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Educare

San Basilio: il coraggio di una madre, nell'assenza delle istituzioni

30 Ottobre Ott 2019 1525 30 ottobre 2019
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Una settimana fa, a Roma, il giovane Luca Sacchi è stato freddato con un colpo di pistola da un coetaneo, Valerio, arrestato dopo la denuncia presentata dalla madre. «Una donna che, in un'epoca di insopportabili giustificazioni "sempre e comunque" dei genitori nei confronti dei figli, ha fatto un gesto educativo estremo», commenta la pedagogista Vanna Iori

Nei giorni scorsi abbiamo assistito all'ennesimo episodio di violenza urbana che ha coinvolto giovani vite. Nel corso di una serata, sui cui contorni incerti stanno indagando gli inquirenti, un ragazzo di 24 anni è stato freddato con un colpo di pistola esploso da un coetaneo. Non si tratta di bande criminali organizzate, ma di cani sciolti che con una dose in tasca e un'arma in mano, completamente incuranti del valore della vita e delle conseguenze dei loro comportamenti, compiono gesti estremi. Questi episodi rappresentano l'apice di atteggiamenti diffusi che si fondano sulla mancanza di rispetto verso ogni autorità e sulla violenza contro i più deboli. Il ragazzo che ha sparato è stato denunciato il giorno successivo all'omicidio da sua madre. Una donna che ha deciso: "meglio il carcere che per strada con chi spaccia". Una donna che, in un'epoca di insopportabili giustificazioni "sempre e comunque" dei genitori nei confronti dei figli, anche davanti ai loro atti scellerati, ha deciso di sacrificare l'istinto materno di protezione sull'altare della salvezza del figlio, del rispetto della vita e della legge.

Nessuna omertà: giustizia e recupero. Un gesto educativo estremo, sconvolgente e doloroso, che tanto dice della donna ma anche delle scelte difficili cui sono chiamate oggi le famiglie, abbandonate dalle istituzioni e prive di strumenti per gestire i cambiamenti sociali e culturali che attraversano la vita delle nuove generazioni. Perché non basta invocare la presenza delle forze dell'ordine o una generica sicurezza. Oggi, infatti, appare drammatica in tutta la sua evidenza l'assenza dei servizi territoriali, delle agenzie educative, dei centri di ascolto, di fronte alla spaventosa - per entità e proporzioni - emergenza educativa. La frammentazione sociale si è acuita in questi anni per la diminuita importanza dei luoghi di aggregazione tradizionali, per la solitudine nella folla virtuale connessa nelle reti web, con il conseguente impoverimento delle reti territoriali, l’aumento dell’abbandono scolastico, l’assenza di realtà associative.

Un’educazione alla territorialità dovrebbe quindi porre in primo piano i temi della coesione, della partecipazione, della sussidiarietà come elementi essenziali per progettare scelte politiche, educative e sociali incentrate sul primato della persona. Occorre rilanciare il patto educativo e l'istruzione deve tornare ad essere al centro dell'interesse e sociale. Perché educare non è mai una questione privata ma è sempre pubblica e politica. Per questo, bisognerebbe lavorare per rifondare una responsabilità collettiva che coinvolga tutti gli attori (educatori, insegnanti e genitori) con l'obiettivo di agire sulla formazione dei ragazzi.

Queste priorità trovano risposte ancora troppo sporadiche. La politica sembra disinteressata, priva di prospettive e proposte innovative, fondata spesso sulla misera ricerca di un consenso elettorale da costruirsi sui drammi di una generazione senza bussola e sostegno, tra paure, rabbia e ignoranza.

*Vanna Iori, pedagogista, è capogruppo PD in Commissione Istruzione Senato

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