Pablo Trincia
Lettera al direttore

Intervista a Trincia: l'intervento del Comitato “Voci vere, vittime della bassa modenese”,

27 Agosto Ago 2019 1327 27 agosto 2019
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La replica siglata da Annalisa Lucarelli (rappresentante del "Comitato Voci vere, vittime della bassa modenese")

"Egregio Direttore,
rappresento il Comitato “Voci vere, vittime della bassa modenese”, che si è da poco costituito, al fine di contrastare la campagna mediatica che si è innestata sull’inchiesta Veleno di Pablo Trincia. Il comitato è costituito dalle vittime e dai loro genitori affidatari e adottivi. A seguito dell’intervista rilasciata alla Vostra testata dal Sig. Pablo Trincia, in data 22 agosto, a nome del comitato, ritengo opportuno intervenire per alcune precisazioni.
Il Sig. Trincia ha operato una ricostruzione della vicenda in modo parziale e distorto. Egli trascura il fatto che vi furono 14 sentenze di condanna definitive per abusi sessuali intrafamiliari, commessi su 16 minori. Trascura anche il fatto che la maggior parte delle vittime di allora conferma ancora oggi, dopo 20 anni, le accuse verso gli abusanti, o meglio, ne è a conoscenza, ma lo qualifica in modo errato e ascientifico, come “falso ricordo”, teoria molto cara ai negazionisti dell’abuso. Di fronte a vittime accertate che confermano ancora oggi i loro ricordi, penso che la coscienza di ognuno si dovrebbe fermare a riflettere per poi tacere. Parla inoltre erroneamente di “leggende metropolitane” riguardo a fenomeni di satanismo connessi ad abusi sessuali, forse non sapendo che purtroppo esistono queste realtà, e sono legate ad un florido commercio di materiale pedo-pornografico.A proposito delle dichiarazioni che il Sig. Trincia afferma essergli state fatte da alcuni ex bambini, preciso che una delle ragazze da lui indicate aveva sempre negato gli abusi, non accusando mai nessuno, per cui la sua non è certo una ritrattazione, ma un tentativo oggi di addossare alle psicologhe che la seguirono, pretesi comportamenti illeciti destituiti di qualsiasi fondamento; il c.d. “bambino 0”, se ad un primo contatto con il Sig. Trincia può aver fatto cenno al “lavaggio del cervello” (fatto comunque tutto da dimostrare) , successivamente ha espresso chiara volontà allo stesso giornalista di non voler più parlare con lui, negando quanto in precedenza gli aveva detto. A questo proposito, trovo che la definizione “bambino 0” sia irrispettosa, oltre che non corrispondente al vero; infatti, non tutta l’inchiesta partì dalle sue dichiarazioni, ma vi furono almeno due filoni che presero l’avvio in modo del tutto autonomo.
Il Sig. Trincia dice che alcuni degli ex bambini gli contestano di aver riaperto delle ferite, ed a ciò oppone che ci sono state delle famiglie distrutte. Sembra evidente una solidarietà da parte del Sig. Trincia verso coloro che furono accertati essere pedofili da sentenze definitive, ed al contempo un’azione forte di discredito delle vittime.
Infine, sull’affermazione del Sig. Trincia «nessuno di loro sta bene»; non solo il giornalista non ha mai conosciuto molti di loro, quindi non so su cosa basi il suo giudizio, ma si tratta anche di una frase molto poco rispettosa delle persone, prima ancora che delle vittime. D’altra parte, le diagnosi a distanza oggi sembrano andare per la maggiore. In ogni caso, preciso che i ragazzi sono sempre stati bene, almeno fino a quando il Sig. Trincia non ha riportato ad una ribalta mediatica spregiudicata e invasiva le loro vite, che molto faticosamente sono riusciti negli anni a ricostruire, insieme alle loro famiglie affidatarie e adottive."
Annalisa Lucarelli (rappresentante del Comitato Voci vere, vittime della bassa modenese)



Gentile Lucarelli,
come lei e i lettori di Vita.it hanno poturo apprezzare l'intervista a Pablo Trincia non era focalizzata alla ricostruzione della vicenda. Al contrario aveva al centro una riflessione sul format giornalistico utilizzato. Un format specifico e originale (almeno in Italia) scelto per raccontare in modo innovativo un caso di cronaca legato al mondo degli affidi. Non entro quindi nello specifico delle sue valutazioni e ricostruzioni e di quelle del collega, entrambe legittime se espresse in modo consono e pertinente. Faccio solo presente l'apprezzamento che lo stesso Trincia nell'intervista esplicita, in questo caso parlando in senso generale, nei confronti del mondo dei servizi e degli enti che si occupano dei fuori famiglia.
Stefano Arduini, direttore di Vita magazine e vita.it

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