Vito Grassi E Figli Compiti
Sos Villaggi dei Bambini

La Festa del Papà ai tempi del Coronavirus

19 Marzo Mar 2020 1005 19 marzo 2020
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«Insegniamo ai nostri figli la resilienza. Io l’ho imparata al Villaggio Sos», questo il messaggio di speranza di Vito Grassi, oggi papà di due bambini. Come tanti padri in questo momento sta facendo i conti con il rischio di perdere il lavoro anche a causa del Covid19, ma non manca la voglia di lottare: «Se c’è una cosa che ho imparato sin da piccolo è che dobbiamo sempre mantenere la speranza e allenare la nostra capacità di rimetterci in gioco»

Dinanzi a un’emergenza globale, inedita, gravissima come quella che stiamo vivendo, ancor più grande è la sfida di essere padre e insieme testimone di come anche un percorso di vita nato sotto i peggiori auspici possa trasformarsi in una avventura meravigliosa, una sfida che vale la pena cogliere e affrontare ogni giorno: è questo il messaggio di Vito Grassi, cresciuto in un Villaggio Sos e oggi uomo e padre, per la Festa del Papà.

Vito (nell'immagine da piccolo) ha 50 anni, la stessa età del Villaggio Sos di Ostuni, dove è arrivato a poche settimane di vita, a causa della morte della madre. Il suo papà aveva altri 9 figli e non era nelle condizioni di occuparsi di lui. Dopo poco, al Villaggio Sos sono arrivati altri 4 fratelli, 2 maschi e 2 femmine. Lì Vito ha vissuto fino al diploma superiore. Poi è andato all’Università e dopo il percorso di studi a Milano è diventato direttore in un punto vendita di un’importante catena della grande distribuzione.
Oggi Vito ha una sua famiglia, due bambini di 9 e 7 anni, e con sua moglie ha ricostruito quello che la sorte gli aveva tolto, con tutto il supporto del Villaggio Sos: «Il Villaggio Sos mi ha lasciato un’eredità decisiva: il senso della famiglia. È lì che ho maturato quel vissuto che oggi mi permette di dare un senso alla mia vita e alla mia famiglia. Avere un padre e una madre significa avere delle ancore a cui aggrapparsi, significa ricevere e trasmettere dei valori; io tutto questo ho potuto viverlo e assimilarlo al Villaggio Sos. A volte penso di aver avuto qualcosa di più rispetto agli altri bambini che crescono in una famiglia normale. Al Villaggio Sos c’è sempre qualcuno che ti ascolta, che ti segue e ti ama. È stato un valore che ho potuto condividere quotidianamente con gli amici e i compagni di scuola».

L’esperienza, la formazione ricevuta al Villaggio Sos, sono una risorsa in più oggi per Vito, dinanzi all’emergenza che stiamo vivendo. «Mi sembra di rivivere, in alcuni momenti, l'esperienza del Villaggio Sos fatta di condivisione, ascolto, preoccupazione e superamento insieme delle preoccupazioni. Se non altro la mia esperienza nel Villaggio Sos e quella di mia moglie nella sua famiglia ci stanno agevolando nella gestione della contingenza sopraggiunta».
Come in tutte le famiglie, anche in quella di Vito è stato necessario inventarsi una nuova routine, nuovi ruoli all’interno delle mura domestiche: «Oltre a essere mamma e papà, cerchiamo di essere ogni giorno un po’ maestri. Al mattino, dopo aver fatto colazione tutti insieme e aver sistemato la casa, scarichiamo i compiti dal registro elettronico e iniziamo a studiare».

Sono tanti in questo momento i papà che hanno perso, o rischiano di perdere, il posto di lavoro a causa dell’epidemia. Vito questa condizione la sta sperimentando da qualche tempo, perché la sua azienda è in amministrazione straordinaria e le prospettive, dato lo scenario generale, non sono rosee. Insieme a lui ci sono altre 1800 persone ed è anche a loro che va il suo messaggio di fiducia: «Se c’è una cosa che ho imparato sin da piccolo è che dobbiamo mantenere la speranza e allenare la nostra capacità di rimetterci in gioco. Ne parlo anche con i miei figli, in un modo adatto alla loro età, e il messaggio che dò loro è che dobbiamo vincere la fragilità e rafforzarci, imparare la resilienza. Quella che io ho imparato e costruito, giorno per giorno, nei miei anni al Villaggio Sos».

Sono più di 2.500 i bambini e ragazzi accolti negli anni nei Villaggi Sos di Ostuni, Trento, Roma, Saronno, Vicenza e Mantova. Molti di loro, una volta cresciuti, sono diventati genitori.
In Italia –precisa una nota di Sos Villaggi dei Bambini -, i bambini e ragazzi privi di cure familiari sono quasi 27mila: oltre 14mila in affidamento, 12.600 nei servizi residenziali per minorenni. Tra questi, la trascuratezza materiale e/o educativo-affettiva è causa dell’allontanamento da casa nel 47% dei casi, seguita dalla violenza assistita dentro le mura domestiche (19%). I minorenni in carico ai servizi sociali perché essi stessi vittime di maltrattamento superano quota 91.200.
Sono ferite dell’anima, prima ancora che (in alcuni casi) del corpo, che solo un grande “contenitore” di valori e di affetto può guarire. Nel Villaggio Sos di Ostuni, è questo che Vito ha trovato. «Il ricordo più bello rimane il rapporto con la mia educatrice, la sua attenzione al mio vissuto. Ricordo volentieri - e spesso ne parlo con i miei familiari - il rapporto quotidiano che ho avuto con lei. Mi ha orientato al rispetto dei valori, all’educazione, all’importanza della scuola. Mi ha aiutato a superare le difficoltà e pensare a un progetto di vita. Proprio come si fa in una famiglia: al Villaggio Sos si vivevano e si affrontavano i piccoli e grandi problemi quotidiani davanti a un tavolo. Questo l’ho portato anche nella mia vita di oggi».

Un legame forte che non si è concluso con l’uscita di Vito dal percorso di accoglienza: «L’educatrice con cui sono cresciuto è ancora parte della mia famiglia. Era in ospedale quando è nato il mio primo figlio. Il Villaggio Sos si è raccontato da solo, i miei figli lo hanno vissuto dal primo giorno. Sarebbe bello se potessero tutti avere un luogo come il Villaggio Sos per crescere».

Se oggi Vito è un padre sereno, è anche grazie al fatto che al Villaggio Sos ha sempre potuto continuare a mantenere una relazione con il suo papà. «L’educatrice mi ha sempre sostenuto nel mantenimento del rapporto con la mia famiglia d’origine. Mio padre nei confronti del mio percorso di crescita al Villaggio Sos ha sempre mostrato grande collaborazione e partecipazione. Veniva puntualmente a trovarci. Era un imprenditore agricolo e frequentava i mercati locali quindi passava spesso da noi portando frutta e verdura. Seppure con i suoi limiti e le difficoltà, era presente e questo è stato molto importante per me».
Un equilibrio che ha permesso al Vito “papà” di prendere serenamente per mano il Vito “figlio”; come dice lui, «una forza che ti consolida e ti permette di affrontare e vincere con serenità le situazioni». Probabilmente l’augurio migliore che si possa inviare, in questo momento di emergenza e di paura per il futuro, a ogni padre.

Ler immagini sono state fornite dall'ufficio stampa di Sos Villaggi dei Bambini

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