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#Covid19

Questo virus può essere l’ultima spinta a cambiare l’Europa,

16 Marzo Mar 2020 1200 16 marzo 2020
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L’Italia è stata colpita da una pandemia, ma l’Italia è Europa, lo abbiamo affermato con forza solo due anni fa, quando le forze populiste e sovraniste erano il nostro peggiore nemico all’orizzonte, ora siamo alla prova dei fatti

Una cittadina di Cagliari ha postato un mini video , girato alla men peggio , ma dal valore epocale. “Vanno via i traghetti e tornano subito i delfini al Porto di Cagliari”, ha commentato. Nelle immagini un po’ sfocate riprese dal telefonino si vedono con chiarezza i due delfini che costeggiano la banchina del porto, forse in cerca di cibo, forse in cerca di compagnia. Non si vedevano da anni lì, ora, con la quarantena dei trasporti , sono tornati ad impossessarsi delle acque della città. E subito il grande Cinema viene in soccorso con la sua potenza immaginifica.

Nel racconto che diversi registi di fama internazionale realizzarono per immortalare il loro punto di vista sull’11 settembre, il più struggente e contraddittorio fu quello di Sean Pen: crollano le torri gemelle, ma un vecchio abitante di un basso newyorkese, in evidenti condizioni di indigenza, non si accorge del disastro se non per la luce che di improvviso torna ad entrare nella sua casa dalla finestra resa scura proprio dagli imponenti grattacieli che coprivano il sole.

Nel vedere le città deserte di auto che circolano, i camini delle fabbriche cinesi che non sbuffano, riscoprire il rumore interiore che fa il silenzio della città alle sei di sera, inventarsi qualcosa da fare in casa con i figli piccoli, i figli adolescenti, con i nonni, con i vicini che sono ad un metro di distanza, riscoprire la potenza libertaria di avere un amico sullo stesso pianerottolo, la democrazia degli spazi domestici da abitare convivendoli e non semplicemente occupandoli, nel vedere tutto questo ci riscopriamo e reinventiamo. Mentre il virus aggredisce il mondo e genera vittime, c’è un correlato che ricorda tanto le parole di Totò: questo Virus è una livella, ci mette tutti insieme sullo stesso piano di fronte alla vita.

Dal Corona Virus si devono difendere i Capi di Stato come i profughi siriani, i capi della mafia come i pensionati, i calciatori strapagati come i disoccupati, di fronte al Virus siamo tutti sorprendentemente uguali, egli non fa distinzione di reddito, di nazionalità e di censo. E le case, piccole o grandi che siano, per chi le ha, diventano le “nostre” case, come i “nostri” corpi, non sono migliori o peggiori di altre, sono le nostre come la nostra pelle, e chiusi in casa ad aspettare che il Virus passi siamo tutti un po’ più fratelli, anche se qualcuno ha una piscina nel giardino ed altri un monolocale. È questa condizione di avere le stesse possibilità di scelta (non poter uscire) che ci rende improvvisamente tutti un po’ più uguali. Meno che per loro, quei profughi tra Grecia e Turchia che in questi giorni rappresentano la morte della pietà del mondo, per loro il virus continua ad essere una clava più che una livella, si abbatte sulla loro condizione di disuguaglianza e ingiustizia e la infittisce.

Ma clava questo Virus potrebbe esserlo per tutti noi domani, se oggi non ci preoccupiamo del brutto risveglio che ci sarà. Quando i traghetti ripartiranno da Cagliari i delfini spariranno di nuovo alla nostra vista urbana, nel frattempo chi non potrà aprire più le saracinesche perché troppo gravide di debiti, chi dovrà tornare a pagare i mutui sospesi senza aver guadagnato o avendo perso il lavoro , chi dovrà sobbarcarsi di più spese sociali per recuperare il gap produttivo di questi giorni, non avrà più una livella davanti ma una clava che si sarà scaraventata sulla sua esistenza.

L’Italia è stata colpita da una pandemia, ma l’Italia è Europa, lo abbiamo affermato con forza solo due anni fa, quando le forze populiste e sovraniste erano il nostro peggiore nemico all’orizzonte, ora siamo alla prova dei fatti.

Se da questo virus non nascerà una politica sociale europea che riprenda tutte le ottime carte fino ad oggi scritte e condivise il rischio sarà certezza. Ad oggi sappiamo che la BCE non intende costruire meccanismi di perequazione nel baratro dello spread , in quella distanza di valore tra i nostri titoli e quelli tedeschi, la Germania ha stanziato 500 miliardi di euro per affrontare l’emergenza mentre noi possiamo spingerci fino a 25, pur essendo ad oggi i più colpiti ed isolati dal punto di vista economico e geopolitico, nonostante siamo stati per l’Europa l’indiscussa avanguardia scientifica nel contrasto alla pandemia, insieme alla non europea Cina, nonostante non abbiamo mollato di un millimetro la difesa del nostro già oberato sistema sanitario (siamo il paese più vecchio di Europa). Abbiamo sacrificato le nostre produzioni per la salute dell’Europa e dei nostri cittadini, lo avessimo fatto con l’Ilva decenni fa non avremo dovuto contare i morti, gli ammalati ed i danni ambientali.

Ora è tempo che l’Europa non solo ci premi, ma ci riconosca come avanguardia e non soggetto da assistere. Con l’accoglienza delle persone migranti abbiamo combattuto la nostra buona battaglia fino ai decreti Minniti, in piena solitudine, e già allora scoprimmo con dolore e lacrime che il Brennero e Ventimiglia erano ancora dei confini territoriali, oggi se l’Europa dovesse usare la clava del debito nazionale su di noi non ci sarà confine che tenga, l’Europa si sfalderà per un esserino di 300 nanometri di diametro che non ha mai conosciuto Schengen, che viaggia da un paese all’altro indisturbato e che solo in Italia ha trovato una pronta resistenza, mentre il resto di Europa tergiversava.

Questo virus può essere l’ultima spinta a cambiare l’Europa, non ce l’abbiamo fatta con la pietà e l’attenzione che si doveva alla Grecia prima ed ai migranti poi, sulla base dei principi che pure ci eravamo dati, forse ora che, egoisticamente, a morire saranno i nostri anziani, i nostri cittadini, le nostre economie nazionali, possiamo sperare davvero che questo Virus sia una spinta possibile per rigenerare un legame tra stati membri.

Dopo di questa, l’unica speranza è che il crollo definitivo della nostra coesione europea possa aiutare altri a vedere il sole che abbiamo negato.

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