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Se la cooperazione sociale si tuffa nel mare dei minibond

13 Gennaio Gen 2020 1051 13 gennaio 2020
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Sono sempre di più le realtà di Terzo settore che si affacciano sul mercato delle obbligazioni per finanziare investimenti sociali. Le ragioni e i protagonisti del fenomeno

La società di gestione del risparmio Zenit nel dicembre 2018 ha sottoscritto un minibond emesso da Pars “Pio Carosi” cooperativa sociale di Civitanova Marche, per un importo di 4 milioni di euro. È il primo minibond sociale proposto al mercato da una cooperativa sociale in Italia: le risorse raccolte saranno interamente utilizzate per finanziare progetti a elevata utilità sociale, con finalità terapeutico riabilitative e di reinserimento sociale. Che cosa ha spinto la società finanziaria a credere nell’operazione? «La consapevolezza che questo possa essere un ambito di investimento con un ritorno sia sociale sia finanziario:», spiega Marco Rosati, ad di Zenit Sgr, «ci siamo resi conto che la cooperativa era interessante sia per il tipo di attività sia per una gestione manageriale di alto livello». Con i quattro milioni di euro, Pars potrà realizzare un poliambulatorio sociale da 12 posti letto per giovani tossicodipendenti all’interno del Villaggio di San Michele Arcangelo, avviare una comunità di 24 giovani dotata di una scuola alberghiera e di un ristorante e potenziare il progetto di agricoltura sociale tramite la creazione di un agriturismo. «La loro principale fonte di ricavi sono i contributi pubblici», aggiunge Rosati, «il rischio dell’investimento è quindi limitato». I fondi pensione, le casse di previdenza e le banche «si sono mostrate entusiaste», conclude l’ad, «e hanno accettato di buon grado anche di avere un rendimento di mezzo punto inferiore a fronte di un superiore ritorno sociale». «Avevamo bisogno di liquidità per sostenere i tanti progetti che abbiamo in cantiere», gli fa eco Andrea Di Giangiacomo, coordinatore amministrativo di Pars, «una società di advisory, la Sireco di Ancona, ci ha suggerito di prendere in considerazione questi strumenti». Quali i vantaggi di questa scelta? «In primo luogo ci dà la possibilità di raccogliere tutto l’importo che ci serve in un’unica trance, in più non ci fa intaccare la liquidità corrente necessaria per gli appalti e infine questi prestiti obbligazionari non sono considerati esposizione bancaria dagli istituti di credito», sottolinea Di Giangiacomo. I minibond sono sul mercato con un taglio minimo da 100mila euro e «sono aperti a banche, fondi di investimento e finanziarie. Il costo che abbiamo sostenuto è del 2% della raccolta quindi intorno agli 80mila euro», spiega il coordinatore, «la garanzia sugli investimenti non prevede ipoteche a nostro carico ma è coperta per una quota dal Mediocredito centrale e per la parte restante da un contratto di appalto con un ente pubblico. Se avessimo dovuto chiedere un mutuo bancario avremmo dovuto ipotecare un valore di circa 10/11 milioni di euro, cioè tutto quello che possediamo».

Se Pars è la prima coop ad intraprendere questa strada di certo non è l’unica. La Pro.Ges., coop sociale di Trento ha emesso un social minibond di 500mila euro con scadenza 2023, finalizzato al sostegno delle attività di servizi alle persone, svolte in Trentino. Il minibond è stato sottoscritto interamente da Mediocredito Trentino Alto Adige, che è stato anche arranger e advisor dell’operazione. Pro.Ges. Trento organizza e gestisce attività educative, di cura e vigilanza, ricreative e assistenziali a favore dell’infanzia, di minori, di anziani e di persone con disabilità. Occupa 200 dipendenti, di cui 240 soci lavoratori.

Codess sociale di Padova invece ha emesso un social minibond del valore di 5 milioni di euro a 7 anni, che è stato sottoscritto per intero da Unicredit, nell’ambito del suo programma di Social Impact Banking. Codess opera nella gestione dei servizi socio assistenziali, socio sanitari ed educativi su tutto il territorio nazionale. È la capogruppo di oltre 20 società, che impiega oltre 5mila dipendenti e ha referenze presso oltre 300 enti pubblici in 11 regioni italiane. I fondi raccolti saranno utilizzati a sostegno degli investimenti per oltre 6 milioni di euro per ampliare e ristrutturare tre centri servizi per anziani non autosufficienti; avviare 4 nuove strutture residenziali per l’accoglienza di anziani non autosufficienti ed effettuare un intervento di riqualificazione energetica di un Centro Infanzia. Questi investimenti implicheranno la realizzazione di 524 posti letto e la creazione di 400 nuovi posti di lavoro. Al raggiungimento degli obiettivi concordati, Unicredit effettuerà un’erogazione liberale secondo il meccanismo pay for success. «Siamo impegnati a sperimentare percorsi innovativi che ci permettano interpretare i cambiamenti per dare alla nostra impresa una prospettiva di futuro sviluppo e di solidità», spiega Luca Omodei, direttore generale di Codess Sociale.

Ma perché per gli investitori sono così interessanti i minibond emessi da realtà sociali? «Il motivo sta nella sicurezza dell’investimento e nell’affidabilità delle realtà su cui si investe in un momento turbolento economicamente», spiega Fabio Salviato, presidente e amministratore delegato di Sefea Impact. «Stiamo lavorando a diverse richieste in questo senso. Il primo progetto è stato accompagnare la cooperativa sociale di Palermo La Tonnara dell’Orsa con un minibond di 320mila euro. Si tratta del minibond dall’importo più basso in Italia. Questo è possibile perché oltre a dare il servizio di assistenza completo, chiavi in mani, e il costo di attivazione, che vale l’1% dell’importo, è sempre a carico nostro. Sappiamo che tantissime realtà non fanno operazione come questa per i costi». La Tonnara dell’Orsa (nella foto di copertina) nasce dall’impegno delle cooperative Ali Ambiente Legalità Intercultura e dalla Blu Coop di Agrigento per il recupero e la restituzione al territorio della torre di difesa costiera di Cinisi. Oggi è un centro culturale, di intrattenimento e ristorazione ispirato alla tradizione marinara e del territorio, che ospita al suo interno il museo del mare. «La struttura del 1300 da cui prendiamo il nome è stata affidata dal Comune tramite un bando per la riqualificazione del bene. Le attività di promozione delle tematiche ambientali, culturali e artistiche riabiliteranno il complesso per la sua comunità e saranno attrattive per turisti e visitatori, dall’altra faranno da moltiplicatori di economie per quanto riguarda lo sviluppo del settore turistico e commerciale del territorio», spiega Dario Flenda, presidente della cooperativa Ali a Palermo «Il supporto da parte di Sefea è stato molto importante: per noi era la prima esperienza con questa forma tecnica di finanziamento e loro ci hanno supportato per l’emissione del titolo di debito, la pubblicizzazione a Banca d’Italia e tutte le fasi necessarie perché questo progetto possa concretizzarsi. L’investimento contribuirà all’acquisto di macchinari e attrezzature finalizzate all’ampliamento delle attività», aggiunge Flenda.

Come si spiega il fatto che le cooperative sociali spesso vengono considerate più solide rispetto alle pmi? «In generale rispetto al credito tradizionale i minibond sono assistiti da garanzie o fideiussioni capienti e consorzi di garanzia su cui l’intermediario può contare in caso di mancato pagamento», chiarisce Salviato, «venendo alle coop sociali, i loro punti di forza sono molteplici, specie quelle che hanno dimensioni da grandi imprese. Negli ultimi anni sono diverse le realtà che hanno fatto un salto di qualità rilevante, in particolare nell’ambito socio sanitario. C’è poi la qualità del servizio che è di un altro livello rispetto al resto del mercato. Sono un’eccellenza assoluta, garantita anche da vincoli statutari. Infine sono organizzazioni che, per propria natura, reinvestono tutto nella propria mission». Solo il settore socio assistenziale in Italia conta un fatturato di oltre 20 miliardi di euro l’anno prodotto dalle cooperative sociali. «L’80% di questa cifra viene assorbito dal costo del personale. Questo perché il problema cronico di queste realtà è che sono sempre sotto capitalizzate. Ecco perché sono interessate a questo settore e a questa opportunità di capitalizzazione. Si tratta di un caso scuola di investimento win-win», conclude il presidente di Sefea.

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