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Milano, l'assessore Rabaiotti nel boschetto di Rogoredo: «Una realtà drammatica, ne siamo responsabili»

19 Dicembre Dic 2019 1417 19 dicembre 2019
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Il responsabile alle politiche sociali e abitative del comune è entrato in incognito dopo la lettera di una mamma. «Ho visto il vuoto attorno», racconta, «sono andato per guardare e capire davvero con i miei occhi quello che sta succedendo. Ho incontrato una donna distrutta e davanti a questa distruzione non possiamo non riflettere sui nostri limiti e le nostre responsabilità»

«Mi sembrava importante capire cosa stesse succedendo o ri-succedendo nel bosco di Rogoredo a Milano», ha raccontato a Vita.it l’assessore alle politiche sociali e abitative del comune di Milano Gabriele Rabaiotti, che la scorsa notte è stato nel boschetto di Rogoredo a Milano accompagnato dallo psicologo Simone Feder, Coordinatore Area Giovani e Dipendenza della Casa del Giovane di Pavia.

È andato lì in incognito, senza fare nessuna pubblicità o con giornalisti a seguito. Lo ha fatto dopo la lettera di una mamma che aveva invitato il comune di Milano a vedere con i propri occhi cosa succede dentro al bosco di Rogoredo. Cosa succede a suo figlio e alle tantissime altre persone a cui il “bosco” ha prosciugato tutto.

«Forse», continua, «siamo stati precipitosamente ottimisti. Pensavo che l’emergenza fosse un po’ rientrata e invece mi sono reso conto che non è così. Sono andato lì senza una finalità propositiva, ma per iniziare a capire e vedere con i miei occhi cosa accade». L’assessore Rabaiotti ha incontrato i ragazzi, i volontari e alcune delle loro famiglie: «Ho visto il vuoto attorno, e la situazione è drammatica. Il mese scorso ho incontrato la mamma di uno dei tanti ragazzi che sta a Rogoredo. Quando l’ho chiamata per dirle che sarei voluto andare nel boschetto mi ha detto che ne sarebbe stata felice. Dobbiamo costruire un rapporto, dobbiamo incontrare i genitori, i ragazzi, i volontari, le persone di Rogoredo per capire fino in fondo e non voltare le spalle».

Quelle dell’assessore non resteranno parole vuote perché chi entra a Rogoredo di Rogoredo non si può dimenticare. «Una ragazza a cui non saprei dare un’età», continua, «ha ricevuto dai volontari un paio di stivaletti. E poi ha detto “Questo sarà l’unico regalo che avrò a Natale. Adesso vado, torno a casa da mia figlia”. Era una mamma molto compromessa e ho pensato alla sua famiglia, e alla figlia che la stava aspettando a casa. Era una donna distrutta e davanti a questa distruzione non possiamo non riflettere sui nostri limiti e le nostre responsabilità».

Rogoredo e le vite che ci stanno dentro non si risolvono con un incontro. Ma l’incontro, quello che ha avuto l’assessore con il bosco, è fondamentale, è il primo passo per capire. «Dobbiamo avvicinarci fisicamente. Serve anche questa presenza fisica. Ovvio dobbiamo mettere in piedi un piano definito, organizzato, studiato per venire a capo della cosa. Ma essere fisicamente presenti è importante. Fa sentire a chi sta nel bosco di non essere completamente solo».

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