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Magistrati per i minorenni: «smentita l’esistenza di un “sistema emiliano”»

14 Ottobre Ott 2019 2113 14 ottobre 2019
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I Magistrati per i Minorenni e per la Famiglia, riunitisi a Lecce, hanno redatto un comunicato in merito alla vicenda che ha coinvolto i servizi sociali della Val d'Enza: in questi mesi è stato «amplificato l’inutile logica del sospetto su tutto e su tutti», con una «devastante e generalizzata delegittimazione delle professioni di aiuto, di assistenza, di cura e protezione delle persone di minore età e della funzione del Giudice delle relazioni»

Nei giorni scorsi, l’11 e 12 ottobre, Lecce ha accolto il XXXVIII Convegno dell’ AIMMF. Convegno che evidentemente non poteva esimersi dal richiamare quanto accaduto a partire dal 27 giugno 2019, da quando cioè sono state rese note le indagini su alcuni professionisti operanti nel territorio della Val d’Enza, fatti «continuamente oggetto di una incontrollata comunicazione mediatica».

L’AIMMF riprende le «recenti e puntuali precisazioni fornite dal presidente del Tribunale per i minorenni di Bologna, dopo una scrupolosa verifica interna e una riunione con i responsabili dei servizi sociali e con la nuova dirigente della Val d’Enza», in base a cui «è stato accertato che in 85 procedimenti su 100, avviati su richiesta della Procura minorile, era stata respinta la proposta di allontanamento dei minori dalla famiglia d’origine e il collocamento presso terzi suggerito dai detti servizi»: queste informazioni fanno dire ad AIMMF che «risulta smentita l’esistenza di un “ sistema emiliano” fondato su una gestione di assoluto potere da parte dei servizi sociali».

I magistrati lamentano il fatto che «la notizia in questione, nonostante la delicatezza della materia e il coinvolgimento di persone di minore età, è stata, nell’immediatezza, offerta all’opinione pubblica senza alcun filtro, cautele, sufficienti e autorevoli spiegazioni dei percorsi investigativi e della peculiarità del caso», osserva che per effetto di ciò in questi mesi «il sistema della Giustizia minorile e familiare è stato enormemente esposto alle speculazioni e, in qualche ipotesi, anche a comportamenti rivendicativi di soggetti in malafede, catalizzando le istanze “di pancia” degli “scontenti” e amplificando l’inutile logica del sospetto su tutto e su tutti, anziché proporre quella saggia del dubbio e dell’attesa, pur nel rispetto di un equilibrato dovere di cronaca»: tutto ciò ha «determinato una devastante e generalizzata delegittimazione delle professioni di aiuto, di assistenza, di cura e protezione delle persone di minore età e della funzione del Giudice delle relazioni».

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