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Sport

A Siracusa il calcio diventa una questione di famiglia e fa rima con integrazione

1 Ottobre Ott 2019 1645 01 ottobre 2019
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“Sei Forte Papà” è una società sportiva di calcio dilettantistico riconosciuta dal CONI e affiliata al CSI molto particolare: «un gruppo di papà, stanco dei soliti allenamenti di calcio dei propri figli e degli ambienti delle scuole calcio, hanno deciso di mettersi insieme per imettere in moto sia genitori che figli», sottolinea il presidente Fabio Lo Bello

Un gruppo di papà, stanco dei soliti allenamenti di calcio dei propri figli e degli ambienti delle scuole calcio, ha deciso, a Siracusa, di mettersi insieme «per fondare questa società che ha, come scopo, di organizzare delle partite per rimettere in moto sia i genitori sia i propri figli».

È questo l'inizio della storia della società sportiva di calcio dilettantistico “Sei Forte Papa” raccontata dal presidente Fabio Lo Bello.

Riconosciuta dal CONI e affiliata al Centro Sportivo Italiano «ad oggi con il progetto “Indossa la maglia di papa'” abbiamo messo in moto cinquanta famiglie con rispettivi figli per stare insieme e inculcare gli ideali di rispetto amicizia e famiglia. Queste sono piccole realtà che vanno avanti perseguendo gli ideali sani dello sport e che vale la pena raccontare», aggiunge Lo Bello.

A “Sei Forte Papà” i ragazzi «fanno calcio, atletica e lancio del vortex come da regolamento CSI. Abbiamo sia educatori qualificati che papà che danno una mano in campo». Uno dei porgetti più emblematici è quello che vede protagonisti padri e figli. «Il progetto papà over 40 mette in gioco i papà che vogliono giocare a calcio (campionato over 40 e open C5 e C7) e da la possibilità, al proprio figlio, di iscriversi al centro di avviamento sportivo senza pagare l’iscrizione e, soprattutto, dando la possibilità di indossare lo stesso numero di maglia del papà al piccolo campione in erba», spiega il presidente, «abbiamo anche creato il gol in sospeso, come si fa a Napoli con il caffè, ma in questo caso ad avvantaggiarsi del pensiero sono i bambini meno fortunati ai quali destiniamo queste piccole somme per permettergli di svolgere attività fisica».

Il fiore all'occhiello però è un altro: «Nelle nostre foto ci sono bambini siracusani, marocchini e cingalesi. Noi puntiamo alla socializzazione, all’educazione attraverso lo sport. A nostro avviso le scuole calcio sono solo un contenitore per rifornire le prime squadre che tendono a formare campioni e, i bambini meno dotati, sono utilizzati solo per pagare le rette mensili. Noi invece diamo l’anima per far crescere prima gli uomini e poi i calciatori. Sono i nostri figli e non ci interessa che diventino calciatori in Serie A ma bravi adulti».

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