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L’allarme di Coldiretti: «Il 91% dei comuni italiani sono a rischio idrogeologico»

29 Agosto Ago 2019 1155 29 agosto 2019
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Emerge da un’analisi dell’associazione sulla base dei dati Ispra. 6 milioni le persone che in Italia risiedono in territori a rischio alluvioni ai quali si aggiunge circa un milione di cittadini in pericolo per le frane. «Per evitare di dover costantemente rincorrere l’emergenza servono interventi strutturali»

Sono oltre 6 milioni le persone che in Italia risiedono in territori a rischio alluvioni ai quali si aggiunge circa un milione di cittadini in pericolo per le frane, con il 91% dei comuni italiani che si trova in territori con problemi idrogeologici. È quanto emerge da una analisi della Coldiretti sulla base dei dati Ispra in riferimento allo studio pubblicato su Nature dal quale emerge che il cambiamento climatico ha un effetto diretto anche sulle alluvioni in Italia ed in Europa.

«Si sta verificando una tendenza alla tropicalizzazione che», spiega la Coldiretti, «si evidenzia con una più elevata frequenza di manifestazioni violente, grandine di maggiore dimensione, sfasamenti stagionali, precipitazioni brevi ed intense ed il rapido passaggio dal caldo al maltempo che compromettono le coltivazioni nei campi con danni per alluvioni e siccità che superano i 14 miliardi di euro in un decennio, tra perdite della produzione agricola nazionale e danni alle strutture e alle infrastrutture nelle campagne».

L’estate del 2019 in Italia fa segnare fino ad ora ben 760 grandinate, trombe d’aria e bombe d’acqua, il doppio (+101%) rispetto allo stesso periodo dello scorso anno secondo l’elaborazioni Coldiretti su dati ESWD, la banca dati europea sugli eventi estremi.

«Per evitare di dover costantemente rincorrere l’emergenza », conclude la Coldiretti, «servono interventi strutturali che vanno dalla realizzazione di piccole opere di contrasto al rischio idrogeologico, dalla sistemazione e pulizia straordinaria degli argini dei fiumi ai progetti di ingegneria naturalistica fino a un vero e proprio piano infrastrutturale per la creazione di invasi che raccolgano tutta l’acqua piovana che va perduta e la distribuiscano quando ce n’è poca, con la regia dei Consorzi di bonifica e l’affidamento ai coltivatori diretti».

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