Giorgio Gori Durante Una Cerimonia Istituzionale
#Covid19

Gori: «Questo è il momento di rigenerare fiducia»

27 Febbraio Feb 2020 1750 27 febbraio 2020
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«Noi amministratori locali», spiega il sindaco di Bergamo, «cerchiamo di tenere insieme il senso della giusta cautela, che ha come obiettivo la salute pubblica, con il sostegno morale che dice "reagiamo", "continuiamo a fare la nostra vita per quello che possiamo", "continuiamo ad avere un atteggiamento positivo"»

Da questa vicenda le amministrazioni pubbliche possono uscire fortemente rafforzate. Oppure terribilmente compromesse.

La sfida è rigenerare fiducia, proprio ora e proprio partendo da una situazione critica. Oggi, ci spiega il sindaco di Bergamo Giorgio Gori, «siamo infatti nel mezzo e non possiamo permetterci esitazioni. Non possiamo, come amministratori locali, non metterci la faccia, parlare con i cittadini, ascoltare i nostri territori: il nostro compito è affrontare le circostanze facendo appello alla forza morale delle nostre comunità».

L'emergenza c'è, sembra abbastanza chiaro. Va gestita, ma va anche impendito che scada in panico sociale: un compito che sembra essere stato lasciato ai sindaci...
Noi sindaci siamo il terminale istituzionale più vicino ai cittadini e, ovviamente, come tali siamo nella condizione di dover rappresentare e sostenere delle decisioni che non abbiamo preso noi, ma che nessuno di noi può permettersi di smentire o di criticare.

Eppure - e qui dobbiamo fare chiarezza - molti cittadini pensano che certe decisioni, come la chiusura degli esercizi pubblici, siano state decise proprio dai sindaci...
Per i cittadini ci sono il sindaco e il Governo. La Regione, che ha preso le decisioni di chiudere gli esercizi pubblici, è una cosa percepita come vaga, che sta nel mezzo ma di cui ancora molte persone faticano a capire il ruolo. Lo dico perché, per strada, mi capita di raccogliere complimenti, ma anche insulti. Ci sono misure che alcuni giudicano necessarie, opportune e prudenti e altri, invece, vedono come non motivate, ingiustificate o ingiustamente penalizzanti per le attività economiche. Ovviamente, io come tutti i sindaci responsabili ci metto la faccia: oneri e onori, come si dice. Soprattutto ora.

Ad oggi com'è la situazione sul territorio, nel concreto...
Partiamo dal fatto che siamo nelle mani di chi ha più competenza di noi, parlo dei sanitari. Se si è ritenuto che per contrastare la diffusione del virus fosse opportuno rendere più rarefatti e ridotti i rapporti sociali, questo lo accettiamo. Ovviamente questa decisione ha un prezzo: al di là delle chiusure di attività pubbliche o private, il clima che si è indotto è di grande allarme.

La gente si autolimita anche dove non ci sono divieti, l'allarme si è diffuso oltre il dovuto...
Se pensiamo che ci sono ristoranti vuoti, anche in zone dove non si registrano casi... A maggior ragione in territori dove ci sono state vittime e contagi, la paura sociale è cresciuta. Questo può davvero pesare sull'economia e sulle economie di migliaia di famiglie. La preoccupazione è alta e come amministratori locali cerchiamo di tenere insieme il senso della giusta cautela, che ha come obiettivo la salute pubblica, con il sostegno morale che dice "reagiamo", "continuiamo a fare la nostra vita per quello che possiamo", "continuiamo ad avere un atteggiamento positivo"....

Un sindaco ha a che fare con il mondo produttivo, con il commercio, le imprese...
Io ho anche la delega al commercio, all'impresa e al turismo. Inutile negarlo: è il settore che sta soffrendo di più. Un convegno lo possiamo rinviare, un evento lo faremo in un'altra data, ma quanto un'attività commerciale soffre, un'impresa ha difficoltà a lavorare il problema è ben più grave. Ad esempio, ascoltando la fatica degli esercizi commerciali, siamo riusciti a ottenere dalla Regione un'interpretazione meno estensiva del divieto di somministrazione nei bar. Il problema è serio e dobbiamo attrezzarci al più presto, per la settimana prossima ho convocato a Bergamo una riunione con le rappresentanze dei vari settori per decidere come reagire.

Spesso si colpevolizza la comunicazione, ma proverei a rovesciare il problema: la gente non capisce più il linguaggio istituzionale...
Dalla Regione arrivano spesso comunicazioni che hanno un linguaggio specifico e formale, quello dell'amministrazione pubblica. La gente non capisce e il sindaco allora lavora anche per tradurre quel linguaggio in un discorso coerente ma comprensibile alle persone. Magari un sindaco può avere delle perplessità sulle decisioni prese altrove, ma quelle decisioni vanno spiegate, va spiegata la loro motivazione e va richiamato, al di là dei dubbi che ognuno può nutrire su questioni di dettaglio, il senso di un bene comune generale che tutti assieme dobbiamo tutelare.

Questa "traduzione" deve anche avere un tono preciso, deve seguire i codici di una vera comunicazione civile...
Non deve generare panico, paura, spavento e non deve farci sentire soli. Essere calmi, sobri, rassicuranti, e al tempo stesso seri e non esibizionisti è la sfida che tocca a ogni amministratore locale.

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