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Welfare

Il settore sociosanitario chiede 300 mln in più

20 Gennaio Gen 2020 1720 20 gennaio 2020
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L’appello rivolto dal non profit di Uneba al governo Conte e ai governatori delle Regioni a fronte dei 2 miliardi di aumento del Fondo Sanitario. Spiega il presidente Uneba Franco Massi: «Rappresentiamo il 15% della spesa sanitaria italiana, chiediamo un riconoscimento concreto, per non dover essere costretti ad aumentare le rette»

«Circa il 15% della spesa sanitaria in Italia riguarda il settore sociosanitario: siamo un pilastro su cui si regge il welfare italiano. Chiediamo quindi che sia dedicata al settore sociosanitario il 15% dell'aumento delle risorse del Fondo Sanitario previsto dalla Legge di Bilancio 2020: quindi, su 2 miliardi di aumento, 300 milioni al sociosanitario». A chiederlo ufficialmente al Governo, e alle Regioni tra cui il Fondo Sanitario sarà ripartito, è Uneba, da 70 anni la più rappresentativa organizzazione del settore sociosanitario, con centinaia di enti associati in tutta Italia quasi tutti non profit di matrice cristiana.
Un realtà che offre assistenza e cura a centinaia di migliaia di persone fragili in Italia: dai malati di Alzheimer a chi ha più malattie croniche, da uomini e donne con grave disabilità a bambini e ragazzi con problemi psichici. E lo fa grazie alla professionalità di centinaia e migliaia di lavoratrici e lavoratori, divisi in ruoli diversi, formati e impiegati secondo standard di legge. Lo fa, molto spesso, forte di decenni, se non secoli, di esperienza sul campo, al servizio di famiglie e territori, a costi ben inferiori a quelli degli ospedali, e con molto meno sostegno economico pubblico.

«Nelle prossime settimane noi di Uneba – e immaginiamo che anche le altre associazioni del sociosanitario saranno con noi – porteremo ai presidenti delle Regioni e alle loro giunte la nostra richiesta e le nostre ragioni. Siamo convinti di trovare ascolto perché portiamo le istanze di migliaia di persone fragili che ogni giorno fanno affidamento sulle strutture sociosanitarie. L'invecchiamento costante della popolazione, e l'elevata intensità di cura che richiede buona parte delle persone ospiti di strutture come le nostre, come pure gli effetti dei rinnovi contrattuali, aumentano il carico sul settore sociosanitario», spiega Franco Massi, presidente Uneba. «Per questo abbiamo bisogno di maggiore sostegno. Non è il profitto il nostro obbiettivo, ma la qualità del servizio ai più fragili. E sulla qualità non possiamo derogare. Se Stato e Regioni non dimostreranno di con i fatti il loro appoggio al settore sociosanitario, ad esempio attraverso il riparto delle risorse del fondo sanitario, gli enti saranno costretti, a fronte del forte aumento dei costi a loro carico, a ritoccare al rialzo le rette. C'è il fondato rischio che siano le famiglie delle persone fragili a doverci rimettere, se Stato e Regioni non interverranno a sostegno del settore sociosanitario. Ad esempio attraverso le accresciute risorse del Fondo Sanitario».

Come ha sottolineato con orgoglio il ministro della salute Roberto Speranza - sottolinea una nota di Uneba -, nel 2020 il Fondo Sanitario aumenta di 2 miliardi nell'anno precedente.
Per dare un termine di paragone, guardiamo agli stanziamenti specifici per il settore sociosanitario: il Fondo per la disabilità e la non autosufficienza avrà 29 milioni di euro nel 2020, il Fondo per le non autosufficienze aumenta di 50 milioni. Numeri minimi rispetto ai 2 miliardi del Fondo Sanitario che quindi si conferma la principale risorsa per il settore, ed il principale strumento per sostenere i servizi ad anziani, persone con disabilità, minori fragili, sofferenti psichici, persone con dipendenze.

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