Palumbo
Sanremo

Sul palcoscenico dell'Ariston protagonista la Sla

6 Febbraio Feb 2020 1734 06 febbraio 2020
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Paolo Palumbo, ventiduenne sardo, malato di Sla giovedì sera insieme al suo amico Christian Pintus ha cantato la sua vita al festival. Per Massimo Mauro, presidente di Aisla quello che è passato è «un messaggio enorme». E ricorda l’importanza di parlare di ricerca «Non basta l’attimo di commozione, per Paolo e gli altri seimila malati trovare una cura è fondamentale»

Sul palcoscenico di Sanremo per una volta le parole di una canzone non hanno cantato amore e cuore, storie maledette o nostalgiche, giovedì sera grazie a Paolo Palumbo ventiduenne malato di Sla, insieme all’amico Christian Pintus ha presentato ai telespettatori la sua vita da malato di Sla.
«Mi chiamo Paolo ed ho 22 anni e ho la Sla, l’ho scoperto quattro anni fa, mi ha levato tutto tranne la vitalità», ha cantato. « Faccio un rumore in silenzio perché ho un carattere e do speranza ad ogni malato in lacrime». Le sue parole sono arrivate al cuore di milioni di telespettatori cantate dall’amico o da lui grazie al sintetizzatore quando ha detto: « Piacere sono Paolo, ho fretta di raccontare, scusatemi la voce, da casello autostradale, sognavo di fare lo chef ci sono riuscito, vedermi con la sedia a rotelle ti ha infastidito?».

«Un messaggio importante, Sanremo è un palcoscenico enorme. Quello che diciamo da anni: abbiamo bisogno che si parli di Sla e che si arrivi a far conoscere a più persone possibili questa malattia e per così dire tutto il nostro movimento fatto di ammalati e famiglie» commenta Massimo Mauro, presidente di Aisla, Associazione italiana sclerosi laterale amiotrofica.

Ma per Mauro un altro aspetto è fondamentale: «Come presidente di Aisla la mia preoccupazione è quella di recuperare fondi e risorse per la ricerca, l’assistenza di qualità agli ammalati e Sanremo poteva essere una grande occasione per richiamare la necessità di sostenere la ricerca scientifica».
«Per Paolo e per tutti quelli come lui la ricerca è veramente la speranza di trovare una cura. Mi sarebbe piaciuto che si fosse fatto un richiamo al fatto che nel nostro Paese i fondi pubblici per la ricerca sono a un livello vergognoso, non solo per la Sla ma anche per tutte le altre malattie neuromuscolari».

Per Massimo Mauro la presenza di Paolo Palumbo a Sanremo è stato un evento importantissimo che ha acceso i riflettori su uno dei 6mila malati di Sla del nostro Paese… «è mancato solo quel passettino in più… Amadeus per esempio avrebbe potuto accennare al fatto che si può fare qualcosa per le persone come Paolo: sostenere la ricerca scientifica».

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