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Emergenza Coronavirus: e se allargassimo il Reddito di Cittadinanza?

17 Marzo Mar 2020 1420 17 marzo 2020
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In un Paese avvezzo a distinguere i cittadini in "protetti" e non protetti, in materia di welfare, in questa emergenza Coronavirus il Governo sembra invece finalmente puntare sull'universalità. Misure di sostegno infatti ci vorranno per tutti, ma non per tutti allo stesso modo. Ma quali sono gli strumenti per concretizzare presto e bene questa volontà? Il Forum Disuguaglianze Diversità presenta un documento di proposte per il dibattito che si apre oggi, firmato da Cristiano Gori e Fabrizio Barca

Partiamo da un assunto per noi imprescindibile: questa crisi non deve lasciare indietro nessuno. Non deve creare nuove disuguaglianze. Non deve far crescere rabbia e risentimento nelle persone. Significa che in questa crisi bisogna tutelare ogni persona a rischio: sia i garantiti, sia gli esclusi. Agire solo a tutela di alcune categorie, magari di quelli che hanno una voce più forte, sarebbe errato e ingiusto. Per questo le parole della “guerra” sono poco utili: «per uscire da questa tragedia non si lotta ma ci si prende cura gli uni degli altri» (grazie al collega Giorgio Bernardelli per aver trovato parole così dirette ed efficaci).

La buona notizia è che in un Paese che nelle misure di welfare ha sempre diviso le persone in categorie, con quelli “protetti” e quelli no, il principio di una tutela universale per tutte le persone sembra finalmente aver conquistato la politica. Il Governo pare intenzionato ad agire in questa direzione, almeno stando alle dichiarazioni di questi ultimi giorni: darvi sostanza significa fare contemporaneamente cose diverse, per categorie di persone diverse. Basti pensare, ad esempio, all’estensione degli ammortizzatori sociali a tutte le tipologie di lavoratori dipendenti e all’annuncio di ieri della copertura «di tutti i lavoratori autonomi, stagionali e di altre forme con un assegno di 600 euro per il mese di marzo». Una misura che nel prossimo “decreto aprile” - annunciato ieri contestualmente alla presentazione del decreto legge #CuraItalia - verrà già si è detto rafforzata ulteriormente, nella direzione dell’equità.

Il decreto #CuraItalia quindi è un inizio. Sono le prime risposte economiche, dopo tanti decreti volti a chiudere e tamponare. Il Governo ha già detto che ci sarà poi un “decreto aprile”. Parte oggi quindi il dibattito sul cosa e come realizzare al meglio queste risposte, sugli strumenti migliori con cui tradurre in pratica l’obiettivo di una tutela universalistica, dando risposte per tutti e per ciascuno. Parte da queste premesse – e dall’urgenza di tradurle in strumenti adeguati - la proposta che il Forum Disuguaglianze Diversità lancia alla politica e al Paese: Cristiano Gori e Fabrizio Barca firmano un documento che si rivolge al Paese e al Parlamento, presentato proprio all’inizio di questo dibattito: una proposta operativa per contenere le ricadute sociali ed economiche della crisi attuale. Perché – dicono - gli strumenti di protezione sociale ci sono, vanno utilizzati (in allegato e qui il documento integrale).

Sul “cosa” fare, infatti, il suggerimento di Gori e Barca è quello di partire dagli strumenti esistenti. Abbiamo strumenti diversi, è il concetto, adattiamoli a misura delle persone e di tutte le persone. «La stessa esperienza internazionale ci offre spunti, invitandoci da subito ad adottare un approccio universale, rivolto cioè a tutte le persone, e a raggiungere l’obiettivo utilizzando e adattando strumenti già a disposizione, che consentono sia l’identificazione e il supporto immediati dei beneficiari sia la possibilità di differenziare le risposte in base alle diverse esigenze di ognuno», scrivono nel documento. In Indonesia per esempio hanno incrementato la quota mensile per sei mesi per i 15,2 milioni di persone che beneficiano del programma di food-voucher nazionale (riguarda il 25% della popolazione). In Australia hanno espanso verticalmente molteplici programmi di assistenza sociale, con l’automatica erogazione di 750 dollari australiani per circa 6,5 milioni di beneficiari. In Gran Bretagna è stato introdotto un fondo aggiuntivo di £500m per l’espansione del sistema di assistenza sociale esistente, incluse due misure che permetteranno rapide espansioni orizzontali: cambiamenti nei criteri di eleggibilità dell’Universal Credit e processi più rapidi per attivare e pagare l’Employment and Support Allowance (ESA). E in Italia? Si potrebbe pensare a un’espansione – con gli opportuni correttivi – del Reddito di Cittadinanza anziché introdurre nuovi strumenti, disegnati inevitabilmente sul filo dell’urgenza.

Il documento ipotizza uno schema di analisi. «Per costruire un impianto comprensibile, efficace e robusto, si deve partire dall’intera popolazione, distinta in minori, inoccupati, pensionati e occupati. L’impatto negativo riguarda tutti. Quanto alle prime tre categorie: i minori sono colpiti in modo disuguale, in relazione alla diversa capacità delle famiglie di sopperire al venir meno della scuola e di altri servizi educativi e sociali; gli inoccupati e i pensionati possono vedersi assottigliare la rete di protezione famigliare e comunitaria e trovarsi a non poter sostenere le spese fondamentali. A sostegno di queste tre categorie, possono convergere varie misure che il Parlamento dovrà discutere, modificare e approvare con tempestività, attento ai suggerimenti che vengono dall’esperienza internazionale». Per gli occupati, bisognerà tenere conto dei diversi gradi di vulnerabilità ed è fondamentale evitare che l’intervento riguardi solo lavoratrici e lavoratori più garantiti e/o rappresentati.

All'interno dell'occupazione privata (circa 22 milioni di unità) l'analisi di Barca e Gori distingue quattro insiemi in ordine decrescente di rischio. Quali strumenti per loro? «Per il lavoro saltuario e irregolare (oltre 4 milioni di persone) solo l’espansione del Reddito di Cittadinanza appare in grado di impedire l’impoverimento delle persone che perderanno il lavoro. È una fascia particolarmente colpita dalla crisi e dai provvedimenti necessari a superarla, in particolare nell’ambito del turismo. Per questa categoria, solo l’espansione del Reddito di Cittadinanza (eventualmente con una denominazione nuova che ne sottolinei la temporaneità e opportunamente modificato) appare in grado di impedire l’impoverimento delle persone che perderanno il lavoro: vanno valutate ipotesi di espansione verticale (maggiore importo), orizzontale (considerando ipotesi quali: eliminazione per un periodo del requisito patrimoniale, realizzazione di una campagna di adesione, previsione di autocertificazione seguiti da controlli ex-post, etc.), ovvero di integrazione con assistenza o altri servizi», si legge nel documento. Ovviamente non è la sola cosa da fare: «per il lavoro dipendente o autonomo di piccole e medie imprese (oltre 3 milioni), appare necessario valutare sia l’adattamento della “Nuova assicurazione sociale per l’impiego” (NASpI), sia, di nuovo, l’espansione del Reddito di Cittadinanza. Gli stessi due strumenti vanno presi in considerazione per il lavoro dipendente precario (diretto o indiretto) di piccole, medie e grandi imprese resilienti (fra 2 e 3 milioni), per cui l’efficacia di misure come la Cassa Integrazione è dubbia e controversa. Quest’ultimo strumento appare invece appropriato, insieme ad altri strumenti tradizionali, per il lavoro dipendente stabile o autonomo di piccole, medie e grandi imprese resilienti (fra 11 e 12 milioni)».

Perché partire dagli strumenti esistenti? Perché lì dentro ci sono già i dispositivi che permettono di mettere a fuoco il profilo delle persone. Il bonus da 600 euro invece va a tutti, dando a tutti lo stesso. È questo il ragionamento di Gori e Barca. Il vantaggio del Reddito di Cittadinanza, chiamiamolo “speciale” e temporaneo, che ovviamente avrà bisogno di opportune modifiche, è quello di poter dare una risposta differenziata e quindi che sia allo stesso tempo universale ed equa.

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