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Nawal, in carcere per aver perso il bambino che aspettava

6 Novembre Nov 2019 1401 06 novembre 2019
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In Afghanistan ci sono tante bambine che hanno avuto il coraggio di sfidare le convenzioni, di ribellarsi all’ingiustizia, di non sottomettersi e che per questo sono ingiustamente recluse. Il progetto CIAI è stato selezionato da OTB Foundation perché pienamente nello spirito del bando “Brave Actions For a Better World”

Nawal ha 16 anni e da circa tre mesi è in carcere a Kabul. L’accusa? Adulterio. Così dice il marito, un uomo molto più anziano di lei, a cui Nawal è stata data in sposa quando aveva appena 10 anni. Da allora ha vissuto praticamente segregata in casa ed è stata costretta ad abbandonare la scuola. A inizio 2019, a poco più di 15 anni, Nawal resta incinta. La gravidanza si interrompe quasi subito, con un aborto spontaneo. Il marito però accusa Nawal di aver abortito volontariamente perché il bambino che aspettava era frutto di un tradimento. È qualcosa che accade spesso: cela la paura che la gente, dinanzi a una interruzione di gravidanza spontanea, possa mettere in discussione la virilità dell'uomo. In carcere Nawal continua a reclama la sua innocenza. Grazie al progetto “BAMBINE SENZA PAURA”, realizzato dal CIAI con il sostegno di OTB Foundation, Nawal sta facendo dell’arte terapia, che supporta il suo recupero psicologico e ci sono social workers locali che stanno raccogliendo testimonianze per provare la sua buona condotta.

Nawal non è l’unica. In carcere con lei, a Kabul, c’è anhce Safura, 14 anni, inseguita per mesi da un compagno di scuola che alla fine l’ha aggredita mentre tornavano da scuola: lei ha avuto il coraggio di denunciarlo, raccontando alla famiglia ciò che le era successo. Ma la sua famiglia, invece di aiutarla, la accusa di prostituzione e la fa arrestare. Nel carcere di Herat invece c’è Maryam, che ha 15 anni ed è accusata di omicidio. Maryam era con alcuni amici in un caffè quando scoppia una rissa che coinvolge anche i ragazzi del gruppo di Maryam. Uno viene colpito con un coltello. Maryam è l’unica che trova il coraggio di accompagnarlo all’ospedale. In ospedale il ragazzo muore, i medici chiamano la polizia e fanno arrestare Maryam: per loro è lei la colpevole.

In Afghanistan ci sono tante bambine che hanno avuto il coraggio di sfidare le convenzioni, di ribellarsi all’ingiustizia, di non sottomettersi e che per questo sono ingiustamente recluse. Il progetto CIAI è stato selezionato da OTB Foundation perché pienamente nello spirito del bando “Brave Actions For a Better World” indetto dalla Fondazione alla fine dello scorso anno. Il progetto è in corso a Kabul ed Herat, in partnership con i Ministeri della Giustizia e dell’Educazione afghani, insieme ai Centri di Riabilitazione giovanile di Kabul ed Herat e sviluppato dall’Ong afghana Aschiana.

Le famiglie difficilmente vorranno riaccogliere queste bambine e anzi, qualcuna potrebbe decidere addirittura di “farle sparire”. Una volta scontata la pena saranno abbandonate a loro stesse. Gli operatori di progetto le prendono per mano attraverso un percorso che ha nell’educazione il suo fulcro, dando loro sostegno psicologico, servizi educativi, attività formative. È previsto anche un lavoro con le autorità locali civili e religiose per far conoscere le possibilità che la legge offre di tutelare i diritti delle bambine. Gli avvocati d’ufficio assegnati alle bambine verranno accompagnati nella corretta istruzione della pratica. Anche le famiglie saranno coinvolte, per sensibilizzarle e per guidarle nel reinserimento della figlia, laddove sia possibile e auspicabile. Tutti tasselli necessari per cambiare la cultura e la mentalità e restituire a queste bambine il diritto di essere protagoniste della loro vita e del futuro del loro stesso Paese.

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