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Agenda 2023, le Ong: «si ridia alla cooperazione internazionale il valore che merita»

11 Febbraio Feb 2020 1525 11 febbraio 2020
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Le rappresentanze delle reti di organizzazioni non governative e della società civile CINI, AOI e LINK 2007 lanciano l’allarme rispetto allo stato di abbandono e immobilità politiche in cui versa il settore

Nella settimana in cui il Governo discute l'elenco delle priorità per il seguito della Legislatura, le rappresentanze delle reti di organizzazioni non governative e della società civile CINI, AOI e LINK 2007 lanciano l’allarme rispetto allo stato di abbandono e immobilità in cui versa il settore della cooperazione allo sviluppo.

«Ci auguriamo che il Governo colga questa occasione per dare nuovo impulso e significato politico ad un settore chiave per l’articolazione delle relazioni e dei partenariati internazionali del nostro Paese: un settore che ha urgentissimo bisogno di strategia, orizzonti, risorse e progettualità», affermano Raffaele Salinari, Paola Crestani, Silvia Stilli a nome delle tre reti.

A cinque anni dall’approvazione della Legge n. 125 del 2014, che si impegnava a rilanciare la cooperazione allo sviluppo italiana con un sistema moderno, al passo con i tempi e con le tante sfide presenti e future, tanti impegni restano solo sulla carta.

Manca innanzitutto un interlocutore politico, dal momento che la delega alla Cooperazione internazionale, dopo mesi di attese, non è ancora stata assegnata ad un Viceministro, come prescrive la legge 125, presso il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale.

Manca anche una programmazione triennale che delinei la visione strategica, gli obiettivi di azione e i criteri di intervento della cooperazione italiana: il documento approntato per il triennio 2019-21, infatti, non è mai divenuto operativo, non avendo mai acquisito il parere del Parlamento, né l’approvazione dal Comitato interministeriale per la cooperazione allo sviluppo e del Consiglio dei Ministri, così come previsto dalla legge.

Da due anni non viene nemmeno riconvocato il Consiglio Nazionale della Cooperazione allo sviluppo, strumento permanente di partecipazione, consultazione e proposta, indispensabile per la produzione dei pareri del mondo non governativo. Il modello “multistakeholder” di cui lo scorso anno il Governo si è fatto vanto a Parigi, nel corso dell’esame periodico a cui viene sottoposta la cooperazione italiana da parte dell’OCSE-DAC, nonostante sia previsto dalla legge, rimane sostanzialmente inattuato.

Ancora, e non certamente secondarie, le risorse: a seguito dei deludenti risultati portati dal Disegno di Legge di Bilancio 2020-2022, il rapporto fra Aiuto Pubblico allo Sviluppo e ricchezza nazionale, secondo i dati OCSE-DAC, regredisce dallo 0,30% del 2017 allo 0,25% del 2018, ad anni luce di distanza dall’obiettivo dello 0,70% del PIL da raggiungere entro il 2030.

Anche l’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo non versa in buone condizioni: innovazione introdotta dalla L.125/2014, l’Agenzia rimane oggi – dopo quattro anni di operatività – ancora priva delle risorse finanziarie ed umane sufficienti a farla funzionare a regime, anche a causa del mancato avvio degli indispensabili concorsi pubblici.

Inoltre, non ci sono date certe per l’indizione del bando per progetti di cooperazione delle organizzazioni della società civile, già saltato nel 2019.

Infine, alla luce dell’integrazione delle competenze del commercio estero all’interno del MAECI, manca un confronto serio per l’implementazione di un meccanismo efficace di verifica e di attuazione della coerenza delle politiche, tra i pilastri più cruciali dell’Agenda 2030.


AOI, CINI e LINK2007 ricordano che la cooperazione internazionale è “parte integrante e qualificante della politica estera dell'Italia” (art. 1 della L.125/2014), nonché uno strumento ineludibile per affrontare le sfide del nostro tempo, dai cambiamenti climatici alla tutela dei diritti, dalle migrazioni alle diseguaglianze crescenti, dalla stabilità alla pace.

«Ci appelliamo al Governo perché utilizzi l’occasione della definizione dell’Agenda 2023 per dare un forte segnale di discontinuità rispetto alla grave situazione di stallo e di disimpegno istituzionale nel settore», concludono Raffaele Salinari (portavoce del CINI), Silvia Stilli (portavoce di AOI) e Paola Crestani (presidente di Link 2007).

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