#Covid19

Cari ragazzi stiamo combattendo una battaglia eppure le istituzioni non ci aiutano e non ci tutelano

15 Marzo Mar 2020 0925 15 marzo 2020

Il coordinatore dell'area giovani e dipendenze della Casa del Giovane scrive una lettera ai ragazzi. E dice alle istituzioni: “Ci sentiamo dimenticati, non protetti, abbandonati in un'impresa per la quale si chiede una scalata impervia, ma non si dà l'equipaggiamento necessario”

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Simone Feder
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Il coordinatore dell'area giovani e dipendenze della Casa del Giovane scrive una lettera ai ragazzi. E dice alle istituzioni: “Ci sentiamo dimenticati, non protetti, abbandonati in un'impresa per la quale si chiede una scalata impervia, ma non si dà l'equipaggiamento necessario”

Cari ragazzi,

stiamo combattendo una battaglia contro un mostro invisibile che davvero sta mettendo a dura prova e, non vi nascondiamo, ci sta spaventando tutti.

Ogni mattina ci svegliamo e lo scenario è sempre peggio. Ci svegliano le ambulanze che sfrecciano a sirene spiegate sotto le nostre finestre e i pensieri vanno inevitabilmente alle persone intubate in ospedale, ai loro cari, al personale sanitario che sta disperatamente cercando di arginare questo tsunami in corsia… vite messe in pausa, lasciate in sospeso, appese a un virulento filo rosso che sta legando tutti inesorabilmente.

Come educatori e operatori sociali ci è chiesto ogni giorno di agire con estrema responsabilità verso gli altri, i più deboli, i più fragili che quotidianamente incontriamo e accogliamo, prendendoci cura dei loro progetti, delle loro fatiche, delle loro necessità primarie...

Oggi come non mai però siamo davvero in ginocchio.

I pensieri, le fatiche, la disperazione, le fragilità, non vanno in quarantena anzi, ne vengono esponenzialmente aumentate. La già precaria quotidianità cambia di ora in ora, dettata da decreti e disposizioni regionali e ministeriali che riguardano tutti ma spesso faticano a contemplare realmente i più deboli, i dimenticati dal mondo come dalle leggi, anche quelle straordinarie. Tutto si traduce in un unico principio: i cambiamenti devono essere attuati immediatamente. Come? Non è importante, basta che sia fatto.

Abbiamo dovuto aggiornarci in continuazione, mettere in pratica tempestivamente i nuovi protocolli, soprattutto abbiamo dovuto formarci e formare gli altri su come sopravvivere e come difenderci da questo nemico sconosciuto, inatteso e invisibile.

Nessuno avrebbe voluto vivere così, né i ragazzi che incontriamo ogni giorno, né i loro familiari, né i tanti operatori che non hanno mai abbassato la guardia anzi, davanti a tutto ciò non hanno smesso il proprio servizio pur di continuare ad essere speranza e futuro, pur di aiutarvi a ricostruire un progetto di vita.

Anche loro hanno paura, ma rischiano tutti i giorni non solo la propria salute, anche quella dei loro cari familiari che lasciano a casa ogni giorno. Molti sono impegnati in frontiera, nell’accoglienza di chi non può restare a casa perché una casa non ce l'ha, rischiando anche una denuncia quando si addentrano nei posti dimenticati da tutti per raggiungere anche chi sfugge agli sguardi.

Cercano di fare il loro meglio in questa tempesta fragorosa, ma vogliono così bene ai ragazzi che, come i medici e il personale sanitario, scendono in campo con la stessa scelta etica di fondo, la stessa necessaria responsabilità verso una professione che si è scelta fino in fondo 'in salute e in malattia’.

Eppure le istituzioni non ci aiutano e non ci tutelano.

Tutti noi dobbiamo cercare di modificare il nostro stile di vita i nostri usi e soprattutto le nostre relazioni, ma all'interno dei nostri servizi mancano da settimane mascherine, disinfettanti, termoscan per poter stare dentro le nostre comunità , i nostri centri, i nostri presidi con la necessaria sicurezza di chi accogliamo e che continua ad affidarsi a noi.

Ciò che pensavamo di realizzare, i nostri piccoli progetti, le attività, le iniziative per cui abbiamo lavorato in questi mesi si devono fermare, tanti colleghi sono costretti a casa dalla sospensione di lavori sicuri fino a poche settimane fa e quanto tutto questo inciderà sulle nostre vite future lo scopriremo solo tra tanto tempo.

Ci sentiamo dimenticati, non protetti, abbandonati in un'impresa per la quale si chiede una scalata impervia, ma non si dà l'equipaggiamento necessario.

Permetteteci signori di vivere, di restare al mondo e di continuare il nostro servizio!

Con don Enzo, fondatore della Casa del Giovane, ho combattuto battaglie giorno e notte su ogni campo, ma questa è veramente dura!

Con gli operatori continueremo e non molleremo il nostro servizio di frontiera.

Le comunità e i centri di recupero non chiudono! Non possiamo fermarci, il nemico è invisibile, ma il bene vincerà sul male. #stateconnoi

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