Terzo settore

Cooperazione allo sviluppo: per Ong e Forum Terzo settore gli impegni del Governo insufficienti

5 Marzo Mar 2020 1532 05 marzo 2020

Le rappresentanze delle organizzazioni della società civile bocciano il Decreto Milleproroghe. È evidente, dicono, lo scarso impegno del Governo italiano in materia di cooperazione allo sviluppo, a partire dal trend stagnante delle risorse.

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Agenzia Cooperazione
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Le rappresentanze delle organizzazioni della società civile bocciano il Decreto Milleproroghe. È evidente, dicono, lo scarso impegno del Governo italiano in materia di cooperazione allo sviluppo, a partire dal trend stagnante delle risorse.

Lo scorso 20 febbraio, la Camera dei Deputati ha votato la conversione del Decreto legge 162 del 30 dicembre 2019, il cosiddetto “Milleproroghe”. L’aumento di sessanta unità (da 100 a 160) per il personale delle sedi estere dell’AICS e di 50 unità (da 100 a 150) per le assunzioni di personale in loco da parte dell’AICS, così come la possibilità per l’AICS di provvedere a reclutare ulteriori 9 unità di personale di terza area funzionale l’incremento di 4,2 milioni di euro annui delle spese di funzionamento a decorrere dall’anno 2020 sono misure importanti nella direzione dell’attuazione della legge 125/2014 sulla cooperazione allo sviluppo.

Le rappresentanze delle ONG AOI, CINI, Link2007 e il FTS pur dando atto al Parlamento ed al Governo di questi risultati, segnalano,ancora una volta lo stato di inerzia cui verte il sistema della Cooperazione italiana allo sviluppo, in un momento in cui si dovrebbe massicciamente investire sia quantitativamente, nella crescita della capacità di spesa, sia nel funzionamento degli organi deputati per legge a garantirne la governance.

A cinque anni dalla riforma è infatti evidente lo scarso impegno del Governo italiano in materia di cooperazione allo sviluppo, a partire dal trend stagnante delle risorse, compresa la limitatezza dei fondi destinati alle attività di aiuto bilaterale, finoalle carenze nell’implementazione del sistema di governance, con due organi stabiliti dalla legge -il Consiglio Nazionale per la Cooperazione allo Sviluppo (CNCS) e il Comitato Interministeriale di Cooperazione allo sviluppo (CICS) -che non si riuniscono da tempo. Tutto questo porta la nostra cooperazione allo stallo.

Dopo mesi di silenzio, chiediamo al Governo e al Parlamento di aprire un dialogo politico strutturato con le rappresentanze del sistema della cooperazione, a partire dalle organizzazioni di società civile, al fine di raccogliere l’esperienza di chi opera sul terreno ogni giorno, portando avanti con fierezza, nonostante le grandi difficoltà, il nome dell’Italia nel mondo.

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