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Conflitti

Da Harvard alle Nazioni Unite il metodo Rondine vola nel mondo

4 Dicembre Dic 2019 1016 04 dicembre 2019
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Le università americane aprono le porte a Rondine e alla sua storia di eccellenza. Il Metodo Rondine è sempre più al centro della campagna Leaders for Peace per una nuova governance mondiale e un orizzonte di pace

Disinnescare il conflitto attraverso il dialogo e trasformarlo in un’occasione di crescita e sviluppo della società: il principio alla base del Metodo Rondine, eccellenza aretina sviluppata dall’associazione Rondine Cittadella della Pace che in questi giorni è oggetto di studio delle università americane e canadesi. Una lunga missione oltreoceano che si concluderà con un nuovo evento alle Nazioni Unite per il follow up della Campagna Leaders for Peace presentata lo scorso anno nella prestigiosa sede del Palazzo di Vetro di New York.

L’evento che si terrà alle ore 10 presso la conference room n°6 della sede delle Nazioni Unite è promosso dalla Rappresentanza Italiana Permanente e co-promosso dalle Rappresentanze Permanenti di Armenia e Giordania oltre che dalla delegazione europea presso le Nazioni Unite, dall'OHCHR, dall'ufficio del Segretario generale inviato speciale per la gioventù e dal Dipartimento delle Nazioni Unite per la Comunicazione globale

Il ciclo di incontri e seminari tenuti dal presidente Franco Vaccari per presentare ad accademici e studenti il Metodo Rondine, esempio di dialogo e integrazione ha già attraversato le città canadesi di Toronto, London e Winnipeg dove è stato accolto presso il St. Michael’s College, University of Western Ontario e King’s College, Manitoba University e St. Paul's College oltre che alcuni tra i più importanti centri di ricerca della nazione come il National Centre for Truth and Reconciliation e il Centre for Human Rights Research.

In questi giorni in corso il tour americano che vede Rondine incontrare la George Mason University e l’American University di Washington e che si concluderà con il più prestigioso degli incontri il 4 dicembre a Boston, nell’Università di Harvard, la più antica istituzione universitaria degli Stati Uniti e appartenente al circuito dell’Ivy League.

“Dopola prima conferenza internazionale a Washington alla presenza di circa quindici tra i più importanti esperti ed accademici delle maggiori Università mondiali, riuniti per portare il proprio contributo sulla nostra metodologia lo scorso anno, oggi sono le Università a chiedere che il metodo Rondine venga presentato alle comunità accademiche e questo per noi è motivo di riconoscimento e grande orgoglio”. Così racconta Franco Vaccari, Presidente dell’associazione di Arezzo.

“Vogliamo mettere il Metodo Rondine a disposizione della comunità globale perchè possa essere una risposta concreta non solo ai conflitti interpersonali ma anche ai conflitti armati del mondo”, prosegue Vaccari.

L’unicità del Metodo Rondine, oggi codificato e riconosciuto, non è nuova oltreoceano. Già lo scorso anno, il piccolo borgo di Arezzo, insieme all’Italia tutta, è arrivato all’attenzione dei 193 Stati membri delle Nazioni Unite, invitata dalla Rappresentanza permanente italiana, dove ha lanciato la propria campagna globale “Leaders For Peace”. L’appello, rivolto ai capi di Stato, proponeva di dedicare un importo simbolico - corrispondente al costo di un'arma - del loro budget per la difesa in favore di borse di studio per i futuri giovani leader di pace, chiedendo ai paesi firmatari di porre un focus specifico sui diritti umani nei loro programmi nazionali di istruzione. Dopo gli importanti riconoscimenti istituzionali e dopo la firma dell’impegno da parte dell’Italia, la campagna, nel suo secondo anno, è entrata nel vivo. Rondine, infatti, si prepara a tornare di nuovo alle Nazioni Unite per accelerare il cammino verso un orizzonte di pace con un nuovo progetto, chiedendo impegno concreto e collaborazione ai Paesi membri. Obiettivo: sviluppare una metodologia ancora più efficace per formare nuovi leader globali di pace in grado di guidare la società verso la progressiva estinzione dei conflitti e nuove relazioni basate sul rispetto dei diritti umani.

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