Avati
Anteprima magazine

L'elogio della vulnerabilità di Pupi Avati

11 Gennaio Gen 2020 1530 11 gennaio 2020
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Anticipiamo uno stralcio dell'editoriale del numero di gennaio di Vita magazine firmato dal regista bolognese: «La vita nella cultura contadina è una collina che si sale. E nel salire questa collina ognuno di noi è convinto che lassù in cima ci sarà finalmente il risarcimento...Ma in conclusione la bellezza sta tutta nella vulnerabilità di un bambino e di un anziano che desiderano entrambi, come desidero io oggi a 81 anni, di essere attesi la sera da mio padre e da mia madre»

Che cosa è la vita? Io adesso lo so. Quando ero giovane non lo sapevo. Fingevo di saperlo, ma non lo sapevo. Adesso lo so e penso che sia giusto che io che ho 81 anni dica quello che so della vita. Lo farò attraverso una metafora contadina. La vita nella cultura contadina è una collina che si sale. E nel salire questa collina ognuno di noi è convinto che lassù in cima ci sarà finalmente il risarcimento. Ci sarà una forma di riconoscimento dei nostri meriti. Di quanto noi valiamo. Verremo finalmente apprezzati, per quello che siamo. Ci aspetta l’incontro con quello che non abbiamo ancora avuto. Perché ognuno di noi non è felice in fondo. Ammesso che non sia un cretino, e allora diventa orgoglioso.

E la vita nello stesso tempo è un’ellisse. Un cerchio piatto. Nel primo quarto il bambino viene al mondo. Poi entra nella vita attraverso la comunicazione con tutto quello che lo circonda. Gattonando, imparando a piangere, imparando a ridere. Imparando ad apprezzare le cose. Ad amare gli amici, il giocattolo, la mamma, la cameretta. Impara il piacere e il dolore. E tutto questo il bambino, nel primo quarto dell’ellisse, lo percepisce pensando che sia destinato a durare per sempre. Il bambino non ha la consapevolezza del tempo. Il bambino sa che il tempo non c’è, perché c’è il sempre. La mamma sarà sempre. Il cagnolino sarà sempre. L’amichetto sarà sempre. Poi quel bambino diventa ragazzo, adolescente e poi adulto ed entra nel secondo quarto della vita. Nel secondo quarto della vita il sempre sparisce perché subentra, tossica, la ragione. Con cui fare i conti. Capisci che il sempre è applicabile solo alla morte. Non c’è niente altro che sia per sempre. Ci si crea un’identità, si impara un mestiere. L’uomo diventa un elemento sociale

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In foto: Pupi Avati durante un incontro presso la Bottega del Terzo Settore di Ascoli Piceno, ospite di Fondazione Carisap

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