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"Quel mattino a Lampedusa", la lettura scenica di Antonio Umberto Riccò

3 Ottobre Ott 2019 1822 03 ottobre 2019

Le testimonianze dei protagonisti dei giorni successivi alla strage del 3 ottobre 2013 di Lampedusa in cui persero la vita 366 persone raccolte in un opera teatrale edita da Ecra edizioni. "Raccontare quel naufragio significa non dimenticarlo", racconta l'autore

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Quel Mattino A Lampedusa
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Le testimonianze dei protagonisti dei giorni successivi alla strage del 3 ottobre 2013 di Lampedusa in cui persero la vita 366 persone raccolte in un opera teatrale edita da Ecra edizioni. "Raccontare quel naufragio significa non dimenticarlo", racconta l'autore

Le testimonianze dei protagonisti del tragico naufragio di Lampedusa del 3 ottobre 2013 portate in scena e racchiuse nell’opera Quel mattino a Lampedusa di Antonio Umberto Riccò, scrittore e autore teatrale.

La lettura scenica contenuta nel volume edito da Ecra (edizioni del credito cooperativo) è frutto di un lavoro di ricerca che segue i giorni successivi alla strage: «Ho raccolto i racconti dei protagonisti che in quei giorni avevano reso dichiarazioni alla stampa, le ho confrontate e ho dato un ordine drammaturgico. Avevo bisogno di farlo, io vivo all’estero e quando appresi la notizia mi vergognavo profondamente. Raccontare quel naufragio significa non dimenticarlo», spiega l’autore che ha realizzato la lettura scenica in ben 369 luoghi raccogliendo 98 mila euro che sono state destinati a 245 organizzazioni e associazioni che operano nel terzo settore.

L’ultima delle letture di “Quel mattino a Lampedusa”, in una chiesa ad Unna, nei pressi di Dortmund ha permesso di raccogliere una somma di circa due mila euro destinata alla Ong Sea Watch. In quell’occasione hanno preso parte circa 300 persone.

Tra le testimonianze più toccanti della lettura ci sono senz’altro quelle dei pescatori di vite umane come Vito Fiorino, Costantino Baratta e Domenico Colapinto.

L’introduzione è del presidente di Libera, Don Luigi Ciotti, mentre la prefazione è di Cristopher Hein, già direttore del Consiglio italiano per i rifugiati. Le musiche sono di Francesco Impastato, cugino di Peppino Impastato.

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