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Welfare

Dare risposte individuali: la sfida per i manager del sociale

24 Ottobre Ott 2019 0830 24 ottobre 2019
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«Il paradigma dei servizi e dell’assistenza e della cura è cambiato: oggi, a differenza che nel passato, è la domanda che determina (e deve determinare) l’offerta e non viceversa. Occorre cucire i servizi e le gestioni dei servizi alla domanda delle persone fragili, operando uno sforzo prima culturale e poi professionale ed organizzativo, per dare risposte anche individuali»: il discorso di apertura del convegno che celebra i 25 anni di ANSDIPP

In occasione di Officina 2018 svoltasi nella sede di Roma, dove ci troviamo per programmare l’attività per l’anno successivo, abbiamo deciso di festeggiare il 25esimo di Ansdipp non tanto con “auto-celebrazioni” di tipo nostalgico, ma proponendoci con temi itineranti che sapessero svelare la nostra più vera identità, la nostra ragione di essere soprattutto nel presente e nel futuro, senza dimenticare il bagaglio del passato.

I temi cardini di ciò che abbiamo portato nelle diverse città italiane sono stati:

  • le buone prassi di cura dei servizi;
  • l’innovazione organizzativa, tecnologica, il welfare aziendale;
  • la managerialità etica.

Temi cardine della nostra professione di Direttori e Manager, temi e aspetti che, oggi, a Matera portiamo all’attenzione in un respiro nazionale ed internazionale, con molte qualificate testimonianze. Vogliamo continuare a spingere in alto l’asticella del cambiamento e della consapevolezza, per consolidare definitivamente quella certezza che “tutto sta cambiando e molto è già cambiato” nel Welfare.

Occorre spingere l’orizzonte in zone inesplorate e leggere le necessità laddove si manifesta il bisogno di abbracciare una cultura della managerialità etica, della capacità di essere nel nostro ruolo di massima responsabilità, come portavoci di valori, di cambiamento, di idee e di cultura dei servizi socio sanitari. Bisogna spingere ancora fortemente sulla rete che abbraccia le reti attorno, con accordi, sinergie e collaborazioni a 360 gradi, con Associazioni, Università, Enti e gruppi che si muovono nel mondo dei servizi alla persona, pubblici o privati che siano.

Sergio Sgubin

Il cambiamento più evidente riguarda l’assetto giuridico e imprenditoriale del nostro settore di interesse. Una diversità di soggetti e di interlocutori, una riqualificazione del pubblico e un forte incremento del privato: Cooperazione Sociale, Gruppi nazionali ed internazionali… e un privato profit sempre più consapevole che la salute e la cura delle fragilità rappresentano le variabili che determinano la diversità, enorme, con altri tipi di aziende o imprese. Senza dimenticare un forte radicamento del mondo religioso no-profit, anch’esso interessato a forti cambiamenti.

Dobbiamo essere pronti alle sfide che ci sono venute incontro, e talvolta addosso, con le armi della competenza, dell’aggiornamento costante, dell’interesse ad esserci, fisicamente, laddove si decidono le sorti dello stato sociale o degli ambiti regionali. Bisogna essere presenti non da soli ma assieme in rete sui tavoli regionali e nazionali per condizionare positivamente decisioni normative che spesso cadono sulla nostra testa prive di senso o con forti contraddizioni.

Non possiamo più essere una riserva indiana, dobbiamo aprirci, rischiare, metterci in gioco e “imparare” crescendo. E dando il buon esempio, coltivando persone, interessi, stimolando le energie di tanti che hanno necessità o piacere di “fare parte” di una Associazione e di una rete dove “riconoscersi” è un valore aggiunto, rappresenta forza e conoscenza, evitando l’isolamento o le tanto dannose auto-referenzialità. Siamo potenzialmente molto più forti di quanto possiamo credere, a patto che restiamo in rete, che non abbiamo paura di condividere e di partecipare.

Siamo di fronte ad uno scenario che è cambiato radicalmente soprattutto per due fattori:

  • il cambiamento sociale e demografico (popolazione sempre più anziana, ma con un aumento delle patologie e della cronicità, aumento delle malattie neuro-degenerative, aumento delle fragilità sociali). Sono stimati in Italia 70 miliardi di euro solo per la cronicità entro il 2030;
  • il cambiamento dovuto alle nuove tecnologie e alle connessioni globali (le reti, l’uso dei dispositivi mobili, la comunicazione e l’informazione a portata di mano).

In un quadro, per il nostro settore, che ha avuto un importante giro di boa, epocale. Il paradigma dei servizi e dell’assistenza e della cura è cambiato: oggi, a differenza che nel passato, è la domanda che determina (e deve determinare) l’offerta e non viceversa. Occorre cucire i servizi e le gestioni dei servizi alla domanda delle persone fragili, operando uno sforzo prima culturale e poi professionale ed organizzativo, per dare risposte anche individuali. Non siamo tutti uguali, soprattutto nella malattia e nella fragilità sia essa sanitaria che sociale. Ognuno di noi ha differenti risposte al dolore, alla solitudine, al significato di qualità della vita: occorre ripensare i servizi e alzare la qualità dell’intero sistema di rete del welfare.

Il sistema ha bisogno di noi, del nostro ruolo chiave, di responsabilità. Dobbiamo essere pronti come attori del cambiamento e contaminatori di buone prassi e di etica manageriale.

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*Sergio Sgubin è presidente di ANSDIPP - Associazione nazionale dei manager del sociale e del sociosanitario. Questop è un estratto del discorso con cui ieri ha aperto a Matera i lavori del convegno internazionale “Evoluzioni dei modelli di assistenza alla persona e integrazione socio sanitaria nel terzo millennio", che si svolgerà fino a venerdì.