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Reddito di Cittadinanza un anno dopo: cronaca di un pasticcio annunciato

15 Gennaio Gen 2020 1235 15 gennaio 2020
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Il fallimento del RdC non è dimostrato dalla scarsità delle domande, ma dall'inefficacia di un intervento finalizzato a contrastare i livelli di povertà assoluta. Ad essere esclusi i più poveri, famiglie numerose e stranieri. Era un fallimento largamente annunciato, ma un anno dopo la sua approvazione i dati, a dispetto delle dichiarazioni di fine anno del Presidente del Consiglio, lo dimostrano

Il Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, ha usato toni trionfalistici. Non siamo a livello dell'ex ministro del Lavoro, Luigi Di Maio, che dichiarò di aver «abolito la povertà» al sera del 17 gennaio 2018, giusto un anno fa, ma la linea è quella.

Nella sua conferenza di fine anno, Giuseppe Conte si è lasciato andare e, ripredendo le parole del Presidente dell'INPS, ha sostenuto che nel suo primo anno, il Reddito di Cittadinanza ha ridotto del 60% le persone che versano in condizioni di povertà assoluta. Affermazioni impegnative, che si scontrano con un'analisi più attenta di numeri e dati, come quella svolta da Natale Forlani sulla rivista Punto Pensioni e Lavoro.

Come sono stati calcolati i numeri dal Presidente del Consiglio? Probabilmente con lo stesso criterio usato dal blog del Movimento 5 Stelle: calcolando il numero delle persone beneficiarie comunicate dall’INPS sulla base delle domande accolte entro il mese di novembre 2019. Un calcolo molto "particolare". Perché? In sostanza, osserva Forlani: «2,451 milioni nell’ambito di 1,066 milioni di nuclei familiari, con le persone in condizioni di povertà assoluta stimate dall’Istat per l’anno 2018, circa 5 milioni, e dopo aver sottratto dalle stime dell’Istituto di statistica nazionale circa 1 milioni di persone appartenenti a nuclei con un patrimonio superiore a quello previsto dai requisiti stabiliti dalla legge per beneficiare dei sussidi del Reddito di Cittadinanza».

I conti non tornano, soprattutto a un'analisi comparativa fra i dati dell'INPS, quelli dell'Istat e quelli dell'Anpal, che è l'agenzia di coordinamento delle politiche attive del lavoro. ​

Che cosa emerge dalla comparazione? Emerge che, al 6 dicembre, sulla base dei dati aggiornati dall'INPS, le domande pervenute all’istituto erogatore per il RdC e per la pensione di cittadinanza sono state 1,623 milioni, per un importo medio erogato di 484 euro per nucleo familiare. Numeri che si discostano dalle stime presenti nella relazione statistica che ha accompagnato il provvedimento del RdC in Parlamento.

Non bastasse quello numerico, illuminante è l'impatto qualitativo del RdC. Risulta infatti sottostimato l'impatto delle persone di origine straniera regolarmente residenti in italia. In sostanza, osserva Forlani, «questi due vincoli hanno sinora provocato una sostanziale esclusione dal reddito di cittadinanza dei nuclei che, secondo le rilevazioni dell’Istat, rappresentano la popolazione più esposta in termini di intensità di povertà assoluta, per livelli di reddito, di patrimonio e di carichi familiari». Così come occorre notare ccome tra i nuclei che beneficiano del RdC, quelli con presenza di minori sono “solo” 368.000 su 890.000

Questo produce una serie di conseguenze sull’impatto concreto del provvedimento rispetto all’obiettivo dichiarato di contrastare i livelli di povertà rilevati nelle statistiche ufficiali. Come è già stato notato dall’Osservatorio sui conti pubblici italiani (Ocpi) dell’Università Cattolica, molti dei poveri “assoluti” stimati dall’Istat non percepiscono il Reddito di cittadinanza (Rdc) e molti fra coloro che lo percepiscono non sono poveri, almeno secondo i criteri adottati dall’Istituto di statistica. Le cause principali di questa distorsione sono la sostanziale esclusione degli stranieri e la penalizzazione delle famiglie numerose, a cui va aggiunto il fatto che il Rdc è una misura identica su tutto il territorio nazionale e quindi non tiene conto del diverso costo della vita nelle diverse aree del Paese e tra grandi e piccoli centri.

«La distanza tra gli obiettivi dichiarati e quelli concretamente realizzati», osserva Forlani, «ha indotto molti osservatori a proclamare il fallimento del reddito di cittadinanza. Concordo sull'affermazione, ma ritengo che il ridimensionamento dei propositi dei sostenitori del provvedimento debba essere accolto come un dato positivo. Una sorta di limitazione del danno prodotto. Il fallimento del RdC non è dimostrato dalla scarsa affluenza delle domande, ma dalla inefficacia dell’intervento finalizzato a contrastare i livelli di povertà assoluta. Ed era un fallimento largamente annunciato». Oggi, a dispetto delle dichiarazioni di fine anno di Conte, anche i dati lo dimostrano.

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