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Accordo Italia-Libia, per MSF solo un “Maquillage umanitario”

31 Ottobre Ott 2019 1006 31 ottobre 2019

Medici Senza Frontiere (MSF) commenta le proposte di modifica all’accordo Italia-Libia anticipate dal Ministro degli Esteri Di Maio nel corso del question time alla Camera dei Deputati

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Medici Senza Frontiere (MSF) commenta le proposte di modifica all’accordo Italia-Libia anticipate dal Ministro degli Esteri Di Maio nel corso del question time alla Camera dei Deputati

Le modifiche proposte all’accordo Italia-Libia sono un contraddittorio ‘maquillage umanitario’: mentre si annuncia di voler migliorare le cose – con soluzioni difficilmente realizzabili – si perpetuano scellerate politiche di respingimento e detenzione sulla pelle delle persone” ha detto Marco Bertotto, responsabile advocacy di MSF. Le nostre équipe salvano vite in mare e forniscono assistenza medico-umanitaria nei centri di detenzione in Libia, un paese in guerra, dove testimoniano ogni giorno condizioni disumane, malnutrizione, violenze e abusi. L’unica soluzione umanitaria possibile è superare del tutto il sistema di detenzione arbitraria, accelerare l’evacuazione di migranti e rifugiati dai centri favorendo efficaci alternative di protezione, e porre fine al supporto dato alle autorità e alla guardia costiera libica che alimenta sofferenze, violazioni del diritto internazionale e l’odioso lavoro dei trafficanti di esseri umani, a terra e in mare.”

Per MSF le modifiche annunciate sono irrilevanti rispetto all’impianto dell’accordo e non potranno produrre un significativo cambiamento delle condizioni di migranti e rifugiati in Libia: i programmi di evacuazione si fanno solo se i paesi di destinazione accettano di reinsediare le persone; l’esperienza pratica, compresa quella di MSF, dimostra che la presenza di organizzazioni umanitarie e Nazioni Unite, in un contesto di generale difficoltà di accesso, non basta a garantire una protezione di base né a migliorare in modo sostanziale le condizioni dei centri di detenzione; i programmi alternativi di detenzione urbana non riescono a rispondere ai bisogni di sicurezza e protezione in un ambiente estremamente pericoloso, caratterizzato da scontri armati, traffico di esseri umani e violenza, e nella maggior parte dei casi hanno scarso impatto e utilità.

A conferma delle contraddizioni di queste politiche, per ogni persona evacuata dai centri di detenzione nel 2019 più di 4 sono state intercettate in mare e riportate in quegli stessi centri. Il 75% delle persone nei centri sono considerate a rischio dall’UNHCR, ma continuano a essere intercettate e riportate indietro. Nell’ultimo anno il tasso di mortalità nel Mediterraneo centrale è considerevolmente aumentato, confermandolo la rotta migratoria più letale al mondo.

MSF lavora in Libia dal 2011. Da oltre due anni fornisce cure mediche a rifugiati e migranti lungo le rotte del loro viaggio, tra cui persone soggette a tratta, sbarcate sulle coste libiche o detenute arbitrariamente in centri di detenzione che rientrano formalmente sotto l’autorità del Ministero dell’Interno del paese e del suo Dipartimento per combattere l’immigrazione illegale (DCIM) nelle aree di Tripoli, Khoms, Misurata e Djebel Nafusa.

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