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Migranti

Rapporto Onu: se lo sviluppo in Africa spinge alla migrazione irregolare

24 Ottobre Ott 2019 1405 24 ottobre 2019
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Qual è il motivo principale per cui i migranti cosiddetti “irregolari” affrontano un viaggio lungo e pericoloso – spesso mortale – dall’Africa all’Europa? Non per cercare protezione o lavoro, o almeno non sempre, ma perché i loro paesi non riuscirebbero a soddisfare abbastanza rapidamente le loro aspirazioni economiche e di vita. Lo rivela il nuovo rapporto del Programma delle Nazioni Unite per lo sviluppo (Undp) presentato questa settimana

Qual è il motivo principale per cui i migranti cosiddetti “irregolari” affrontano un viaggio lungo e pericoloso – spesso mortale – dall’Africa all’Europa? Non per cercare protezione o lavoro, o almeno non sempre, ma perché i loro paesi non riuscirebbero a soddisfare abbastanza rapidamente le loro aspirazioni economiche e di vita. Lo rivela il nuovo rapporto del Programma delle Nazioni Unite per lo sviluppo (Undp) intitolato “Scaling Fences: Voices of Irregular African Migrants to Europe” uscito lunedì 21 ottobre.

Il report si basa sulle interviste a 1.970 giovani migranti provenienti da 39 paesi africani in 13 nazioni europee, i quali hanno dichiarato di essere arrivati in Europa con mezzi irregolari e non per motivi di asilo o di protezione. Mette in luce come non tutti fossero "poveri" o disoccupati in Africa, né avessero livelli di istruzione inferiori: il 58 per cento era studente o impiegato al momento della partenza, con salari competitivi nel contesto del paese di origine.

Tuttavia, circa il 50 per cento di coloro che lavorava ha dichiarato un guadagno insufficiente, e per i due terzi degli intervistati i guadagni o la prospettiva di guadagni nei loro paesi di origine non li ha trattenuti dal mettersi in viaggio.

“Il report evidenzia come la migrazione sia un riflesso dei progressi dello sviluppo in tutta l'Africa, anche se si tratta di progressi diseguali e non abbastanza veloci da soddisfare le aspirazioni delle persone. Le barriere alle opportunità, o la ‘mancanza di scelta’ emergono da questo studio come fattori critici che condizionano il calcolo di questi giovani”, ha affermato Achim Steiner, amministratore dell'Undp.

STIPENDI E DIVARIO DI GENERE

Giovani (età media 24 anni), la maggior parte maschi e single, la vergogna di non portare a termine la "missione" di inviare fondi alle famiglie e alle comunità sembra essere il fattore determinante che impedisce a questi ragazzi di tornare a casa. Il 53 per cento ha infatti ricevuto almeno un qualche tipo di sostegno finanziario dalle loro famiglie e amici per pagare il viaggio. Una volta in Europa, tra coloro che lavoravano e guadagnavano la stragrande maggioranza – il 78 per cento – stava restituendo denaro.

In media, gli intervistati restituivano un terzo del loro reddito mensile, che però rappresentava l'85 per cento del loro reddito mensile totale nei loro paesi di origine.

Il rapporto mette in luce anche come l’esperienza, una volta arrivati in Europa, fosse diversa tra uomini e donne, con un divario salariale che addirittura si inverte: in Europa, infatti, le donne guadagnano l'11 per cento in più, in contrasto con il 26 per cento in meno in Africa. Tuttavia, il divario di genere si riflette anche nelle esperienze con il crimine, con una percentuale leggermente più elevata di donne cadute vittima di un reato nei sei mesi prima dell'intervista rispetto agli uomini, che diventa significativa se ci si riferisce alle violenze sessuali.

VIAGGIO: LA MAGGIOR PARTE “LO RIFAREBBE”

“L'attuale generazione di giovani africani rappresentati nello studio ha beneficiato manifestamente dei recenti progressi dello sviluppo – si legge nel report – Tuttavia, tali guadagni li lasciano ancora esclusi da qualsiasi prospettiva di emigrazione attraverso canali legali. Emerge che coloro che occupano posizioni relativamente migliori in termini di istruzione e occupazione sono i primi pronti a correre il rischio di viaggiare irregolarmente in Europa in cerca di qualcosa di meglio. Tra questi individui, l'appetito per la mobilità è stato solo acuito da un contesto di sviluppo in miglioramento: la loro ambizione ha superato le opportunità disponibili localmente”.

In altre parole, la loro emigrazione serve a indicare che lo sviluppo nel paese di origine sta sì avvenendo, ma non abbastanza velocemente e con guadagni che sono disomogenei e limitanti. E se la migrazione irregolare è un'espressione del progresso dello sviluppo, gli sforzi dei paesi europei per prevenirla o dissuaderla in modo coercitivo sono visti come “discutibili, addirittura non realistici, se visti attraverso questo obiettivo”.

Secondo l’Undp: “un'accelerazione significativa dei progressi dello sviluppo ben oltre i livelli attuali, in modo tale che opzioni credibili siano create più vicino a casa per le generazioni future della popolazione giovane e dinamica dell'Africa, potrebbe essere l'unica ‘soluzione’ valida a lungo termine. A breve termine, questi risultati suggeriscono che è necessaria una rivalutazione delle tattiche e degli interventi”.

Questo, anche alla luce di un altro elemento importante messo in luce dal report: se circa il 93 per cento degli intervistati ha incontrato pericoli lungo il viaggio dall’Africa all’Europa, solo il due percento ha affermato che una maggiore consapevolezza dei rischi li avrebbe spinti a rimanere a casa. E la maggior parte ha dichiarato che lo rifarebbe.

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