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Salute

Selva Candida, Roma: il primo infermiere di parrocchia lavorerà qui

7 Novembre Nov 2019 1020 07 novembre 2019
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L'Asl Roma 1 e la Diocesi di Porto-Santa Rufina sono i primi a firmare un accordo operativo che porterà infermieri della Asl a lavorare in parrocchia, valorizzandone la rete comunitaria e facilitando così l'accesso ai servizi delle persone più fragili. È il debutto di un progetto nazionale della CEI, che presto coinvolgerà altri territori

Parte da Roma e precisamente dalla parrocchia di Selva Candida, un popoloso quartiere appena fuori dal GRA, l’esperienza dell’infermiere di parrocchia. Si tratta di un progetto nazionale promosso dalla CEI con il supporto tecnico della ASL Roma 1, suggellato da un accordo firmato a luglio tra il Direttore dell’Ufficio Nazionale per la Pastorale della Salute, Don Massimo Angelelli, e il Direttore Generale della ASL. Il primo accordo operativo parte quindi dalla ASL Roma 1 e dalla Diocesi di Porto-Santa Rufina, insieme, e riguarda il distretto 13 della Azienda Sanitaria Locale e la Parrocchia di Selva Candida: firmato l’accordo, ora si darà avvio alla formazione congiunta dei referenti parrocchiali e degli operatori della ASL che andranno in parrocchia. «Il progetto – commenta Angelo Tanese, Direttore Generale della ASL Roma 1 - nasce da un’idea semplice ma potentissima, sperimentare l’integrazione degli operatori sanitari dell’Azienda nella rete sociale della comunità parrocchiale per agevolare l’accesso ai servizi, realizzare iniziative di educazione e di promozione della salute e soprattutto raggiungere le persone più fragili e bisognose».

Per mons. Gino Reali, vescovo di Porto-Santa Rufina, è un bell’esempio di collaborazione per sostenere le persone in difficoltà nell’accesso ai servizi sanitari. In un territorio di periferia come Selva Candida la povertà di strutture e di mezzi incide sulla qualità della vita, per cui volentieri abbiamo messo a disposizione del progetto spazi e volontari della parrocchia di questo popoloso quartiere di Roma».

Nelle prossime settimane l’infermiere di parrocchia partirà in via sperimentale anche in altri territori del Paese, come nuova forma di collaborazione pubblico/privato che fornisca sostegno alle famiglie e un aiuto concreto alle persone nell’accesso ai servizi sanitari.

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