Larry Fink
Economia

La svolta etica delle corporation è vera svolta?

23 Agosto Ago 2019 1249 23 agosto 2019
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Il professor Pelligra: “Bisogna evitare sia le interpretazioni ingenuamente entusiastiche che quelle più cinicamente scettiche. Certamente, però, qualcosa è cambiato nei mercati mondiali . E a cambiare è la qualità della domanda prima che dell'offerta”

Le duecento imprese che fanno parte della Business Roundtable, non sono certo rappresentative dell’intero universo delle grandi imprese americane, ma non sono neanche un gruppo marginale: ci sono Apple, Amazon, JP Morgan, BlackRock, Ford, General Motors, solo per fare qualche nome. Complessivamente danno lavoro a circa quindici milioni di perone, investono 150 miliardi di dollari in ricerca e sviluppo, distribuiscono 300 miliardi di dollari di dividendi ai loro azionisti e generano un fatturato di 500 miliardi di dollari per le imprese dell’indotto.

Si capisce, dunque, che se 181 tra gli amministratori delegati di queste imprese firmano una dichiarazione con la quale si impegnano a orientare i loro business non più e non solo nell’interesse dei loro azionisti, ma di tutti gli stakeholders, i consumatori, cioè, i dipendenti, i fornitori e le comunità in cui le imprese operano, questa non può che rappresentare una notizia e non solo nell’ambito della business community mondiale. Il documento pubblicato il 19 agosto scorso, prende spunto dalla considerazione secondo cui la finalità di un’impresa, oggi, non può che coincidere con la creazione di valore di lungo periodo e la condivisione di tale valore con tutti i soggetti che con l’impresa interagiscono. Nel concreto questo impegno si sostanzia in una nuova governance e in scelte aziendali orientate su varie direttrici: dall’assicurare una remunerazione equa e una formazione costante ai propri dipendenti ad un rapporto di co-creazione di valore con i fornitori; dall’ interesse concreto per l’ambiente naturale e sociale nel quale l’impresa opera, fino alla trasparenza nell’uso dei capitali forniti dagli investitori e dagli azionisti. Si afferma in questo modo una visione plurale e multimensionale del ruolo dell’impresa come creatrice di valore, e non solo ricchezza distribuita agli azionisti, ma piuttosto di valore condiviso con tutta la comunità. Sembra che il documento prefiguri una vera e propria svolta etica.

(...) Ma quali possono essere le ragioni di questa svolta? Perché ora? Dovremmo, in questo senso, evitare sia le interpretazioni ingenuamente entusiastiche che quelle più cinicamente scettiche. Certamente, però, qualcosa è cambiato nei mercati mondiali e continuerà a cambiare in modo ancora più radicale nel prossimo futuro. Queste imprese non stanno facendo altro che adattarsi a questi mutamenti cercando, in qualche misura, di anticiparli. L’aspetto veramente interessante è che tali novità si stanno concretizzando sul lato della domanda e non tanto dell’offerta. Sono i consumatori che stanno cambiando, le loro preferenze, le loro sensibilità e le loro priorità e le imprese cercano di adattarsi come possono. Una recente indagine Nielsen indica che il 67 percento dei lavoratori, a livello globale, preferisce lavorare per imprese socialmente responsabili, il 55 percento dei consumatori è disposto a spendere di più pur di acquistare beni e servizi prodotti da imprese sostenibili e che il 49 percento dei cittadini finanzia con donazioni o fa volontariato per organizzazioni che hanno finalità sociali o ambientali. Se a questi dati si aggiunge nei prossimi anni, i millennials, tradizionalmente più sensibili ai temi ambientali e sociali, erediteranno circa 30 trilioni di dollari da investire, si capisce ancora meglio quali trend le società della Business Roundtable stiano cercando anticipare.

La svolta etiche delle imprese, quindi, sembra più una risposta lungimirante al vero mutamento valoriale che riguarda, però, tutti noi consumatori e non tanto i produttori.

Nella foto Larry Fink, Ceo di BlackRock

Pubblicato il 23 agosto da La Nuova Sardegna

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