Emergenze

Oxfam: «La tragedia dello Yemen tra bombe e colera»

9 Ottobre Ott 2019 1518 09 ottobre 2019

Cresce l’emergenza colera. Superati i 2 milioni di casi sospetti in meno di 3 anni: in media quasi 80 persone ogni ora. Nel 2019 in 1 caso su 4 colpiti bambini sotto i 5 anni. 18 milioni di yemeniti sono esposti al contagio per mancanza di acqua pulita e servizi igienico-sanitari, 2 su 3 sono senza assistenza sanitaria di base, 14 milioni sull’orlo della carestia. Da giugno ad agosto l’intensificarsi di un conflitto atroce ha causato il 54% di vittime civili e il 79% di abitazioni civili colpite. Oxfam lancia la campagna #SOSYEMEN per chiedere al governo un cambio di rotta

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10 OGB 111614 © Gabreez Jameela's Children
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Cresce l’emergenza colera. Superati i 2 milioni di casi sospetti in meno di 3 anni: in media quasi 80 persone ogni ora. Nel 2019 in 1 caso su 4 colpiti bambini sotto i 5 anni. 18 milioni di yemeniti sono esposti al contagio per mancanza di acqua pulita e servizi igienico-sanitari, 2 su 3 sono senza assistenza sanitaria di base, 14 milioni sull’orlo della carestia. Da giugno ad agosto l’intensificarsi di un conflitto atroce ha causato il 54% di vittime civili e il 79% di abitazioni civili colpite. Oxfam lancia la campagna #SOSYEMEN per chiedere al governo un cambio di rotta

A fine agosto in Yemen, i casi sospetti di colera hanno superato i 2 milioni e 36 mila casi in meno di tre anni, in media quasi 80 ogni ora, con 18 milioni di persone esposte al rischio di contagio e 1 caso su 4 che dall’inizio dell’anno ha riguardato bambini sotto i 5 anni. All’origine dell’epidemia ci sono 4 anni e mezzo di uno dei conflitti più atroci della storia recente e la mancanza di accesso all’acqua pulita. Un’emergenza che, dopo aver colpito 22 su 23 governatorati nel Paese (con quasi 1 milione di contagi da inizio 2018 allo scorso settembre), si è fatta ancora più aspra negli ultimi mesi in alcune delle zone colpite dalla guerra, come il porto di Hodeida, dove i contagi sono aumentati del 60% rispetto ai mesi precedenti.

Nel paese non cessano i bombardamenti dal cielo e gli scontri via terra, esplosi nel corso dell’estate anche nel sud del Paese, causando tra giugno e agosto il 54% di vittime civili (morti e feriti) con il 79% di abitazioni civili colpite (2). Solo dall’inizio dell’anno il bilancio è di oltre 700 civili uccisi e 1.600 feriti (3), che vanno ad aggiungersi alle oltre 17 mila registrate ufficialmente tra il 2015 e il 2018. Anche se alcune autorevoli stime parlano di decine di migliaia di vittime civili dall’inizio della crisi. Nel frattempo il conflitto resta aperto anche nella zona del porto di Hodeida, il principale del Paese, e ciò continua a rendere difficilissimo il flusso di aiuti. Da qui transitano il 70% del cibo, delle medicine e dei beni essenziali per la sopravvivenza del popolo yemenita.

Numeri impietosi raccontano uno Yemen dunque allo stremo: 14 milioni di persone sono sull’orlo della carestia; 2 milioni di bambini e 1,4 milioni di donne in gravidanza soffrono di malnutrizione acuta; 24,1 milioni di persone su 30,5 dipendono dagli aiuti umanitari; i prezzi dei beni alimentari sono saliti in media del 47%.

Per dare voce alla popolazione yemenita, per chiedere immediati aiuti, Oxfam lancia oggi la campagna #SOS YEMEN insieme a una petizione a cui tutti possono aderire per chiedere al Governo italiano e alla comunità internazionale il cambio di rotta che serve per salvare il paese prima che sia troppo tardi.

«Sono dovuta scappare dallo Yemen per curare mio figlio»

«Prima della guerra io e la mia famiglia stavamo bene. Sono laureata in statistica e lavoravo nel settore pubblico, poi d’un tratto tutto è cambiato- racconta nel video qui sopra Asthar Alrazehi, 41 enne yemenita, madre di tre figli, arrivata in Italia nel 2015 grazie a un corridoio umanitario - Mio figlio appena nato ha cominciato ad avere i primi sintomi di quello che poi ho scoperto essere una grave forma di diabete. Erano appena iniziati i bombardamenti e per le strade c’erano morti ovunque, uomini, donne bambini, si sentiva l’odore del sangue. Siamo passati da un ospedale all’altro ma senza riuscire a salvarlo dal coma in cui è caduto per due settimane, le più lunghe della mia vita. Per fortuna si è ripreso e poco dopo sono riuscita a portarlo in Italia, al Mayer di Firenze, dove ha potuto curarsi».

A causa del conflitto in Yemen oggi 2 persone su 3 non hanno accesso a all’assistenza sanitaria di base e solo la metà delle strutture sanitarie sono funzionanti. Il resto è stato distrutto o danneggiato gravemente dalla guerra. Una situazione disperata di cui i primi a fare le spese sono proprio donne e bambini, che oltre ad essere esposti a malattie come colera e difterite, rappresentano oltre il 76% degli sfollati interni arrivati al oltre 3,6 milioni dal marzo 2015. Allo stato attuale, 11 milioni di bambini hanno un disperato bisogno di aiuti, tra cui 4,1 milioni che non possono continuare a studiare, in un contesto in cui più di 2.500 scuole in tutto il paese sono state distrutte o devono essere utilizzate per ospitare famiglie di sfollati o per l’assistenza medica alle donne che devono partorire. Sono oltre 3 milioni le donne yemenite esposte al rischio di violenza di genere.

Pochi aiuti e oltre 1 miliardo di armi italiane che hanno alimentato il conflitto, buona parte dell’export di armi rischia di rimanere fuori dallo stop votato in Parlamento: una petizione urgente al Governo italiano.

«Mentre il popolo dello Yemen è sull’orlo del baratro, stritolato da un conflitto che continua ad essere alimentato dagli interessi economici delle grandi potenze mondiali, l’impegno italiano e della comunità internazionale è del tutto insufficiente - ha detto Paolo Pezzati, policy advisor per le emergenze umanitarie di Oxfam Italia - L’Italia ha stanziato nel 2018 e nel 2019 appena 5 milioni di euro in aiuti, l’equivalente di quanto necessario ad una singola organizzazione umanitaria come Oxfam per due mesi di lavoro nel Paese. Allo stesso tempo, il piano di risposta delle Nazioni Unite per quest’anno è fermo al 52% di quanto necessario, ossia mancano ancora all’appello 2 miliardi di dollari. Per questo chiediamo all’Italia un immediato aumento degli aiuti diretti a sostenere il popolo yemenita. La cifra stanziata negli ultimi due anni per contribuire ad affrontare la più grave emergenza umanitaria al mondo, è talmente bassa da apparire risibile!».

Allo stesso tempo però il Governo italiano tra il 2015 e il 2018 ha autorizzato export di armamenti italiani verso Arabia Saudita e Emirati Arabi Uniti – due dei principali paesi coinvolti nel conflitto - per 1 miliardo e 363 milioni di euro, consegnandone per un valore di 1 miliardo (4). Un dato che pone il nostro paese subito dietro USA. Regno Unito e Francia. Ossia i principali esportatori verso le parti in conflitto. C’è però un altro dato particolarmente significativo da tener presente per l’Italia. Secondo gli ultimi dati disponibili, solo meno della metà delle licenze autorizzate dal Governo italiano tra il 2015 e il 2017 verso Arabia Saudita e Emirati Arabi ha riguardato bombe e missili, ossia quei sistemi d’arma di cui il Parlamento a giugno ha bloccato l’export (5). Insomma un quadro di interessi economici in gioco ben chiaro, pensando che nel complesso gli stati membri dell’Unione Europea hanno autorizzato solo nel 2017 esportazioni di sistemi d’arma verso le sole Arabia Saudita ed Emirati Arabi per 22 miliardi di euro, un dato che nel 2016 si attestava oltre i 43 miliardi.

«Dopo anni di pressione con altre organizzazioni umanitarie italiane impegnate nella crisi, il Parlamento ha votato lo scorso giugno uno stop verso l’export di armamenti pesanti, missili e bombe, all’Arabia Saudita e agli Emirati Arabi Uniti – aggiunge Pezzati – Tuttavia non ha posto il divieto di vendita di armi leggere o altri sistemi d’arma e soprattutto non ha posto nessun divieto all’export verso gli altri paesi membri della coalizione saudita coinvolti nel conflitto, come Bahrein, Kuwait, Giordania, Sudan e Senegal. Paesi da cui gli armamenti possono tranquillamente arrivare in un secondo momento a quelli già colpiti dallo stop dell’export. Per questo chiediamo al Governo di agire subito per estendere la sospensione delle licenze all’esportazione a tutti i dispositivi d’arma e a tutti i paesi coinvolti nel conflitto yemenita. Chiediamo inoltre che l’Italia agisca subito per trovare il consenso necessario per un embargo europeo verso tutti i paesi della coalizione saudita, dando seguito alla parte dispositiva della mozione parlamentare approvata a giugno. La vita delle persone non può venire dopo qualsivoglia interesse economico! Firmando la petizione che lanciamo oggi, diretta in primis al Premier Conte e al Ministro degli Esteri Di Maio – continua Pezzati - ciascun cittadino può far sentire la propria voce, chiedendo che si faccia subito tutto il possibile per alleviare le indicibili sofferenze del popolo yemenita, creando le condizioni perché arrivino tutti gli aiuti necessari, senza che il nostro Paese si renda anche solo indirettamente complice del massacro di civili in corso da più di 4 anni. Un conflitto così ingiusto, un orrore tanto grande, dovrebbe prima di tutto indignarci come esseri umani!»

Per questo Oxfam chiede inoltre all’Italia, un maggiore impegno nel supportare il processo di pace e il lavoro dell’inviato delle Nazioni Unite in Yemen.

«Se la guerra finisse vorrei subito tornare nel mio Paese. In questo momento il mio popolo ha ancora speranza, ma non ha più una vita!» conclude Ashtar.

La risposta di Oxfam alla crisi in Yemen

Oxfam ha intensificato il suo lavoro nello Yemen per affrontare la più grande crisi umanitaria del mondo. Dal luglio 2015 Oxfam, insieme a partner locali, ha aiutato più di 3 milioni di persone in nove governatorati garantendo acqua, servizi igienico-sanitari, cibo. In questo momento, Oxfam sta aiutando gli sfollati da Hudaydah, Hajjah e Taiz. Quest’aiuto comprende la distribuzione di acqua pulita e cibo. Ad esempio, attraverso l’organizzazione partner Generation Without Qat, Oxfam fornisce acqua a oltre 126mila persone nella città di Taiz e sostiene oltre 420mila persone nel governatorato con servizi di acqua e servizi igienico-sanitari e assistenza in contanti. Per rispondere all’epidemia di colera, Oxfam ha fornito acqua pulita e servizi igienico-sanitari a oltre 430 mila persone nei governatorati di Taiz, Aden, Hajjah, Al-Hudaydah e Amran per prevenire e contenere la malattia. Ripariamo le forniture idriche, realizziamo la disinfezione dello stoccaggio e delle fonti idriche con cloro, forniamo alle famiglie attrezzature per la depurazione dell'acqua e distribuiamo materiali per l'igiene. Costruiamo latrine e forniamo strutture per la gestione dei rifiuti solidi. Formiamo volontari della comunità per diffondere messaggi igienici per la prevenzione e il trattamento del colera. Portiamo avanti le campagne di sanità pubblica. Forniamo bustine di reidratazione orale per garantire che le persone possano reidratarsi rapidamente quando soffrono di segni e sintomi di colera.

Si può sostenere la risposta di Oxfam QUI

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