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L’analisi

La Impact Economy vale 23mila miliardi di dollari di investimenti responsabili

23 Ottobre Ott 2019 1209 23 ottobre 2019
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Sono gli Asset Under Management già allineati agli Obiettivi di sviluppo sostenibile che trainano la grande rivoluzione del Capitalismo 2.0: trasformare il denaro da malattia a rimedio

Amit Bhatia

Possiamo trasformare la più grande invenzione dell'umanità, il denaro, da malattia a rimedio. Stiamo inventando il Capitalismo 2.0, uno spazio dove il capitale incontra degli obiettivi sociali. Una massa critica di investitori crede già nella nostra responsabilità collettiva. Tutti gli attori della società devono essere consapevoli delle conseguenze del proprio operato sulle persone e sul pianeta, prevenendo le esternalità negative e concentrandosi sull'impatto positivo che possono contribuire a produrre. É questo il principio della transizione verso la Impact Economy, che ci consente di immaginare un Capitalismo 2.0.

Un'economia ad impatto necessita che misurazioni sociali e ambientali vengano integrate in tutte le attività imprenditoriali e siano centrali nelle politiche governative, nelle operazioni di mercato, nel comportamento degli investitori e nelle scelte dei consumatori.

Secondo un Rapporto dell'Un Desa, il dipartimento delle Nazioni Unite per gli Affari economici e sociali, degli 87mila miliardi di dollari di Asset Under Management (escludendo America Latina e Africa) il 26%, ovvero 23mila miliardi, è già allineato agli Obiettivi di sviluppo sostenibile (SDGs). Questi investimenti sono chiamati investimenti responsabili, sostenibili e ad impatto e stanno già producendo, sia nelle economie avanzate che nei mercati emergenti, rendimenti simili alle strategie orientate solo alla massimizzazione della ricchezza. Gli investimenti allineati agli SDGs hanno raggiunto, nel 2016, 500 milioni di persone in povertà, una su sei. Se la tendenza rimane immutata, nel 2020 si stima che tali investimenti coinvolgeranno un miliardo di persone vulnerabili entro il 2020: una ogni tre.

Per descrivere la transizione verso un’economia ad impatto possiamo parlare di modello ABC (Act to Avoid Harm – Benefit to all stakeholders – Contribute to solutions).

Gli investimenti responsabili, compongono l’insieme degli investimenti che evitano di creare danni (Act to Avoid Harm), ad esempio diminuendo l'impronta di carbonio o pagando congrui salari. Questa tendenza è ben rappresentata dagli investimenti ESG, ovvero investimenti che tengono in considerazione parametri ambientali, sociali e di governance.

PGGM, il fondo pensioni olandese da 183mila miliardi di euro, stima che gli investimenti responsabili siano l'81% del suo portafoglio. Questo comportamento proattivo degli investitori istituzionali ha creato un settore da 16mila miliardi di dollari e porterà le imprese che producono combustibili, tabacco, alcolici, armi, munizioni e altre industrie inquinanti o comunque considerate dannose alla società, a perdere rapidamente consenso.

Gli investimenti sostenibili intendono creare un beneficio concreto per la comunità (Benefit to all Stakeholders). Un esempio sono investimenti in imprese che investono sulle competenze dei propri lavoratori o che producono beni a supporto dell’accesso all’educazione o alla salute. Il 5% del portafoglio di PGGM è composto da imprese sostenibili. Ad oggi gli investimenti sostenibili raggiungono 6mila miliardi di dollari di valore.

Infine ci sono gli investimenti ad impatto, che non si limitano a evitare danni o a apportare beneficio e intendono usare il proprio potenziale per contribuire alle soluzioni a stringenti problemi sociali o ambientali (Contribute to Solutions), per esempio dotando una popolazione altrimenti non servita di mezzi e strumenti per raggiungere una buona salute o un'educazione, una inclusione finanziaria o assumendo e formando persone precedentemente disoccupate.

Gli investimenti ad impatto hanno una portata di 250mila miliardi di dollari e stanno aumentando del 26% ogni anno. Tali investimenti combinano rischio, rendimento e risultati sociali. Nel portafoglio di PGGM il 2% è rappresentato da imprese sociali. Anche in India abbiamo diverse imprese ad impatto con più di un miliardo di fatturato: Amul Dairy nella produzione del latte, Jain Irrigation nell'agricoltura, Ramki Enviro nella gestione dei rifiuti, AU Small Finance Bank nell'inclusione finanziaria e ReNew Power, Mytrah Energy, Orange Renewable e Welspun Energy, imprese ad impatto nel settore dell'energia rinnovabile. Anche Tesla, la famosa industria di auto sostenibili, puó essere considerata una impresa ad impatto.

Siamo a un quarto della strada da percorrere. Gli SDGs ci aiuteranno ad arrivare a metà strada entro il 2020. Queste tendenze sono innegabili. Le prestazioni sono inconfutabili. Questo è l'irrefrenabile movimento ad impatto che sta decisamente modellando il Capitalismo 2.0.

La prossima fase del capitalismo renderà i flussi di denaro più consapevoli e il sistema economico più equo, giusto e compassionevole. Il capitale unito agli scopi di equità dell'impatto è il principio basilare di questo sistema economico. Fornisce alla mano invisibile di Adam Smith un "cuore invisibile" per guidarne l'azione in maniera etica. Non possiamo rimanere ancora spettatori di ingiustizie sociali e climatiche. Come ha dichiarato Ban Ki-moon: “Siamo la prima generazione che può fermare la povertà e l'ultima che può fermare il cambiamento climatico”. Dobbiamo affrontare la sfida e cogliere l'opportunità di creare un Capitalismo 2.0: questa è la visione per cui vale la pena vivere e impegnarsi.


*Amit Bhatia, economista e Ceo del GSG, Global Steering Group for Impact Investment

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