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Social Innovation

La Rondine per le mamme in difficoltà spicca il volo

6 Marzo Mar 2020 1601 06 marzo 2020
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Il centro modello della fondazione L’Albero della Vita si allarga: una grande casa, costituita da 22 appartamenti, ricavati da un vecchio studentato formato da bilocali e trilocali, dove si possono accogliere fino a 25 nuclei mamma-bambino

«A casa mio marito non mi chiamava con il mio nome, mi diceva “Troia”». Silvia è una mamma di due bambini, che ha subito vent’anni di violenza domestica. Violenza fisica, sessuale e verbale.

Oggi è ospite insieme ai suoi gli di La Rondine, un progetto costituito da alloggi per l’autonomia mamma/bambino, che Fondazione L’Albero della Vita ha avviato a Milano nel 2006 e che dall’estate scorsa si è ampliato, con l’obiettivo di accogliere ancora più mamme e bambini in diffcoltà. «Qualche anno fa, durante l’ennesimo litigio con mio marito, che era alcolista e tossicodipendente, ho telefonato di nascosto a mio fratello e ho lasciato la chiamata aperta», continua Silvia, piangendo. «Dopo poco mio fratello è arrivato. Siamo andati dai carabinieri, è iniziato un lungo percorso che ha portato me e i miei figli per quattro anni in una comunità, e mio marito in carcere. E poi, finalmente, siamo arrivati qui, dove sono tornata a respirare. Per me La Rondine è un ponte verso il futuro. Quel futuro che sognano tutte le mamme che hanno passato quello ho passato io».

«La Rondine per noi è un nido» spiega Lucianna Balzano, referente pedagogico de L’Albero della Vita. «Un nido dove accogliamo alcune donne con i loro figli, con l’obiettivo di aiutarle poi a spiccare il volo. Nel nostro nido le mamme possono fare un percorso faticoso ma importante, che le porta verso l’autonomia e la consapevolezza della loro genitorialità».

Un percorso in quattro fasi
Il progetto è iniziato nel 2006, con i primi quattro appartamenti di usi sul territorio milanese. Da qualche mese La Rondine però si è trasformata in una grande casa, costituita da 22 appartamenti, ricavati da un vecchio studentato formato da bilocali e trilocali, dove si possono accogliere fino a 25 nuclei mamma-bambino. Ogni nucleo vive in un appartamento che ha una cucina, un soggiorno, una camera da letto e un bagno. Gli ambienti sono semplici, ma belli, perché la bellezza e l’ordine sono valori importanti.

L’équipe educativa, guidata da Balzano, è formata da un referente, tre coordinatori e tre educatori. Si garantiscono 6/8 ore di monitoraggio settimanale per ogni nucleo famigliare. Un educatore è sempre reperibile telefonicamente.

«Sono i servizi sociali territoriali a segnalarci le mamme che hanno bisogno di aiuto» continua Balzano. «Noi le incontriamo e valutiamo se sono adatte a iniziare il nostro percorso. A questo punto inizia la prima fase del lavoro, che prevede la sottoscrizione di un patto di accoglienza tra la mamma stessa, l’équipe educativa e un assistente sociale: tutti si impegnano a dare il meglio di sé in questo viaggio verso l’autonomia».

Poi comincia la seconda fase, che è quella dell’osservazione: gli educatori si dedicano a conoscere i bisogni educativi, psicologici, emotivi e cognitivi della mamma e del bambino, studiano la relazione tra la mamma e suo glio. Concordano con la mamma la gestione di un budget per la spesa. E la affiancano nello svolgimento delle attività domestiche, pratiche e burocratiche.

La terza fase è quella del percorso educativo personalizzato, che definisce le dfficoltà presenti, le potenzialità di ciascuno e gli obiettivi e breve, medio e lungo termine. Gli educatori aiutano la mamma nella sua formazione professionale e nella ricerca di un lavoro. E assistono i bambini perché svolgano al meglio le loro attività scolastiche.

Infine c’è la quarta fase, che è quella del raggiungimento degli obiettivi. Una volta che le mamme hanno trovato la loro autonomia, sono pronte a lasciare la Rondine.

«In media le mamme restano con noi diciotto mesi», continua la referente, «ma questo tempo è molto variabile, perché cuciamo un progetto educativo personalizzato su ogni mamma e su ogni bambino. Il tema dell’autonomia è molto profondo: si potrebbe pensare che una donna è autonoma quando raggiunge l’indipendenza economica e abitativa. In realtà non è così. L’autonomia difficile da raggiungere è quella emotiva, perché molte donne sentono di dipendere ancora dal giudizio dei genitori, oppure dal marito che le maltrattava, oppure dai soldi che non avranno mai... Ecco, quando scatta quel clic, che porta una donna a pensare che può farcela da sola, come per incanto tutto si allinea».

Aprirsi al territorio
Al momento il centro ospita 20 nuclei, metà italiani e metà stranieri, per un totale di 20 mamme e 28 bambini. Alcuni arrivano da storie di povertà economica e sociale, altri hanno vissuti di violenza e altri ancora hanno concluso con successo percorsi in comunità di prima accoglienza. Dora, che è originaria del Perù, è arrivata a Rondine a novembre con le sue tre glie, di 17, 12 e 10 anni, che ha cresciuto da sola. Di lavori ne ha fatti tanti, ma lo stipendio non bastava per pagare l’affitto e mantenere la famiglia.

«Oggi, grazie ad un corso per assistere i malati di Sla, ho un lavoro sicuro e sto imparando a gestire meglio i soldi» racconta. «Qui mi sento in armonia. E poi anche le mie figlie hanno tanti amici. A Rondine possono venire tutti i giorni, una volta alla settimana c’è il cineforum, organizzano sempre tante attività e sia le mamme sia i bambini non si sentono soli». Per rendere abitabili i 22 appartamenti, l’investimento è stato di 175mila euro: al momento ne sono stati raccolti 55mila. Per mantenere il progetto, si prevede un costo di circa 30mila euro l’anno, che arriveranno da donazioni di aziende o privati. Conclude l’operatrice: «Noi vorremmo che in futuro il progetto si aprisse al territorio. Ci piacerebbe che diventasse un luogo dove si fa formazione e dove si danno consulenze, a disposizione di tutti coloro che ne hanno bisogno. Un luogo dove ci si incontra, ci si confronta, si impara a vivere ad essere genitori migliori».


Nella foto di copertina: Lucianna Balzano, referente pedagogico de L’Albero della Vita, abbraccia una mamma. Con loro, Claudia Angiulli, referente degli alloggi per l’autonomia, e Sergio Palmieri, altro coordinatore de La Rondine

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