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Garante Infanzia: «Sì alla riforma della cittadinanza»

28 Febbraio Feb 2020 1451 28 febbraio 2020

Secondo i dati Istat, al 1° gennaio 2018, in Italia gli under 18 con genitori di origine immigrata sono 1.041.177 su un totale di popolazione minorile di 9.806.357 ragazzi. Sette su dieci sono nati in Italia. La nota della Garante Infanzia, Filomena Albano, alla Commissione che sta esaminando le proposte di legge

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Ius Soli Genova
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Secondo i dati Istat, al 1° gennaio 2018, in Italia gli under 18 con genitori di origine immigrata sono 1.041.177 su un totale di popolazione minorile di 9.806.357 ragazzi. Sette su dieci sono nati in Italia. La nota della Garante Infanzia, Filomena Albano, alla Commissione che sta esaminando le proposte di legge

«Oggi, nel nostro Paese, un minorenne su 10 ha genitori di origini immigrate. Fino a qualche anno fa la gran parte di questi bambini e ragazzi era nata all’estero. Oggi, invece, la grande maggioranza, più di 7 su 10, è nata in Italia. Sono cresciuti qui, parlano in italiano come prima lingua, frequentano scuole italiane e riconoscono l’Italia come il proprio Paese»: è tempo che a loro sia riconosciuta la cittadinanza italiana.

L’Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza dice sì al riconoscimento della cittadinanza italiana per i minorenni figli di genitori di origini immigrate, sia che si voglia puntare sullo ius soli temperato sia che si voglia introdurre lo ius culturae. La Garante Filomena Albano infatti ha inviato una nota a Giuseppe Brescia, presidente della Commissione Affari costituzionali della Camera, che sta esaminando le proposte di legge n. 105, 920 e 717 per la modifica dell’attuale legge di cittadinanza italiana, la n. 91 del 1992. «Tutte le proposte di legge – dichiara Filomena Albano – rappresentano un passo importante sul piano dell’integrazione e sono diretta espressione del principio di uguaglianza sancito dalla Convenzione Onu sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza».

Ad oggi – nota la Garante – «a questi bambini e ragazzi, che crescono, giocano, sognano e studiano come gli altri è riconosciuto uno status diverso, in applicazione del principio dello ius sanguinis. Crescono in Italia da stranieri e, nei fatti, finiscono per esser stranieri anche nella patria dei loro genitori. Risulta ad esempio difficile, se non incomprensibile, per uno di questi bambini capire perché non gli siano riconosciute le stesse opportunità dei coetanei, come praticare lo sport a livello agonistico o partecipare alle gite scolastiche all’estero. Una riforma della legge sulla cittadinanza costituisce dunque un passo in avanti per il raggiungimento di un’integrazione effettiva tra tutte le componenti della società. La cittadinanza conferisce infatti senso di appartenenza a una comunità e tale sentimento va coltivato e valorizzato».

Il parere dell’Autorità garante nel corso del 2018 ha ascoltato la voce dei ragazzi di nuova generazione di origine immigrata per comprendere meglio la realtà della loro inclusione si è avvalso anche di un gruppo di lavoro attivato nell’ambito della Consulta delle associazioni e delle organizzazioni preposte alla promozione e alla tutela dei diritti dell'infanzia e dell'adolescenza, dove i ragazzi di nuova generazione di origine immigrata hanno espresso la loro voce.

«La cittadinanza conferisce senso di appartenenza ad una comunità, allo Stato-Nazione e incarna un sentimento alto, un sentire comune. Il sentimento di appartenenza delle nuove generazioni verso l’Italia va coltivato e valorizzato. I bambini e i ragazzi delle nuove generazioni di origine immigrata sono bambini e ragazzi per i quali i diritti della Convenzione di New York valgono come per tutti i loro coetanei», conclude la Garante Infanzia.

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