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Accoglienza

Decreti Sicurezza: il Piemonte in piazza contro i licenziamenti

18 Febbraio Feb 2020 1656 18 febbraio 2020
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Per effetto dei "decreti-sicurezza" in provincia di Torino stanno per perdere il lavoro oltre trecento operatori qualificati. Per sensibilizzare l'opinione pubblica, i lavoratori dell'accoglienza hanno dichiarato uno sciopero: si ritroveranno domani alle 10 davanti alla Prefettura

Mentre il Governo Conte-bis discute come e se rimettere mano ai "decreti sicurezza", gli stessi decreti cominciano a produrre i propri effetti. E non sono, propriamente, effetti virtuosi. Se ne sono accorti - a loro spese - i lavoratori dell'accoglienza della provincia di Torino che, domani, scenderanno in piazza davanti alla Prefettura, in piazza Castello. Appuntamento alle 10,30.

«La retorica dei 35 euro sta dando i suoi frutti e sono frutti amari per tutti: per chi accoglie e per chi è accolto», ci racconta uno dei ragazzi che, probabilmente, a breve perderà il posto di lavoro. Questo perché, prosegue, «ll nuovo bando prefettizio condanna le cooperative che accolgonoi richiedenti asilo sul territorio torinese a tagliare maniera drastica sul personale e a dismettere qualsiasi progetto per l'integrazione delle persone accolte».

Il Prefetto, va detto, non può far molto, limitandosi ad applicare il dettato dei "decreti sicurezza". Non di meno, l'effetto che si produrrà a breve nel territorio torinese è chiaro a tutti: perderanno il lavoro almeno 250 operatori qualificati, di cui molti under 30, in un territorio che registra già ad oggi il più alto tasso di disoccupazione giovanile su scala nazionale.

Il nuovo bando prefettizio, emanato dieci giorni fa, prevede infatti una riduzione drastica degli operatori per numero di persone accolte: si passerà da 1 operatore ogni 15 persone accolte a 1 operatore ogni 100.

Il sindacato Cub Sanità, da parte sua, segnala che sarebbe sarebbe stato preferibile che «l'autorità locale prorogasse la vigenza degli appalti in vigore, in attesa di nuove indicazioni da parte del Governo centrale». Così non è stato.

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