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Confcooperative e Legacoop Lombardia a Fontana: “Chiudere attività non essenziali”

20 Marzo Mar 2020 0831 20 marzo 2020

“Chiediamo che in Lombardia vengano ripristinati blocchi e zone rosse dove i focolai stanno mettendo in ginocchio la tenuta sanitaria, sociale ed economica delle comunità locali. Lo diciamo da cittadini e cooperatori in prima linea. La cooperazione sociale fra tutte che sta continuando con i suoi operatori, medici e infermieri a lavorare a mani nude per i più fragili, anziani, disabili, minori, perché nessuno oggi sembra poterci garantire la fornitura di dispositivi di sicurezza

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“Chiediamo che in Lombardia vengano ripristinati blocchi e zone rosse dove i focolai stanno mettendo in ginocchio la tenuta sanitaria, sociale ed economica delle comunità locali. Lo diciamo da cittadini e cooperatori in prima linea. La cooperazione sociale fra tutte che sta continuando con i suoi operatori, medici e infermieri a lavorare a mani nude per i più fragili, anziani, disabili, minori, perché nessuno oggi sembra poterci garantire la fornitura di dispositivi di sicurezza

“Egregio presidente, a distanza di 10 giorni torniamo a scriverle. Come sa la cooperazione nella nostra Regione rappresenta l’8% del PIL, impiega più di 130.000 persone, 26.000 delle quali ferme a causa del Coronavirus. Nell’ultima settimana si sono susseguiti diversi incontri tra Regione e tutte le associazioni di categoria per affrontare l’emergenza, che oggi è anche economica. In quella sede abbiamo registrato con dispiacere che è prevalsa la linea, fortemente voluta da altre componenti, di mantenere aperte tutte le attività produttive. Solo ieri in Lombardia sono morte 319 persone e più che mai riteniamo inefficace quella scelta soprattutto nell’aree dove il contagio è in crescita” scrivono Massimo Minelli e Attilio Dadda rispettivamente presidente di Confcooperative e Legacoop Lombardia.

“Chiediamo che in Lombardia vengano ripristinati blocchi e zone rosse dove i focolai stanno mettendo in ginocchio la tenuta sanitaria, sociale ed anche economica delle comunità locali. Lo diciamo da cittadini e cooperatori in prima linea. La cooperazione sociale fra tutte che sta continuando con i suoi operatori, medici e infermieri a lavorare a mani nude per i più fragili, anziani, disabili, minori, perché nessuno oggi sembra poterci garantire la fornitura di dispositivi di sicurezza. Sono persone che si ammalano mentre fanno il loro dovere. E i problemi toccano anche la cooperazione agroalimentare, la logistica, che, nonostante la difficoltà sta comunque garantendo i rifornimenti” continuano i due presidenti.

“Per noi le persone e la loro salute vengono prima di tutto, questi valori non si negoziano – affermano Minelli e Dadda -. Siamo convinti che fermare le attività produttive non essenziali per un periodo limitato aiuterà anche l’economia perché in grado di anticipare la ripresa anche rispetto ad altri Paesi. Codogno ce lo insegna. Continuare ostinatamente in questa direzione ci farà fallire nei due obiettivi prioritari che ci eravamo dati: evitare il tracollo del sistema sanitario e limitare il contagio in tutta la regione ed a Milano dove i numeri potrebbero essere impietosi”.

“Facciamo questa affermazione assumendocene pubblicamente tutta la responsabilità – conclude la lettera -. Siamo consapevoli del sacrificio, ma convinti che senza una stretta. il contrasto al contagio si allungherà nei tempi e soprattutto nei costi sociali, la ricostruzione e la ripresa economica sarà procrastinata. È l’ora della politica che antepone il bene comune a tutti gli altri interessi di parte, è il momento delle istituzioni schierate a difendere il diritto alla salute di ogni cittadino”.

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