associativo promuove: si tratta di appuntamenti per lo più di ottima qualità, in una mappa fittissima che deve essere conosciuta. Queste priorità non cancellano dall’Agenda comune le azioni di pressione e dialogo con le istituzioni per la tutela del lavoro sociale e umanitario, dei diritti e delle cause cui ci dedichiamo, che con autorevolezza e costanza il Terzo Settore fa. Il lavoro di advocacy con il Parlamento va arricchito con contenuti e proposte dell’Agenda unitaria del Terzo Settore e con la campagna reputazionale e valoriale collegata. Di fronte ai ripetuti attacchi è venuto il momento anche di ipotizzare eventuali azioni di autotutela, una sorta di “class action” del sociale. Queste a mio parere sono le sfide prioritarie oggi per un Terzo Settore autorevole ed efficace nell’azione. Il tema centrale non è, come dice qualcuno, quello di individuare una ‘voce unica’ che parli per tutti, perché oggi è urgente soprattutto la costruzione di una strategia unitaria di base e la scelta di obiettivi comuni da far emergere nell’azione e nella comunicazione.

Partiamo da qui. È vero che i Ministri cambiano e i Governi passano, mentre il valore e le forme della sussidiarietà restano, ma l’emergenza politica e culturale per la democrazia in Italia, in Europa e nel mondo è drammaticamente presente. Il Terzo Settore tiene in vita con fatica e tenacia i legami sociali, perciò Salvini e chi ne emula le sciagurate gesta colpiscono duro.

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