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Povertà educativa

Così la povertà incide sul rendimento scolastico

7 Novembre Nov 2019 1041 07 novembre 2019
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Il 54% dei figli di famiglie con status sociale alto, a scuola ha voti tra buoni o ottimi. Risultati a cui arrivano, al contrario, solo il 17,50% dei figli di famiglie con status sociale basso. E incrociando i 20 capoluoghi con i punteggi più bassi nelle prove Invalsi di matematica e i 20 comuni con più famiglie in disagio, si ritrovano 14 Comuni. Il report di Openpolis per Con i Bambini sul più odioso effetto delle diseguaglianze

Nelle famiglie con un status sociale alto, i figli con risultati scolastici più che soddisfacenti sono il 54%. Solo il 16% avrà risultati insufficienti. La situazione è drammaticamente capovolta nelle famiglie con status sociale basso: i figli in questo caso avranno insufficienze nel 54% dei casi, mentre risultati buoni/ottimi arriveranno solo per il 17,50% di essi.

È il grafico impressionante di quanto poco la scuola funzioni come ascensore sociale che ha pubblicato Openpolis nel suo focus settimanale sulla povertà educativa minorile, in collaborazione con l’impresa sociale Con i Bambini.

È ancora forte la relazione tra i risultati degli alunni e la condizione economica, sociale e culturale della famiglia di origine. Una dinamica pericolosa, perché lascia indietro i ragazzi che vengono dai contesti più difficili e in prospettiva i territori più deprivati. «L’aspetto più odioso della povertà educativa è il modo in cui le disuguaglianze di partenza si tramandano di generazione in generazione. Dove nasci e in che famiglia cresci fa la differenza sul tipo di opportunità e stimoli cui accedi. Con conseguenze sui successivi risultati scolastici ma soprattutto sul futuro dei giovani che vengono dalle famiglie svantaggiate», si legge nel report.

Lo svantaggio nei risultati scolastici dei ragazzi che provengono dalle famiglie povere emerge verso i 10 anni e il gap si allarga negli anni successivi, riproducendo le disuguaglianze di partenza.

L'impatto di queste disuguaglianze cambia notevolmente tra le diverse aree del paese. Nel nord-est gli alunni svantaggiati che ottengono risultati negativi sono il 43,9%, quota che sale attorno al 50% nel nord-ovest e nel centro. Al sud e nelle isole questa cifra è molto più alta e raggiunge quasi il 65%.

Openpolis ha elaborato i risultati che descrivono i livelli medi nelle competenze alfabetiche e numeriche nei vari comuni capoluogo, incrociandoli con i dati relativi alla percentuale di famiglie in potenziale disagio economico di quello stesso comune. «La tendenza emerge abbastanza chiaramente: al crescere della quota di famiglie in disagio i punteggi medi rilevati nei test Invalsi sono più bassi. Infatti se isoliamo i 20 capoluoghi con i punteggi in competenza numerica più bassi, in 14 casi coincidono con i 20 comuni con più famiglie in disagio. Alcuni esempi: Napoli, primo capoluogo per percentuale di famiglie in disagio, è 100esima nei risultati Invalsi. Catania, seconda per disagio, è 103esima; Palermo, quarta per disagio, è 101esima; Crotone, quinta per disagio, 104esima per competenze. Questa dinamica è pericolosa, perché mostra come restino indietro i ragazzi dei territori già più deprivati. Con conseguenze negative per il futuro dei più giovani, ma anche dell'intero paese».

In allegato, il report.

Foto di Gerd Altmann da Pexels

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