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Volontariato e impresa sociale? Se lavorano insieme funzionano meglio

12 Settembre Set 2019 1703 12 settembre 2019
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Durante la prima giornata di lavoro del workshop, “Identità e valore: oltre l’impatto”, organizzato da Iris Network, ci si interroga anche sulla relazione tra volontariato e impresa sociale

Riva del Garda - Durante la prima giornata di lavoro del XVII workshop sull’impresa sociale, “Identità e valore: oltre l’impatto”, organizzato da Iris Network, ci si interroga sulla relazione tra volontariato e impresa sociale. L’incontro, a cura di Marco Musella, presidente del Network, a cui hanno partecipato Guido Memo, direttore Non per Profitto; Marco Gargiulo, presidente del consorzio nazionale idee in Rete e Marco Traversi, presidente Project Ahead, ha messo al centro la relazione tra impresa sociale e volontariato, non come soggetti in antitesi, ma come incrocio e sinergia necessaria per l’arricchimento di entrambi i mondi.

«Oggi nel mondo del Terzo Settore», spiega Musella, «stanno cambiando anche i termini attraverso cui costruire alleanze e collaborazioni tra i vari soggetti. I diversi mondi devono confrontarsi in modo aperto e sereno per trovare un terreno comune d’azione, per riconoscersi e legittimarsi nelle differenze. Abbiamo organizzato questa sessione parallela per mettere a fuoco le potenzialità delle relazioni di collaborazione tra il mondo del volontariato e le imprese sociali, anche alla luce del nuovo ruolo e del nuovo assetto dei centri di servizio per il volontariato».

Professore, quali sono le potenzialità della collaborazione tra i due mondi?
Se questi due mondi si parlano possono realizzare insieme dei progetti realmente efficaci legati al bisogno dei territori e allo sviluppo locale umano. Da un lato l’impresa sociale deve ascoltare il mondo del volontariato, che ha più presa sul territorio, dall’altra il volontariato devi lasciarsi aiutare. Il terzo settore è bello perché articolato, ma se tutti si mettono a fare la stessa cosa il rischio che si corre è quello di entrare in competizione.

Come li mettiamo in relazione tra loro?
Questo non lo so ancora, però invito a fare una riflessione. La maggior parte degli operatori sociali di oggi, la maggior parte delle cooperative, sono nate da chi proviene dal mondo del volontariato o dell’associazionismo. Mondi da sempre caratterizzati dall’attenzione per gli ultimi. Ecco queste esperienze individuali dovrebbero diventare il tema di partenza su cui iniziare a lavorare. Le imprese sociali che perdono completamente il concetto del dono, in qualche modo si snaturano. E allo stesso modo il volontariato deve interrogarsi su come dar vita ad una nuova economia.

Ha detto che la parola chiave è innovazione…
Sì. Intesa come modo nuovo di affrontare i problemi, vecchi e nuovi, ancora irrisolti. L'obiettivo comune deve essere rinnovare sinergie e progettare nuovi strumenti che possano favorire quelle persone e, soprattutto, quelle istituzioni sociali che vogliono avere cura di donne, uomini e territori per accompagnare e promuovere uno sviluppo dal volto umano della comunità.

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