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L'analisi

Se l'impact investing è lontano dai cittadini

25 Novembre Nov 2019 1115 25 novembre 2019
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In questi giorni si sta tenendo il Global Steering Group for Impact Investments Summit 2019 a Buenos Aires. L'evento avrebbe dovuto tenersi a Santiago del Chile ma è stato spostato a seguito dell’ondata di proteste contro le politiche neoliberali del Governo di Sebastián Piñera. Una scelta che, seppur presa adducendo ragioni di solidarietà, segna un enorme distanza tra il mondo della finanza etica e quelli che dovrebbero esserne i beneficiari

Qualche giorno fa è apparso su Impactalpha un contributo, breve ma estremamente efficace di Meg Massey, esperta di comunicazione in ambito sociale, sull’evento promosso dal GSG a Buenos Aires. Il meeting, inizialmente previsto a Santiago del Chile, è stato spostato nella capitale argentina a seguito dell’ondata di proteste, iniziate oltre un mese fa, contro le politiche neoliberali del Governo di Sebastián Piñera. Il GSG, alla luce dell’instabilità politica, ha deciso come gesto di “solidarietà” verso la popolazione cilena di sospendere l’evento, trovando una nuova sede.

Nel leggere le scarne motivazioni del GSG, ho avvertito una strana sensazione; mi sono chiesto le ragioni che hanno spinto il movimento della finanza ad impatto, almeno a livello narrativo alternativo alla finanza estrattiva in parte causa delle disuguaglianze gridate nelle piazze di Santiago, a spostare il meeting altrove.

Massey, analizzando questa scelta, segnalava l’evidente distanza tra l’impact investing e le istanze dei cittadini. Secondo Massey, le ragioni di tale distanza sono ad annoverare al modo con cui gli investitori ad impatto comunicano, confrontandosi esclusivamente con investitori, banche ed istituzioni, in una sorta di soliloquio tra élite. Un errore grossolano, perché il nostro tempo è quello del populismo versus le élite, e questo dispositivo si attiva puntualmente grazie al fossato scavato tra coloro che si sono beneficiarti grazie alla globalizzazione e chi è rimasto ai margini, perdendo le poche certezze e garanzie. Vi sono, secondo Massey, alcune dinamiche che imprigionano la narrazione dell’imapct investing:

  • L’attenzione sui tassi di rendimento, che aliena le classi medie, i lavoratori e gli esclusi, mentre per quest’ultimi sarebbe necessario concentrarsi sul tema della giustizia sociale;
  • Sciorinare dati sui ritorni degli investimenti può essere un argomento convincente per gli investitori, molto meno per l’opinione pubblica che penserà che quei profitti sono stati fatti sulle spalle degli ultimi;
  • Considerare l’entità delle risorse gestite come elemento primario per attribuire importanza o credibilità all’impact investing tende a “coprire” le disparità di ricchezza causate da secoli di asimmetria di potere;
  • L'enfasi sul dimensionamento dei fondi suggerisce che il cambiamento è qualcosa alla portata solo di chi possiede ingenti risorse e le usa “verso di noi” e non, come dovrebbe accade, “con noi”.

Parlare esclusivamente di numeri, tassi, asset under management, non farà altro che ampliare la divaricazione tra gli investitori ed i cittadini. I numeri non quadrano senza le persone dentro, la storia del neoliberalismo, al contrario, è stato il tentativo di far quadrare i numeri lasciando le persone fuori dal sistema. La narrazione dell’impact investing, quindi, deve saper parlare alle migliaia di attivisti che protestano per il clima o chiedono, come in Cile, di poter accedere a servizi basilari, come la salute, l’educazione, il trasporto, la casa ecc. Per questa mancata sintonia, conclude Massey, i cittadini non hanno mai sentito parlare di impact investing, è la ragione è che nessuno ha mai cercato di parlargli e soprattutto provato a comprendere come valorizzare il contributo che ciascuno di noi può apportare al cambiamento.


*Federico Mento è segretario generale presso Social Value Italia

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