Carola Rackete
Giustizia

La denuncia per diffamazione aggravata di Carola va a segno, Salvini indagato

5 Settembre Set 2019 1503 05 settembre 2019
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Nella denuncia (che riportiamo in sintesi e in allegato), si chiedeva il sequestro degli account social di Matteo Salvini, erano riportati alcuni post dell'ex ministro e alcuni commenti di utenti contro Rackete in relazione alle polemiche legate allo sbarco di alcuni migranti avvenuto a giugno a Lampedusa

L'ex ministro dell'interno nonchè leader della Lega Matteo Salvini è indagato per diffamazione dopo la denuncia presentata l’8 luglio da Carola Rackete la comandante della Sea Watch 3 (vd. Allegato a fondo pagina). Nelle scorse settimane la Procura di Roma ha proceduto all'iscrizione e ha inviato gli atti a Milano, dove Salvini ha la sua residenza, per competenza territoriale. Nella denuncia, in cui tra l'altro si chiedeva il sequestro degli account social di Matteo Salvini, erano riportati alcuni post dell'ex ministro e alcuni commenti di utenti contro Rackete in relazione alle polemiche legate allo sbarco di alcuni migranti avvenuto a giugno a Lampedusa.

"Denunciato da una comunista tedesca, traghettatrice di immigrati, che ha speronato una motovedetta della Finanza: per me è una medaglia! Io non mollo, mai”, il commento su Facebook di Salvini.

Un commento che potrebbe aggravare la sua posizione giacchè la denuncia presentata dall’avvocato Alessandro Gamberini a luglio è ben costruita e documentata e dimostra oggi tutta la sua efficacia. Nessuno si può permettere di dileggiare pubblicamente un altro essere umano, tanto meno un ministro della Repubblica usando tutto il suo potere e la sua macchina comunicativa capace di scatenare ondate d’odio.

Dopo aver ricordato in premessa che la Gip di Agrigento, chiamata a valutare la legittimità dell’arresto effettuato a seguito dell'attracco in porto, non lo convalidava e altresì rigettava la richiesta avanzata dalla Procura di applicazione della misura cautelare del divieto di dimora nella Provincia di Agrigento stabilendo la legittimità dell'individuazione di Lampedusa e dell'Italia come porto sicuro più vicino (qui la sentenza), la denuncia segnalava come l'intera vicenda fu attentamente seguita dai medita avendo una grande risonanza.

«In questo clima», si scrive nella denuncia, «il Ministro degli Interni pro tempore, Matteo Salvini, ha fatto molteplici esternazioni attraverso i diversi cantali a sua disposizione (interviste tv, dirette su facebook, post su twitter…) che lungi dall’essere manifestazioni di un legittimo diritto di critica sono state aggressioni gratuite e diffamatorie alla mia persona con toni minacciosi diretti e indiretti, coinvolgenti tanche la stessa giudice dot.ssa Alessandra Vella del Tribunale di Agrigento. Va tal proposito segnalato che da settimane Matteo Salvini conduce una campagna diffamatoria nei confronti della Ong per cui lavoro, Sea Watch Onlus, avendo affermato in molteplici occasioni pubbliche che si tratterebbe di “un'organizzazione illegale e fuorilegge”, che fa “sbarco di immigrati illegali da una nave illegale”, “nave pirata”, “nave fuorilegge”3e che i suoi appartenenti starebbero “complici di scafisti e trafficanti!”, “delinquenti, di questi sequestratori di esseri umani”. Tali affermazioni, rispetto alle quali la Ong si difenderà nelle opportune sedi, sono di per sé lesive in modo gravissimo anche della mia reputazione e mettono a rischio la mia persona e la mia incolumità, venendo definita “pirata”, illegale”, “fuorilegge”, protagonista di traffici delinquenziali. Con specifico riferimento al presente atto, intendo portare a conoscenza di codesta Autorità le numerose affermazioni che Matteo Salvini ha pubblicamente indirizzato direttamente alla mia persona definendomi: “sbruffoncella”, “fuorilegge”, “delinquente”, autrice di un atto “criminale”, responsabile di un tentato omicidio in quanto avrei “provato a ammazzare cinque militari italiani”, “complice dei trafficanti di esseri umani”, etc.»

Con molta precisione, poi la denuncia riporta ogni uscita di Salvini sul caso e le sue affermazioni imbarazzanti, ma non solo, vengono riportati anche i giudizi delle migliaia di individui o troll che condividendo o rilanciando i post e le affermazioni del Ministro dell’Interno, provocano una vera e propria “furia diffamatoria non solo verso Carola Rackete ma anche verso la giudice Alessandra Vella costretta a chiudere il suo account Facebook.

Ne conclude Carola Rackete e il suo avvocato: «Gli interventi di Matteo Salvini si svolgono non all’interno della sua funzione, ma facendo di essa un puro strumento propagandistico e, come vedremo, istigatorio di un “discorso dell’odio”, che travolge ogni richiamo alla funzione istituzionale. (…) A maggior ragione la lesione è signifcativt, se si considert che le (numerose) occasioni pubbliche in cui si è lasciato andare a tali giudizi nei miei confronti sono successive all'emissione del suddetto provvedimento giudiziario che, al contrario, ripeto, riconosce la piena giustificazione del mio operato (ridimensionando peraltro la portata offensiva dellt condotta nei confronti della GdF)».

«Si tratta quindi di attacchi personali gratuiti e lesivi della mia dignità morale e professionale, tanto più pregiudicanti della mia identità e del mio impegno civile e sociale, quanto più strumentali. Sono fondati sull'affermazione dello stravolgimento per fini politici (fare politica sulla pelle di quei disgraziati), della mia condizione sociale (una ricca tedesca viziata), del mio ruolo e del quadro normativo e giuridico entro cui s’inscrive la mia attività (fuorilegge, criminale, delinquente), nonché delle finalità umanitarie che mi animano (potenziale assassina, complice dei trafficanti). Peraltro la frequenza e la reiterazione degli attacchi danno conto di un preordinato programma di denigrazione della sottoscritta. Inutile dire che tuto ciò non ha nulla a che vedere con la liberta manifestazione del pensiero. Si tratta di un’aggressione diffamatoria che Matteo Salvini fa non nell’esercizio della sua funzione, ma al riparo del suo ruolo, utilizzandolo al solo scopo di veicolare l’odio dei suoi sostenitori nei miei confronti, con una enorme portata offensiva stante l’evidente disparità di posizioni, tra un ministro e una cittadina, per di più non italiana».

«Confuiscono così in un unico imbuto sentimenti xenofobi e misogini (il richiamo alle scarpete è indicativo), che hanno prodotto a catena una serie innumerevole di messaggi difamatori dei suoi seguaci, nei quali vengo defnita: “quella puttana tedesca” ; “quella donna vacca, più che portarli in salvo se li scopava uno per uno” ; “se una nasce vacca muore vacca” ; “non si capisce se è un uomo o una donna, non è decorosa, sciattona, borderline della società, puzzolente, fa schifo” ; “delinquente” ; “complici dei trafficanti di esseri umani” ; “sedicente, presunta capitana” ; “dopo 14 giorni che ti prendi pisellate da 43 mao mao decidi di sbarcare per far raffreddare la fregna e gli sfinteri” ; “zoccola malefica” ; “Asfaltatela” ; “Le offro il mio domicilio. Prima la raso a zero, poi la lavo con un po' di acido muriatico per vedere che effeto le fa… tanto lei è ricca, tedesca di razza ariana, ha fatto tre università e conosce 5 lingue. Con la sua vorrà gentilmente leccare la piastra del ferro da stiro” . Con il presente atto chiedo che codesta Autorità voglia disporre, ai sensi dell’art. 321 c.p.p., il sequestro preventivo delle pagine informatiche attraverso le quali risultano pubblicati e diffusi i contenuti diffamatori e istigatori sopra descritti con specifico riferimento alle pagine facebook e twitter dell'account ufficiale di Mtateo Salvini.»

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