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Giovani

Dispersione scolastica: un working paper per imparare dagli errori

21 Ottobre Ott 2019 1542 21 ottobre 2019
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Il contrasto della dispersione scolastica è un settore di intervento prioritario per il Fondo di Beneficenza di Intesa Sanpaolo, che ha radunato gli enti di terzo settore per mettere a punto un working paper utile a tutti gli addetti ai lavori

«Per una banca che ha deciso di essere una banca di impatto, la lotta contro la dispersione scolastica è prioritaria, perché essa ha effetti terribili nella società nel suo complesso. Questo è il campo del futuro»: così Gian Maria Gros-Pietro, Presidente di Intesa Sanpaolo, lo scorso 15 ottobre a Milano ha aperto la giornata di studio intitolata “Presenti… Inclusi”, un workshop realizzato in collaborazione con Fondazione Lanfg che ha riunito i principali soggetti attivi nel campo della lotta alla dispersione scolastica. A partire dalla presentazione di cinque best practice - da Como a Catania - i workshop della giornata hanno provato a ragionare su metodologie ed errori, nella prospettiva dell’empowerment di chi lavora su questo tema così delicato e strategico: l’idea è quella di raccogliere il tutto in un working paper di prossima pubblicazione, da mettere a disposizione di tutti gli addetti ai lavori.

Banca Intesa opera nel contrasto alla dispersione scolastica attraverso il suo Fondo Beneficienza: «Non operiamo direttamente, sosteniamo coloro che sanno come si opera, territorio per territorio. Ma allo stesso tempo non siamo finanziatori passivi: selezioniamo i progetti, monitoriamo i risultati ottenuti, verifichiamo che ci sia un buon rapporto tra la somma investita e i risultati ottenuti, e così sproniamo le organizzazioni ad aumentare la loro efficienza. Abbiamo scritto nel piano industriale che vogliamo essere operatore di impatto, significa che ci attrezziamo per modificare in positivo la società in cui viviamo, vogliamo essere un acceleratore della crescita dei paesi in cui siamo presenti, in particolare Italia», ha proseguito il presidente.

Il Fondo Beneficienza Intesa Sanpaolo, in capo dalla Presidenza, nasce dall’allocazione dei dividendi non distribuiti, con un plafond che viene stabilito di anno in anno: dal 2016 al 2018 ha erogato 27 milioni di euro, per il 2019 la dotazione è pari a 13,5 milioni di euro da destinare, in via prioritaria, a demenza senile, povertà educativa e dispersione scolastica. L’ambizione, ha detto Giovanna Paladino, responsabile della segreteria tecnica del Fondo Beneficienza Intesa Sanpaolo, è quella di permettere anche ai soci di allocare risorse nel plafond del Fondo. È stata lei a presentare nel dettaglio il modo in cui il fondo opera: «selezioniamo i progetti sulla base del merito, dell’impatto sociale previsto ex ante, del track record dell’associazione, dell’aderenza alle linee guida. Assicuriamo un turn over al massimo triennale: se il progetto è buono, dopo tre anni cammina da solo o riesce a trovare altri finanziamenti. Cerchiamo di garantire una presenza su tutto il territorio nazionale. L’idea è che l’impatto delle elargizioni deve essere rilevante, che i progetti facciano la differenza e - visto che siamo un fondo - che siano innovativi. Per i progetti finanziati con più di 100mila euro, è prevista una valutazione d’impatto fatta da una università selezionata: la valutazione esterna non è un’intrusione ma un accompagnare gli enti a fare meglio, perché a volte che ci si innamora del proprio progetto. Questa giornata è una risposta a una sollecitazione giunta proprio degli enti, che cerchiamo di sostenere anche con un’azione di empowerment e networking: siamo qui per condividere anche gli insuccessi, perché fare errori è fondamentale per imparare», ha spiegato.

Di seguito, le cinque best practice presentate nella mattiata.

Proud Of You – Plus
di Next–Level
realizzato a Napoli

È un progetto nato per prevenire la dispersione scolastica attraverso una didattica innovativa dell’italiano e della matematica, realizzato presso l'Istituto Virgilio IV di Scampia (NA). Lo hanno presentato Caterina Corapi - ex manager della cultura che nel 2014 a Torino ha fondato Next–Level, che presiede – e Roberto Marcone, ricercatore di psicologia dello sviluppo e dell’educazione dell’Università Luigi Vanvitelli. «Il nostro primo progetto l’abbiamo fatto a Biella, orientamento attraverso lo storytelling. Appena arrivati sotto le Vele di Scampia abbiamo capito che la nostra metodologia lì non avrebbe funzionato, perché il problema dell’abbandono scolastico lì c’è già alle elementari. Abbiamo progettato “Proud of You” come un summer camp itinerante, in giro per Napoli, per imparare l’italiano raccontando la città, ad esempio con il giornalismo, la caccia al tesoro letteraria, “balliamo la matematica”… e supportando lo studio durante l’anno scolastico», ha esordito Corapi. L’anno scorso hanno frequentato il camp estivo 70 bambini, con 10 insegnanti e 10 tutor, mentre durante l’anno gli iscritti ai pomeriggi di sostegno allo studio sono stati 100, con una frequenza del 60%. Sulla lezione dell’anno scorso, il progetto quest’anno è stato modificato ancora: quattro plessi che fanno capo all’IC Radice Sanzio Ammaturo (quartiere Poggio Reale), 220 bambini coinvolti, 50 genitori, una cooperativa sociale, 32 moduli curricolari il mattino. «Abbiamo raddoppiato le attività, inserito i moduli il mattino, ampliato la formazione per insegnanti e tutor, coinvolto le mamme in un corso di pasticceria».

«È la scuola che salva questi bambini, le famiglie da sole non ce la fanno. Non possiamo permetterci drop out, un termine inglese che molto più della nostra “dispersione scolastica” rende l’idea di come la scuola “cacci” i bambini. Il primo passo allora è far sì che i bambini vadano a scuola contenti, con il sorriso, mentre oggi in certi territori lasciare la scuola “è figo” e al contrario l’idea di essere bravi a scuola è infamante», ha sottolineato Marcone.


Uno scatto del "Cantico di Librino"

Librino è bellezza
di Associazione Fiumara d’arte
realizzato a Catania

​L’anima di questo progetto è Antonio Presti, imprenditore e mecenate, che ha fatto di Librino «un presidio che afferma il potere della “politica della bellezza”». A Librino 15 anni fa, ha ricordato, «tutto era “a rischio”. Quello che è importante nel lavoro nelle periferie è la costanza. E ricordarsi che più che dispersione scolastica oggi dobbiamo forse parlare di “dispersione familiare”».A Librino, su un viadotto lungo 4 km, Presti ha coinvolto in passato 15 grandi artisti, 2mila mamme e 2mila bambini: «un’opera che c’è da 10 anni, nessuno l’ha toccata. Settimana prossima inizia un nuovo percorso, per realizzare una “porta” lunga almeno un km che coinvolga 10mila bambini e 10mila mamme». Poi c’è il “Cantico di Librino” inaugurato prima dell’estate, con le foto degli abitanti di Librino che hanno avuto un “nuovo battesimo” con le parole del Cantico dei Cantici: «Ci vorrebbe un “Cantico” in ogni città. Vado lì, mi guardo, non sono più Giovanni ma “Sole raggiante”. È un modo per dire "tu non sei a rischio", è la politica che mantiene le persone nel suo potere attraverso la politica sociale, veniamo da generazioni di assistiti e di lavori socialmente utili che hanno creato la sottomissione di una generazione di “schiavi felici”. A proteggere la bellezza di questa opera saranno gli ex detenuti di Librino, insieme ai bambini con sindrome di Down: insieme diventeranno le guide turistiche dei quartiere», ha detto Presti.


Exmè 20-20
di Fondazione Domus de Luna
realizzato a Cagliari

Domus de Luna è nata nel 2005. Oggi è una galassia, che comprende il pianeta dell’urgenza, il pianeta della prevenzione e quello della speranza. È la metafora con cui Ugo Bressanello, presidente di Domus de Luna, sintetizza l’attività molteplice della fondazione. Dall’accoglienza alla prevenzione, alla ripartenza. «All’inizio probabilmente abbiamo sbagliato approccio verso la scuola, avevano molti bambini vittime di abusi e maltrattamento, tendevamo a dire: “con tutto quello che stanno passando, la scuola è l’ultimo dei problemi. Ci penseremo dopo. Oppure l’errore di mettersi contro la scuola, “la maestra non capisce niente, i bidelli non capiscono il loro bisogno di correre”… li giustificavamo». Oggi a Fondazione Domus de Luna «la scuola è cardine. Se proprio non si riesce ad andare a scuola, si fa scuola in comunità. Spesso andiamo noi a scuola, con i nostri educatori presenti dentro la scuola. E un fortissimo coinvolgiamo di tutti i soggetti nei progetti e negli obiettivi di vita dei bambini». Arte, musica, teatro sono le chiavi su cui si basa Exmè, sorto negli spazi dell’ex mercato civico diventato negli anni luogo di spaccio e scommesse clandestine, che oggi ospita doposcuola, campus estivi, attività sportive, di musica e di arte.


Il corso di falegnameria a Cometa

W4T-Working for Tomorrow
di Cometa Formazione
realizzato a Como

«Accoglienza e lavoro: per Cometa sono questi gli elementi fondanti per un nuovo futuro»: così Alessandro Mele, direttore generale di Cometa, ha sintetizzato una storia che nasce da accoglienza, entra nel percorso educativo e infine nel mondo del lavoro, avendo come nota dominante l’educazione attraverso la bellezza. Cometa a Como fa formazione IeFP, ha un liceo del lavoro da 14 anni dedicato a chi ha abbandonato scuola e con un’alternanza in un anno si rimette si rimette “in carreggiata”, un ITS,un ufficio dedicato all’inserimento lavorativo. “Portare dentro la scuola la realtà” è un mantra. Il progetto W4T coinvolge 40 studenti dell’IeFP e 20 giovani con un passato di abbandono scolastico o MNA, per la gran parte oggi NEET, che stanno frequentando un percorso alberghiero sperimentale all’interno della scuola Oliver Twist di Cometa. «Dall’esperienza di accoglienza abbiamo imparato la personalizzazione, la necessità di un “vestito su misura”», ha sottolineato Mele, «perché ognuno è unico e irripetibile». Un secondo aspetto cruciale è l’«integrazione con il mondo del lavoro, tanto che oggi abbiamo 700 aziende partner», perché più che la «genialità del singolo» conta la «creazione reti di adulti». A Cometa si parla di «integrazione, non alternanza fra scuola e lavoro, occorre portare dentro la realtà dentro la scuola, tant’è che si lavora per commesse reali». E in generale, per Mele, parlando di dispersione, «il problema cambia, non si tratta di istituzionalizzare i servizi ma di continuare a cambiare per rispondere al bisogno».


Scuola Bottega
di cooperativa La Strada
realizzato a Milano

Se a Milano dici La Strada, dici Corvetto. La cooperativa sociale è nata nel 1981 e in tutti questi anni è stata una presenza costante fra Corvetto e Salomone, due quartiere difficili della zona Sud di Milano. «Abbiamo visto cambiare i bisogni del territorio, cambiando le nostre risposte, ma la Scuola Bottega è uno dei nostri fiori all’occhiello, giunto alla 15esima edizione». I ragazzi che frequentano La Strada restano iscritti alla loro scuola (o al CPIA se hanno assolto l’ìobbligo scolastico), ma seguono le lezioni alla scuola bottega. Per ciascuno di essi c’è un progetto formativo individualizzato, con 4 firmatari: La Strada, la scuola, l’alunno, la famiglia. L’esame finale di terza media, viene sostenuto nella scuola di appartenenza: si torna e si ricuce la frattura con la scuola, che è stata escludente. Ci sono le materie classiche ma soprattutto tanto orientamento al fare, tanto bilancio delle competenze, tantissimi laboratori per i 14-15enni o tirocini formativi per i 16-17enni», racconta Lisa Ghezzi. «La nostra è una esperienza di ri-attivazione e di riscatto. Falegnameria e cartotecnica, geometria e matematica le imparano così. La bottega non è solo per imparare un lavoro, ma per saper stare in un ambiente di lavoro». Quel che fa la differenza, per Ghezzi, è «avere uno staff dedicato (educatori, docenti, orientatori) e l’essere affiancato da un tutor. Il successo non è dato solo da quanti bei laboratori riesci a proporre, ma da quanto riesci a seguire individualmente ogni ragazzo. È l’accompagnamento educativo che fa la differenza, il mettere una persona adulta positiva di riferimento accanto a un ragazzo che non ne ha mai avuta una. Preziosissimi in questo senso sono anche i tutor delle aziende partner: quelle con cui lavoriamo sono disponibili a seguire il percorso di crescita del ragazzo, non solo l’aspetto della formazione al lavoro». La Strada dal 2005 ha avuto 263 inseriti nel percorso di Scuola Bottega, soprattutto maschi e stranieri, di cui l’80% ha ottenuto licenza media e ha proseguito gli studi o trovato un lavoro. Fra il 20% rimanente, ci sono percorsi interrotti per motivi diversi, come il trasferimento in altro Paese, «ma anche nostri passi indietro, dinanzi a ragazzi che avevano problemi di dipendenza e che abbiamo avviato ad altri percorsi».