Terzo settore

Steni Di Piazza: «Spieghiamo a tutti che l'impresa sociale è un nuovo modello di economia»

23 Settembre Set 2019 1436 23 settembre 2019

A Palermo con il nuovo sottosegretario al Lavoro e Politiche sociali che avrà in carico il Terzo settore e una Riforma da completare. «Abbiamo una grande sfida da vincere insieme, spiegare cosa sia il non profit e che un'economia non per fine di lucro è possibile e pure vantaggiosa»

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A Palermo con il nuovo sottosegretario al Lavoro e Politiche sociali che avrà in carico il Terzo settore e una Riforma da completare. «Abbiamo una grande sfida da vincere insieme, spiegare cosa sia il non profit e che un'economia non per fine di lucro è possibile e pure vantaggiosa»

Steni Di Piazza, parlermitano doc torna nell’aula del Consiglio comunale del bellissimo Palazzo delle Aquile da sottosegretario al Lavoro e Politiche sociali in occasione dei 25 anni del Consorzio di cooperative sociali Sol.co. «Sono anche emozionato, ho lavorato in queste stanze nei primi anni Novanta (dal 1990 al 1993), ero un giovane consigliere comunale della Democrazia Cristiana».

La distribuzione delle deleghe a vice ministri e sottosegretari sarà questione dei prossimi giorni anche se tutti lo hanno subito indicato come il referente della partita Riforma del Terzo settore da portare a terra al più presto. Lui del resto non dubbi: « Quando ho giurato, e si vede anche dalle immagini, il presidente Conte mi ha detto: “Mi raccomando il Terzo settore”, questo è un mandato chiaro e impegnativo».

Del resto la sua biografia non è equivocabile. Nel 1999 da direttore di una filiale di banca palermitana, realizza un progetto di microcredito a favore degli immigrati residenti a Palermo, finalizzato all’acquisto di beni durevoli di consumo, riuscendo a finanziare in un anno circa 500 famiglie, erogando circa tre miliardi delle vecchie lire. Nel 2007, riceve l’incarico da Banca Etica di aprire una filiale in Sicilia. Nel 2012, ci racconta: «ebbi un’idea, si capiva che il modello economico della massimizzazione del profitto non poteva funzionare e invece di creare benessere lo depredava, il capitale serviva a creare rendite finanziarie invece di lavoro, così proposi di creare il Primo laboratorio nazionale di economia civile. Ne parlai con tanti amici tra cui Dino Barbarossa che mi aiutò ad organizzare ad Avola il Laboratorio con la presenza di Stefano Zamagni, Leonardo Becchetti, Luigino Bruni. Vi parteciparono 250 persone, studenti e operai, imprenditori e banchieri, impiegati e disoccupati, giovani ed anziani, donne e uomini, e si lanciarono 20 proposte per un nuovo modello di economia, l'economia civile, in cui il mercato non è combattuto, ma vissuto come luogo aperto anche ai principi di reciprocità e di solidarietà e perciò capace di costruire le città».

Una sfida che poi ha continuato fuori e dentro la politica come senatore 5 Stelle

Proprio così, e non da solo ma insieme a tantissimi altri, nella società si è formato un movimento che incalza la politica che deve avere il compito di fare norme per un cambio di rotta nell’economia, per la valorizzazione del non profit che è cosa diversa dal no profit.

Senatore lei tocca un punto fondamentale, quello di spiegare che il Terzo settore non si esplica solo nel campo importantissimo della gratuità, ma anche nel settore produttivo, nella produzione di beni e servizi

Non profit significa, non che si lavora in deficit o si producono buchi economici, che si persegue un utile non per profitto ma per il bene comune. Quindi non per profitto, questo è l’inizio di un nuovo modello economico dove al centro ci sono le persone e le comunità e non il capitale. Un anno e mezzo fa quando sono diventato parlamentare ho cercato di portare avanti queste battaglie e queste domande alla politica portando avanti quelle stesse istanze in Commissione Finanze in Senato lavorando per quegli strumenti che possono essere volano per questa nuova economia come i Titoli di solidarietà. Per far sì che l’idea di impresa sociale possa diventare centrale in una nuova pratica economica.

Eppure, senatore, sembra questa una battaglia culturale tutta da vincere, fuori e dentro il suo partito..

Steni Di Piazza: È vero, per questo credo che il nostro grande compito sia quello di essere promotori di cultura, imprenditori, cittadini, politici, giornalisti, tutti insieme dobbiamo spiegare la differenza tra non profit e no profit, e far capire che l’impresa sociale non è roba per i “bravi ragazzi” ma un nuovo paradigma economico, quello di cui ha parlato e parla in continuazione papa Francesco. Dobbiamo pensare e promuovere un nuovo modello economico questa la sfida culturale che abbiamo davanti. Oggi sono troppo poche le imprese private che perseguono interesse pubblico.

Tra i suoi impegni quello dio portare a terra una Riforma che ha ormai 3 anni ma è ancora da completare con decreti attuativi e nel confronto con L’Unione europea sulla partita fiscale

Sarà la mia prima preoccupazione e questo delicato compito mi è ben chiaro. Quello che mi preoccupa meno, molto meno di un paio di mesi fa, è proprio il dossier europeo sulle partite fiscali previste dalla Riforma e così necessarie al decollo del nuovo modello economico che vede la possibile alleanza tra Stato, privato e settore non profit. Oggi, con il nuovo Governo l’aria è cambiata e all’economia abbiamo Paolo Gentiloni. Oggi sono abbastanza confidente, mi sto muovendo per portare avanti questa partita in concerto col Mef. Spero di avere già qualche riscontro in più in occasione dell'incontro del prossimo 3 ottobre presso la vostra redazione.

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